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TENTATIVO 1 - Capitolo 5

Era buio e freddo. La chiesa era bellissima, di biscotto scabro all'esterno e di candida calce all'interno, con un leggero odore di acqua putrida. Non c'erano candele. Era piccola ma divisa in tre navate da colonne altrettanto candide e c'erano vasi di fiori di fronte all'altare.
Aveva accordato la chitarra prima di entrare e l'aveva appoggiata sulla custodia chiusa.
Mariuccia era seduta proprio di fronte all'altare, un po' a sinistra.

Lui sentì la porta aprirsi e l'aria gelida lo lambì.
Una signora alta entrò conducendo un bambino per mano. Era elegantissima e aveva il viso coperto da un velo. Aveva un corpo nervoso, il corpo di una nuotatrice...
Era l'ultima cosa che si sarebbe atteso.

Don Luigi entrò e si genuflesse. Condusse il rito con un ritmo vivo... Mariuccia lo seguiva e rispondeva a voce chiara. La donna nera bisbigliava qualche parola...
Lui non riusciva a prendere parte attivamente ma era coinvolto da quell'intimità sacrale...

Dopo la lettura del Vangelo Don Luigi si concentrò per qualche secondo.
“Cari fratelli e sorelle, oggi con noi c'è un gradito ospite e gli ho chiesto di regalarci un po' di musica. Sono sicuro che la meritiamo. Sono sicuro che le note, la melodia, se sapremo seguirla, se vorremo accoglierla sarà una gioia per tutti noi qui riuniti.
Perché la musica è un dono del Signore. Il pane è un dono del Signore, l'amore è un dono del Signore ma tutto va in crusca se non siamo noi ad accoglierlo, a fare spazio nel nostro cuore. Ecco, ho finito. La predica è breve oggi. Venga, si metta qui e suoni per noi. Quando vuole: senza fretta.”

Si sistemò e ricontrollò velocemente l'accordatura.
Aveva scelto “Modest Proposal”, di Mose Allison e aveva fatto molte prove la sera prima per smussare la melodia. L'aveva resa più leggera, meno ironica: intonò dopo un'introduzione strumentale.

https://www.youtube.com/watch?v=HGmIKTB54JU

Let's give God a vacation
He must be tired of it all
Riggin' the game
Takin' the blame
Twenty-four hours a day on call

He gave us the power to reason
He put the spark in the clay
So let's let him go for a season
And start making sense today

Let's give Jehovah a breather
Maybe he'll go for a swim
We won't even pray
On his holiday
And won't have to claim any favours from him

He gave us the power to reason
Just tryin' to show us the way
So let's let him go for a season
And start making sense today

Let's do Allah a favour
Let him sleep late for a while
Up off our knees
Thank you and please
Let all the women dress up in style

He gave us the power to reason
Use it or lose it they say
So let's let him go for a season
And start making sense
It's time to commence
And start making sense today

(Trad. dello scrivente)
Concediamo a Dio una vacanza
Deve essere veramente stanco di questa storia
Allestire il gioco
Prendersi le colpe
A disposizione ventiquattr'ore al giorno

Ci ha dato la capacità di pensare
Ha messo la scintilla nell'argilla
E quindi lasciamo che vada via per questa stagione
E cominciamo a essere ragionevoli

Diamo a Geova un momento di respiro
Magari se ne va a fare una nuotata
Durante le sue vacanze
non staremo nemmeno a pregare
E vedremo di non avere favori da implorare

Ci ha dato la capacità di pensare
Ha messo la scintilla nell'argilla
E quindi lasciamo che vada via per questa stagione
E cominciamo a essere ragionevoli

Facciamo un bel favore ad Allah
Lasciamolo dormire per un pochetto
Tiriamoci su in piedi
Grazie, e per favore
Lasciamo che le donne si vestano eleganti

Ci ha dato la capacità di pensare
Come si suol dire, se non la usiamo tanto vale gettarla via
E quindi lasciamo che vada via per questa stagione
E cominciamo a essere ragionevoli

E' il momento di cominciare
a essere ragionevoli oggi

Don Luigi sembrava soddisfatto e sorrideva, quasi sornione.
Condusse rapidamente la liturgia alla fine.

