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XXXIII - FILOSOFIA, METODO E MUSICOTERAPIA - Supplemento alla seconda parte

Sono rimasto profondamente turbato dal mio scritto dell'articolo XXXII, quello relativo alla canzone "Chiaro di Luna" di Jovanotti.

In un certo senso è quello che si spera accada in una sessione di musicoterapia: che si muova qualcosa. Entrare in contatto con il mio astio per questo cantante e quindi con un mio sentimento storico, mi ha portato a riflettere ulteriormente.

La necessità di classificare buoni e cattivi, bello e brutto (e la dicotomia in genere) sono strutturali al ragionare. Ed è per questo che ogni conclusione va presa con grande sospetto. Va criticata.

Ieri ho scoperto che alcune opere (alcuni canti se non erro) di Giacomo Leopardi furono censurate dal governo Borbonico.

Così, tanto per avere un altro punto di partenza vado a prendere l'ultima proposizione da Storia della Bellezza di Umberto Eco, riferimento in fondo filosoficamente vicino.

"Il nostro esploratore del futuro non potrà più individuare l'ideale estetico diffuso dai mass media del XX secolo e oltre. Dovrà arrendersi di fronte all'orgia della tolleranza, al sincretismo totale, all'assoluto e inarrestabile politeismo della Bellezza."

Arrendersi. Forse dovrei arrendermi anch'io? Non è bello ciò che è bello... scrive qui giustamente qualcuno. E poi arrendersi è, il più delle volte, la cosa più saggia che si possa fare.

La censura, intesa come generica "timbratura" andrebbe evitata. Se il mondo non è "locale", l'opera d'arte è relazione tra l'artista e il fruitore e non si può mettere il naso nelle storie d'amore consenzienti o si farà la figura delle comari di Bocca di Rosa.

E quindi? E quindi non so. Continuerò a pensarci.

E' questa la filosofia ancora tutta da fare, che anima il pittore, non quando egli esprime le sue opinioni sul mondo, ma nell'istante in cui la sua visione si fa gesto e, come (dirà) Cezanne, egli pensa in pittura. (Merleau-Ponty - L'occhio e lo spirito)

https://www.youtube.com/watch?v=JrFjFOjxYyA