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CAPITOLO 4

Edoardo Bennato - Una settimana, un giorno

https://www.youtube.com/watch?v=PjsE6GrXSGM

“Bianca, ho cercato disperatamente. E non mi mancano i mezzi adesso, ma non ci sono donne che possano prendere il tuo posto, nessuna è degna neppure di competere.”
Era sdraiato nel letto del piccolo albergo e parlava in direzione della porta del bagno, spalancata.
“Sei un cretino. Sei sempre stato un cretino e poi quale posto occuperei io? Te l'ho detto sono un'insegnante di lettere e presto sarò una consulente di una casa editrice... un posto molto mal pagato per quel che posso dire.”
“Io sono un cretino e tu sei una stronza... siamo una coppia perfetta: perché non vuoi capirlo?”
“Beh... sei un tesoro. Pensa se non mi adorassi...”
“La tua perfidia è una delle tue qualità più rare, è sottile è colpisce là dove non lo aspetti, proprio dove credevi di esserci riuscito. La tua perspicacia mi riporta ogni volta dove ho iniziato... tu sola vedi l'anima mia e mi riporti...”

No. Non andava per niente bene. Ci mancava pure l'anima: de li mortacci sua. Era esattamente quel che non gli interessava scrivere.
Stracciò e buttò nella stufa. Il direttore della rivista gli aveva dato carta bianca (in senso figurato, metaforico diciamo) però doveva venirsene fuori con qualcosa di meglio.
Una rivista letteraria su internet non è esattamente una collana Gallimard però aveva letto gli altri racconti ed erano furbi e scritti con perizia.

Scrutò ancora un po' il fuoco...

“Fu meglio di vent'anni prima. Uscirono dal mondo e ci rientrarono piombando nel sonno uno nelle braccia dell'altro, appiccicati nel sudore.
Si risvegliarono nel mezzo della notte.
Bianca lo accarezzò dolcemente e gli sussurrò con un tono neutro “Ora sto con Maurizio. Ci sposiamo a marzo.”

Ci volle qualche secondo. Lui non si muoveva. Aveva gli occhi chiusi... pensò che forse sognava ma che allora poteva aver sognato anche tutto il resto.
Il tempo era un sibilo dal frigobar che dava un ansimo ogni trenta secondi... bolle di gas? Maurizio... Occhi chiusi. Li aprì e c'era una sgradevole penombra... dalla finestra luce balorda di lampade urbane... e il sibilo. Bianca gli pesava sul respiro.

Alla fine, non sapeva proprio che cazzo dire... poteva farsi pagare per far morire Maurizio? Non aveva mai provato a chiedere di propria iniziativa a qualcuno che lo pagasse per fare qualcosa che a lui premeva personalmente. Era un garbuglio indemoniato! Si trattava di provare: l'assassinio magico è una disciplina empirica. Alla fine raccolse la voce.
“Dove abita esattamente Maurizio adesso?”
“Ha una villa a Virino e un 'attico qui in centro, in via Dorno.”
“Dio lo inculi! Poi basta?”
“Non essere così volgare, cazzo! Possiede mezzo azionariato del nord di questo fottuto paese, a guardar bene si porta modestamente. E anche tu, a quanto mi hai detto non te la passi male...”
“Sì ma i miei non si vedono!”
“Guarda che la cosa funziona a rovescio... i signori, si dice, sono quelli che del danaro ne fanno sfoggio.”
“Mah... per quel che me ne frega. Maurizio è una cozza e non ha mai capito niente che non fosse inculare me e il resto del mondo.”
“Ti dirò che una delle cose che mi intrigavano di più mentre gli permettevo con parsimonia di corteggiarmi era pensare alla faccia che avresti fatto!”
“E che faccia ho fatto?”
“E' quella faccia che fai tu, è una faccia che mi piace da impazzire. Sapessi quante volte mi veniva voglia...”
“Voglia di che?”
“Niente... pensavo a qualche grosso dispetto da farti per poi vederti fare questa smorfia qua.”
Si baciarono a lungo.
“Allora lo lasci.”
“Ma figurati! Di cosa stai parlando?!”

Lui capì dal tono, tipicamente femminile, che l'unica soluzione era uccidere Maurizio. Trombarono ancora un paio di volte, fecero colazione e poi...”

No, “trombarono” era decisamente fuori registro...

TALKING HEADS - Psycho killer

https://www.youtube.com/watch?v=O52jAYa4Pm8