Raggiunse il prete in sacrestia.
“Bravo! Lei ha un bel talento. Ma perché non ha fatto il musicista?”
“Lasciamo stare.”
“Bene. Sono contentissimo della sua esecuzione ma avevo pensato a qualcosa di meno teologico... questo non era esattamente un canto da raccoglitori di cotone...”
“No. Il fatto è che quando ho guardato nel mio materiale questa canzone è saltata fuori per seconda... la prima “Glory Halleluja” mi sembrava banale. Quando ho sentito il testo di Modest Proposal la combinazione era così improbabile che ho pensato a un segno del cielo e non me la sono sentita di metterla da parte.”
“L'ermeneusi è complessa... Come si chiama l'autore?”
“Mose Allison... un bianco che prendevano per nero, un genio che suona blues con una sensibilità jazzistica: una bestia rara.”
“Mosè... quest'idea di mandare Dio in vacanza non è certo molto ortodossa. Se Gesù si adirò con i capi della sinagoga fu perché si anteponevano a Dio con la loro burocrazia, ma non suggerì certo di fare senza di Lui... Ma possiamo pensare che quel Dio che il signor Allison vuole mandare al mare sia proprio quello di carta e di inchiostro, quello fatto oggi di schermi e megabite e che ci suggerisca semplicemente di ascoltare di più quella scintilla che è dentro di noi... bene, bene, i conti tornano. Ma noi non siamo Dio... ”
Poi gli si rivolse con intenzione “Ha visto la donna al fondo della chiesa?”
Lui lo guardò come si guarda chi ci sta prendendo per il culo.
Continuò “Ben... certo l'ha vista. Ovviamente” Era imbarazzato, per la prima volta in quei giorni. “Vorrei chiederle una cortesia: potrebbe invitarla a cena da lei questa sera? Ed invitare anche me?”
Pensò che fosse una delle proposte più intriganti che avesse mai ricevuto... ma poi ebbe un sussulto “Ma ci sarà anche il marmocchio?”
“Lo terrà Mariuccia.”
“Ah! Che brava vecchina!”
“Adesso andiamo giù alla trattoria, ci facciamo una bella colazione e poi mi può accompagnare al monte Tabio. E' una passeggiata di un paio d'ore. Le farà bene!”
Era un prete simpatico e intelligente ma dava ordini come un sergente. Doveva essere qualcosa nell'acqua dei seminari...

Il prete mangiava come se non ci fosse un domani e lui faticava a stargli dietro. Uova e pane fresco, succo d'arancia, caffè e prosciutto e focaccia e croissant odorosi, burro e marmellata. Il Signore sembrava particolarmente generoso quel giorno.
“Ci vogliono energie per la salita...” Biascicò il sacerdote.
La figlia della trattoria intanto non smetteva di parlare di quando andava a messa da bambina e che però ora non ci credeva più, che ne aveva viste troppe e che la sua amica del cuore era morta di leucemia a diciassette anni e che se c'era Dio non poteva succedere...
Il prete, bonario, assentiva. In una pausa della concione la infilò con un “Dovresti farlo per te, ti sentiresti meglio se facessi la pace con Dio...”
Per un attimo lui sentì con timore che stava per arrivare la bestemmia, quella da dieci... ma era stato stupido.
“Ha ragione padre...” Silvia piangeva, con la testa sulla macchina del caffè e in mano la manopola del filtro che andava sbattendo leggermente sul cassetto, con immensa disperazione.
“Dovrei fare pace! Vorrei fare pace... io non sto in pace mai. Ma cosa devo fare? Adesso Joao se ne va: se ne va a fare in... ah! Mi scusi padre.”
Questo era un fatto grave.
C'erano molte fanciulle in pericolo la fuori: Joao, col suo Berimbao, era in agguato per sedurle e abbandonarle! Frotte di ciccione tatuate e puzzone erano pronte a concedergli favori inauditi in cambio di un assaggio del suo strumento piriforme. Joao aveva capito tutto, praticamente senza capire niente.
Entrambi cercarono di dimenticare il lato grottesco della cosa che finì comunque per dissolversi di fronte al pianto della donna scossa da piccoli sussulti di dolore. La gita rischiava di andare lunga.
“Silvia, figliuola, piangi pure, lasciati andare. Joao è un brav'uomo e vi siete voluti bene. Se vuole andare non ti resta che farti forza e tutto passa!”
“Certo,” aggiunse lui “Don Luigi ha ragione... e poi...” Si fermò. Voleva un po' di bene a quella donna e non sapeva mai, quando parlava, se le sue parole andassero a ferire o a sanare.
Silvia si asciugò gli occhi e li guardò determinata “Pensavo che aprirò un bar in Portogallo!”
Era chiaro che per lei non c'era più nulla da fare, era perduta. Forse un miracolo di qualche pastorella visionaria.
Don Luigi gli lanciò un'occhiata che si traduceva tipo “Madonna, come siamo messi male!”, poi si avvicinò al banco e con voce flautata e sorprendentemente pretesca le disse “Segna tutto, Silvia, e vieni su da me quando vuoi, magari oggi alle tre? Così parliamo un pochino.”
Lei forse pensava al Portogallo e lo guardava senza vederlo. Poi però si riscosse e disse che se Marcello tornava in tempo, forse riusciva a salire.

