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JACK, IL TRENO HA FISCHIATO

Bruce Cockburn - Wondering Where The Lions Are

https://www.youtube.com/watch?v=JY__agG_eXc

 

Sarebbe andato, appena ricomposto del tutto, a chiedere scusa al capo-ufficio, e avrebbe ripreso come prima la sua computisteria. Soltanto il capo-ufficio ormai non doveva pretender troppo da lui come per il passato: doveva concedergli che di tanto in tanto, tra una partita e l'altra da registrare, egli facesse una capatina, sì, in Siberia... oppure oppure... nelle foreste del Congo:

Si fa in un attimo, signor Cavaliere mio. Ora che il treno ha fischiato...

Luigi Pirandello - Il treno ha fischiato

 

 

Nella foresta di alberi mostruosi, il fiume non sembrava scorrere in alcuna direzione. Era caldo e molto umido.

L'uomo nella divisa chiara, sporca e malandata, stava maneggiando un piccolo cacciavite con il quale torturava un aggeggio, un piccolo macchinario dal quale si partivano cavi e sonde.

Un quadrante tondo e bianco era attaccato sull'altro lato dell'oggetto sghembo.

 

Seduto così di fronte al capanno, nella polvere del piccolo spiazzo consunto, Jack si prodigava con il piccolo utensile e probabilmente era intento a regolare una vite, un registro di quello strumento di misura, ché quello sembrava essere lo sgorbio meccanico: quei tentacoli andavano infilati chissà dove e di là, sull'orologetto, avrebbero preso forma astratte manifestazioni numeriche della materia pulsante dell'universo.

 

Di fronte all'uomo, a galla in quel putridume che si accumulava contro la riva, c'era una barca a remi. Aveva anche un piccolo motore fuoribordo.

 

Posò l'oggetto su uno straccio che aveva accanto. Guardò verso il cielo leggermente velato. Erano le cinque al suo orologio e il giorno era finito. Il sole equatoriale sarebbe scomparso come un ladro tra un'ora.

A mezz'ora di navigazione verso sud c'erano le capanne di Abu e Ibn. Li aveva chiamati lui così perché tra lui e loro non c'era alcun tipo di comunicazione verbale e non sapeva nemmeno se ne avessero nome, i due indigeni. Però erano di una gentilezza assoluta.

A volte scivolava fin là e mangiavano qualcosa, bevevano una specie di intruglio amaro e poi fumavano assieme comunicando con calmi gesti.

 

Nel fiume c'erano coccodrilli, e di questo ne era certo.

Nella foresta si diceva ci fossero leoni enormi ma di questo, invece, non aveva mai avuto un riscontro diretto.

Aveva con sé un fucile efficiente e ben lubrificato. E il capanno aveva una porta abbastanza robusta.

Ma sperava che di leoni non ce ne fossero. Sperava di non incontrarli: almeno lì.

 

Una volta alla radio aveva sentito un tizio un po' infervorato dire che le malattie sono possibilità di crescita che Dio ci manda, che non sono sciagure. Ogni cosa è amore e concorre alla realizzazione del piano del Signore. E per quello che ne sapeva lui poteva ben essere così.

Anche i leoni presumibilmente partecipavano del progetto divino nel quale lui figurava come grossa bistecca. E chi era lui per opporsi? E ora che ci pensava nelle classiche storie buddiste gli illuminati si offrono in pasto giulivi a feroci belve. Illuminati. Saranno stati illuminati per renderli visibili alle belve ed esser divorati anche nella notte equatorialmente corvina.

 

Si domandava dove fossero i leoni e, se c'erano, perché non avessero mai avuto la curiosità di venire al suo accampamento.

 

Ogni mattina si svegliava e dopo colazione prendeva la barca e andava a fare le sue misure lungo il fiume. I dati che otteneva servivano a costruire una mappa piezometrica. Assieme ad alcune analisi chimiche invero rudimentali, che faceva sull'acqua utilizzando cenciosi reagenti e boccine di plastica, i dati avrebbero dato forma ad una mappa, con curve isokentriche e pallini colorati.