In capo a mezz'ora i due uomini, in abiti semplici e scarpe robuste salivano la strada nel bosco, segnata ai lati da profondi solchi. Il sole era piuttosto alto e si infiltrava tra gli alberi ancora diagonale giocando con le particole, la polvere e gli insetti del sottobosco. Un odore fungino, di mucillagini umiche si alternava a quello delle resine in essenza che venivano strappate da cortecce e foglie dai raggi ondivaghi e dell'aria irrequieta. Questa faceva fremere e frusciare le fronde a fremiti spezzati, come un respiro dormiente. Le chiome si sfacevano, nel fulgore policromo dei pigmenti. Raccolsero delle russule perché ce n'erano molte ai lati del sentiero. Don Luigi aveva estratto una borsina di plastica dalla tasca e trovarono anche un paio di piccoli porcini.
Ottobre. E una terra di bellezza inarrivabile. Altro che l'oceano. Altro che il Portogallo. La terra che tutti volevano, dolci montagne e boschi e torrenti. Patate e latte. Formaggio e pane: altro che Portogallo. E donne dagli occhi ridenti, forti come giumente. Altro che Berimbao e dolci di zucchero.
Grandi latifoglie e cinghiali, e uomini timidi e scontrosi e vino del nord: altro che Portogallo.
Salivano senza parlare molto. Solo qualche parola su Silvia.
Poi sbucarono sul fianco del monte, in pieno Sole. Di fronte il monte Aneto con la sua piccola Abbazia che sembrava di mattoncini lego. In mezzo la vasta valle con le case contadine sparse.
Sul sentiero merda di vacca. Buon segno. I grandi sassi calcarei rendevano difficile il passo ma era anche divertente scegliere accuratamente i movimenti.

“Di dov'è lei Don Luigi?”
“Sono di un paese vicino a Torino.”
Ora che l'aveva detto l'accento era quello, ma molto leggero.
“Sono di Torino. E anche Magdalena è di Torino. La donna velata, intendo.”
“Nooo! Magdalena! Ma lei mi prende in giro!”
“Non salti a conclusioni del tutto ingiustificate e soprattutto non sia impertinente...”
“Ah... e quindi non è... “
“Non ho detto questo. Né il suo contrario”
Silenzio. Il respiro era un po' affannoso.
“Insomma, se ci troveremo a cena tutti assieme... e va bene: diciamo che è una sua amica e che le vuol fare provare il mio stufato, la mia specialità? E' una ricetta che ho imparato da Jerome.”
“E sarebbe?”
“E' uno scrittore inglese del...”
“Quello lo so. Lei continua a sottovalutare la mia cultura mondana. Dico lo stufato.”
“E' lo stufato all'irlandese: si prende una pentola grande abbastanza, poi si butta dentro tutto quello che si ha in casa e si cuoce il giusto. E delizioso e può essere arricchito con quel che capita a tiro: topi, cicoria... ma io in genere mi limito a quanto ho in dispensa.”
“Mi sembra perfetto. Magdalena è una donna di grande spirito. Credo che non la spaventerebbero neppure i topi, se fossero confezionati con perizia.”
“Una donna di simile femminile bellezza, dotata di uno spirito allegro e virile è qualcosa a cui... insomma non si può opporre resistenza!”
“Si può, si può. Bisogna vedere se lo si vuole.” Il prete si guardava i piedi concentrato.
Erano giunti a un ampio prato sulla cima e si sedettero a contemplare quella meraviglia nel vento leggero e con il sole caldo sul volto.
“Ha ancora qualche bottiglia di quel dolcetto?”
“Ne ho ancora un paio”
“Porterò io due bottiglie di rinforzo... così per sicurezza. E il dolce. So fare la torta di mele.”
Questa si che era stupefacente! La torta di mele! Sghignazzava forte.
Un prete con il talento di un Don Giovanni e il cuore di Nonna Papera.

Anche Don Luigi rideva “Vede, Magdalena è una creatura perfetta. E poi c'è Silvia. E' solo nei nostri occhi il contrasto? Cosa ne pensa?”
“No... non mi interessa! Sto pensando alla torta di mele! Dove ha imparato?”
“Ho una serie di libri di ricette di mia madre a casa. Si chiama “Le ricette della massaia” e il sottotitolo è “L'economia in cucina”. Sono dispense con le spirali... c'è il profumo di mia madre, dei suoi maglioncini verdi, quel verde che oggi non si vede più.
Comunque mia madre me la faceva sempre e un giorno ho preso le sue dispense e le ho aperte. Alla pagina della torta c'era un foglio, come segnalibro. Sul foglio c'era scritto “La torta per Luigino” in quella sua calligrafia seria e antica... e mi commuovo ancora solo a raccontarlo.”
“Mi finisce sempre a parlare di donne!” Fingeva allegria ma un po' si era commosso anche lui.
“E di cosa vuol parlare? Di politica?”
“No, per carità... però... c'è l'arte!”
“E di cosa parlano i suoi romanzi?”
“In genere di donne.”
“Andiamo bene!”
“Ci sarebbero lo sport, l'economia... che però con la politica fa un tutt'uno di noia vana, la filosofia, la scienza e...”
“Il suo elenco è inutile. Provi a concentrarsi e mi faccia una proposta seria e precisa. Io attendo.”
“Ha l'automobile padre?”
“Certamente, devo portare la salvezza ai miei fedeli in modo rapido e moderno.”
“E allora sia. Parliamo di motori!”
“Ah... mi piace. Cominci lei.”
“Intanto prendiamo atto dell'assunto fondamentale: donne e motori gioie e dolori.”
“Verissimo. Per quanto io abbia una relazione piatta e insapore con la mia utilitaria...”
“Lei crede che sia insapore Don Luigi! Cosa prova quando la superano quei grandi cassoni delle dimensioni di una piccola caserma dei pompieri?”
“...mah... io sono un uomo piuttosto tranquillo d'indole, almeno usualmente. Penso che le vie del Signore sono misteriose e che in molte di esse si trovano curve improvvise il cui fondo è sporco di olio o di altra materia sdrucciola. Non sta a me giudicare.”
“Il problema e che quei cosi sono a trazione integrale e tengono l'ABS e il diavolo solo sa cosa e in quella curva non saranno loro a sdrucciolare...”
“Ma lei è amico mio o del giaguaro?”
“Il giaguaro? Ah, sì! Il giaguaro! No, no, io sto con lei. E' che il giaguaro ha la pelle maledettamente dura.”
Don Luigi indicò una radura nel bosco che copriva il crinale di fronte a loro “Là nel 1937 è apparsa la Madonna.”
Fu colto di sorpresa. “E chi l'ha vista?”
“Apparve ad Antonio Badino, un contadino grande, grosso e scemo. Un “vungulùn” avrebbe detto mia nonna. Stava conducendo le vacche al pascolo e vide uscire dal sentiero nostra Signora, nell'usuale completo bianco e azzurro, scalza e bellissima.
Cadde in ginocchio e sentì che lei gli diceva – Antonio, vai al paese e parla a tutti, oggi la Madre di Dio è stata qui e vuole che questo luogo diventi un luogo santo e benedetto! - e così fece lui”.
“E poi?”
“La cosa non giunse mai nemmeno a Roma perché la diocesi aveva già un altro santuario qui vicino ad Onno. Ci sarebbero state liti e rivalità e soprattutto interferenze nelle pianificazioni. E' un peccato perché avevano già tutto. La chiesa è molto bella e un artista locale aveva dipinto diverse tele con il vungulùn trafitto da raggi gialli che si dipartivano dalla vergine. Avevano pensato alla “Madonna delle Vacche” e può sembrare brutto ma aveva delle potenzialità, proprio per quel contrasto che piace tanto al popolo.”
“E lei da chi l'ha saputo?”
“L'ho sentito qua e poi sono andato a cercarne le tracce negli archivi al capoluogo.”
Guardò a sua volta la radura “Miracoli e burocrazia.”
“Miracoli e burocrazia. Ben, direi che è ora di tornare!”