Qualcuno ne avrebbe dedotto dove era più profittevole violentare il fiume. Lui non sapeva cosa cercassero, cosa avessero in mente.

A lui non interessava sapere: lui in realtà era lì per i leoni.

 

Così al pomeriggio, Jack, che di nome faceva Gerardo, tornava al capanno, prendeva il fucile e si addentrava nella foresta, ogni giorno un pochetto di più. Si muoveva a raggiera incidendo piccole tacche nella corteccia per costruire una sua mappa a grandezza naturale.

 

La regione del fiume era stata già colonizzata e poi abbandonata e ricolonizzata. Se le sue ricerche avessero dato i risultati sperati nuovi tecnici alcolizzati e manager psicotici sarebbero giunti per una nuova impresa. Ma comunque non avevano da disegnare nuove carte.

Là dove qualcuno diceva fossero i leoni, invece, verso le grandi montagne, la conoscenza dei luoghi e della vegetazione si faceva sempre più sfumata.

Jack si avvicinava a quei luoghi ogni giorno di più e le sue spedizioni duravano ormai anche una settimana.

 

Era al capanno da dieci mesi. Spediva sue notizie alla compagnia periodicamente quando andava a far provviste a Itango, capolinea del treno sfiatato ed ultimo centro dotato di contatti con il mondo. Con la barca ci voleva mezza giornata di navigazione. Si fermava lì a dormire, in una casa in cui si mangiava e c'erano donne indigene a servire e tutto.

 

La mattina dopo faceva le sue cose e a mezzogiorno era pronto per ripartire per la sua casa. Non pensava che potesse diventare così caro e intimo un capanno di tre metri per tre in riva a un fiume puzzone.

 

Fu al decimo mese che si spinse così distante verso le montagne da sentir ruggire il primo leone. Non lo vide. E non era neppure sicuro di aver sentito bene. Si gettò di corsa nella direzione del suono e sentì crescere il rumore di una cascata. La foresta terminava repentina.

L'acqua precipitava in un lago, grande e placido, circondato da prati.

Una donna nera, di forme perfette si bagnava nel ribollire della schiuma. Quattro enormi leoni vigilavano, accovacciati sulla riva.

 

Lo videro subito ma, si sa come fanno i leoni, non gli diedero grande importanza. A loro bastava sapere che lui sapeva che l'avevano visto. La donna continuava a lavarsi, tranquilla. Anche lei lo vide, dopo un po', ma continuò metodica a godere di quel getto potente.

 

Gli ci volle un bel po' per rimettersi a pensare. Pensava... ma non riusciva veramente a mettere i pensieri su un filo... i leoni: i leoni! E la donna? Certamente se fosse stato un sogno... ma dove era il suo corpo dormiente? Al capanno? Alla capanna di Abu e Ibn? Alla locanda di Itango? O forse alla foresteria della compagnia alla capitale... o alla casa della sua città, ormai vuota di amore? Forse era bambino, e dormiva ancora con sua sorella nella stanza accanto alla cucina...

 

La donna andava via. Si voltò con intenzione ma senza sorridere: i leoni la seguivano docili.

Doveva essere un sogno.

E allora prese il fucile e sparò, sparò quattro colpi e massacrò uno dei leoni che cadde a terra rantolando e gridando.

La donna e gli altri leoni si immobilizzarono. Poi uno dei leoni superstiti gli si scagliò addosso a grandi balzi. Altri tre spari. Il leone stramazzò nello slancio, quasi su di lui. Allora gli altri due bestioni si gettarono come mostri sull'animale venuto dalla foresta. Lui cercò di sparare. Mancò la mira.

Poi il fucile si incastrò, fece un clac-clac, e il primo leone gli dava una zampata piatta in pieno volto. Era già morto.

Il secondo leone si avvicinò ad annusarlo. La donna era giunta piano e prese la sua testa in grembo. Lo accarezzava e in lui rinacque una scintilla... la guardò negli occhi e li richiuse.

 

In quel momento si risvegliò. Era nel capanno. I ruggiti là fuori adesso erano reali.

 

ANNIE LENNOX - Why

https://www.youtube.com/watch?v=HG7I4oniOyA