Joan Baez - Farewell Angelina 

https://www.youtube.com/watch?v=qcwP2ulxDdY

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Al pomeriggio andò al grande centro sulla statale a fare spese. C'era un grosso supermercato e voleva fare bella impressione sulla nuotatrice misteriosa.
Era stato un paese e poi un centro industriale, funestato e arricchito da industrie pesanti che lo avevano scelto perché era anche nodo ferroviario e svincolo autostradale. Ed ora nuovi progetti lo sventravano. Mentre il futuro non accennava a prendere forma, il passato marciva crollando, un detrito sopra l'altro in uno sfacelo di case, polvere e pannelli fatti di ruggine, spazzatura a terra e stipata dentro le cose senza senso né rispetto.
Aveva mangiato benissimo in un bar trattoria, ad un prezzo irrisorio, circondato da operai in tute arancioni. Tra tutti un uomo grosso inarrestabile parlava di troie e di quante volte chiavava ogni giorno con sua moglie e della pensione e tutti avevano ghigni paralizzati sulle facce forti e virili ma unte, insolenti.
Era uscito nel sole sempre brillante e guardava la costruzione di fronte, un edificio industriale nel quale maldestramente erano state appiccicate cenciose attività commerciali. Non si capiva neppure quali e quante fossero effettivamente attive sotto le putride insegne di plastica stampata, segno di un'epoca in cui quel che cominciava era destinato a sfasciarsi il più presto possibile. La polvere industriale che le macchine e i camion risollevavano copriva quelle vetrine e su una, la più patetica, era scritto “Parco giochi” e qualcuno aveva dipinto con mano goffa, in un azzurro di una bruttezza colpevole, delle immagini di cuori e farfalle.

Andò al supermercato. Oltrepassata la soglia il mondo era fresco e benedetto. Pensò che se avesse trovato la Madonna in persona alla cassa non si sarebbe stupito.
Solamente, le persone attorno a lui erano quasi tutte deformi. In massima parte obese e si trascinavano a fatica tra i profitteroles surgelati e la lonza in offerta. Coppie di madri e figlie si spostavano unite e la loro bruttezza così duplicata offendeva e spezzava i cuori.
Un bel numero doveva essere in libertà provvisoria. Subito di fronte a lui un uomo laido e sfatto, con un occhio pesto cercava tra il pesce surgelato. Tutto era ordinato e perfetto, sotto l'occhio delle telecamere di sorveglianza. La signora lì accanto era probabilmente in attesa di tornare al centro di salute mentale. Aveva una vestaglia sporca e delle ciabatte di plastica e si muoveva a scatti. Ma era più probabile che nessuno curasse una persona così. C'erano anche rare persone del tipo che sua madre con sguardo intento avrebbe definito “normali”. E poi, in un rapporto di 1 a 20, 1 a 30 individui realizzati con in mente gli opuscoli dei supermercati di ciarpame sportivo, tesi e abbronzati, con le cuffiette e tutto.

Cercò di concentrarsi e si accorse che non sapeva nulla dei gusti e delle preferenze alimentari della signora.
Comprò delle tagliatelle all'uovo da condire con i funghi che avevano trovato. Poi pensò che avrebbe fatto il polpettone e una torta di verdure, insalata e patate al forno. Formaggi, abbondanti. Prese anche cetriolini e insalata russa, olive nere e patatine. Basta. C'era tutto.

Aveva pensato meno a Lei in quei due giorni intensi. Il contrasto tra lo splendore del suo sorriso, la leggerezza dello spirito, l'eleganza interiore che Lei esprimeva in ogni gesto e tutto quel disfacimento era un urlo che irrideva l'idea che si dovesse o si potesse cercare un senso. Il gioco era solo ad andare avanti e, se erano maledetti e infami quelli che se ne facevano scudo per la loro stessa infamia, pure era vero che il tutto era inutile. Inutile ma non senza bellezza. Solo che la bellezza era andata, e chissà perché, ad accumularsi tutta negli occhi di Lei. Miracoli e burocrazia, sfasamenti e ritardi. Magdalena e Silvia... Lei e questo. E in tutto questo un microbo che cercava di mettere ordine, c'era da ridere. Joao aveva capito tutto. Non c'era da capire nulla, almeno per adesso.
Era questo che gli dicevano gli occhi di Lei quando lo guardavano felini e per questo erano di una bellezza dolorosa e dolcissima.

JOAN BAEZ - Here's to you Nicola and Bart

https://www.youtube.com/watch?v=7oday_Fc-Gc