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TENTATIVO 1 - Capitolo secondo

Tom Petty - Wildflowers

https://www.youtube.com/watch?v=ngYenAbgkr8

Dopo colazione prese penna e quaderno. Uscì un po' fuori nella giornata luminosa e fredda. Gli alberi sul monte di fronte a lui erano rossi e gialli. Bello, indiscutibilmente; non c'era da sindacare. A tutti piace quella cosa lì, bisognerebbe essere scemi.
Tornò dentro. Ricapitolò. A nessuno frega delle emozioni di nessuno. Le emozioni ci arrivano e non le facciamo noi e non servono a nessuno né a te né ad altri. Sono tutto ma non servono a nulla. In genere.
Attaccò la carta.

“Entrò nel supermercato e non credeva ai suoi occhi: Bianca. Con un vestito corto con la gonna a balze. Le scarpe eleganti, nere e una testa piena di lenti ricci castani, scuri. Stava cercando tra gli yoghurt e li guardava uno per uno, miope, molto più bella di quando l'aveva salutata a vent'anni. Stava lì impalato perché era sicuro di quel che vedeva e certo che fosse impossibile. Bianca era negli Stati Uniti e qui non aveva più nulla da fare.
Lei si girò e lo vide ma non lo riconobbe. Sorrise come si sorride a chi non ci interessa.

“Sono... io, ma sei tu?”
“Ciao! Sei proprio tu! Non ti avevo riconosciuto! Sono cieca totale e ho lasciato gli occhiali a casa!” Aveva un leggerissimo accento americano, una cosa che gli diede una specie di fremito all'ipofisi... così gli parve.
Si abbracciarono.
“Ma come mai sei qui?”
“Sono tornata. Purtroppo mio marito... sai, insomma è mancato e non c'era più motivo...”
Sentì uno scatto. Forse è quello che si sente quando vinci alla lotteria di capodanno. Il bastardo era morto.
“Mi dispiace moltissimo, so che...”
“Mah... guarda, ormai eravamo come due estranei, da almeno un paio di anni. Sì mi spiace, ovviamente, è il padre dei miei figli...”
“Quando sei tornata?”
“Sono arrivata ieri... ma perché non prendiamo un caffè invece di stare qui in piedi davanti ai latticini?”
La sua risata era la stessa. Micidiale, la stessa.
Lui rise di rimando mentre lo sferzava la visione della badante rumena di suo padre che lo aspettava con la spesa. Inderogabilmente.
“Ma certo! Ti porto io... fammi solo fare una telefonata!” Non fu facile.

Si dice tanto per dire che la realtà è a volte migliore dei nostri sogni. Mentre si sedeva con lei al tavolino della migliore pasticceria che gli era venuta in mente, pensava proprio a questo.
“Cosa prendi?”
Lei faceva delle faccette... “Prendo un tè... con il latte.”
Lui ordinò una birra.

Qualche parola così, quello che viene. Poi lei appoggiò la tazza e fece la domanda: “Dimmi di te... cosa fai di bello?”
Lui esitò solo un secondo “Sono un mago.”
Bianca era seria. “Ah...” Ma quasi immediatamente rise con i suoi occhi meravigliosi. “E che tipo di mago sei? Ti ho lasciato alle soglie della laurea in chimica! Tagli le donne in due? Dimmelo che nel caso me ne torno negli Stati Uniti!”.
“Beh... posso piegare le leggi della natura alla mia volontà... così come un altro beve un bicchier d'acqua o fa una telefonata.”
Fu un velo di preoccupazione che passò nello sguardo di lei.
Lui continuò. “Sai, un mago è questo, è uno che fa delle cose che non si possono assolutamente fare. Sennò non è un mago è un'altra cosa...”
“Non capisco cosa dici... se stai scherzando non fa molto ridere.” Seguì il silenzio.
Lui la guardò per qualche secondo preoccupato “Facevo meglio a tacere... ma con te non posso, come posso nascondere qualcosa a te, oggi!”
“Stai tranquillo, non te la prendere... sai io sono solo una professoressa di lettere di un piccolo istituto nell'Oregon...”
“Ma allora tornerai là?” Era stata una saetta nella cistifellea.
“Solo per le formalità. Ho già un lavoro qui.”
Respirò.
“Vedi Bianca, io non posso spiegare nulla perché la magia non si spiega: se si potesse spiegare nei suoi meccanismi non sarebbe magia. Mi è successo molti anni fa. Da piccole cose, casuali. Succedeva che un'oggetto si spostasse in modo improvviso o che capitassero strane altre cose improbabili. Il fatto è che mi accorsi che potevo usare la mia volontà, cioè... l'intenzione, per determinare accadimenti, così come si alza un braccio o si emette un suono.”
“Ma non ha senso!”
“No. Non ha senso.”
“E' stupido da parte tua prendermi in giro. Io sono andata via e tu mi volevi bene ma insomma, era la mia vita...”
“Guarda che sei fuori strada... fammi finire.”
“No. Non mi interessa. Paghiamo e andiamo via!”
“Puoi piantarmi in asso di nuovo se vuoi. Pago io le consumazioni, naturalmente, ma ti sto solo chiedendo di starmi a sentire. Dammi un'ora, ti prego. Io sono quel che sono e ti amo disperatamente come vent'anni fa e l'ultima cosa che farei a questo mondo sarebbe di dire stupidaggini per spaventarti. Certo, forse sono pazzo. Questo, se fosse vero non lo potrei sapere neppure io. I pazzi non conoscono bene la loro follia... ma se fossi pazzo tu avresti un ruolo nella tragedia della mia insania. Potresti almeno starmi a sentire... ti assicuro che non sono pericoloso! Non per te.”
Bianca ebbe pietà ma sentì anche un guizzo di quel sentimento spurio che l'aveva legata a lui.
“Scusa... e quindi sei un mago. Ma dove ti esibisci?”
“Non faccio spettacoli. Io lavoro su commissione e le mie tariffe sono altissime.”
“Non capisco,” disse Bianca, “se sei un mago potresti svaligiare le Banche o trasformare il ferro in oro!”
“Non posso. O meglio: ora potrei ma non mi importa più perché sono talmente ricco che non saprei cosa farmene.”

The rockin' ramrods - Don't fool with fu manchu (...c'è il veleno nel tuo dolcetto della fortuna!)

https://www.youtube.com/watch?v=jx3B4P_Ddrs

Bianca era molto confusa. Sentiva perfettamente nella voce e leggeva sul suo volto che non solo non mentiva ma che sapeva perfettamente quello che stava dicendo. Non c'erano né esaltazione né freddezza.
Lui posò il bicchiere della birra vuoto, con solo un velo informe di schiuma al fondo e si concentrò.

“Vedi, all'inizio quando accadevano queste strane cose attorno a me non ero riuscito a mettere a fuoco nulla... ma poi un giorno ero sotto la doccia e seguendo un filo di ragionamenti sulla diffusione delle molecole in soluzione mi trovai a fare un pensiero... ecco non era solo un pensiero... qui è la parte difficile anche per me: immaginai che il sapone sciolto nel liquido ai miei piedi si ri-coagulasse e che, uscendo dall'acqua andasse a riformare una piccola saponetta. E lo vidi accadere.
Il punto è che il mio atto, il mio pensare non era immaginazione. Aveva una qualità più definita, più localizzata, più strutturata. Ma era stato anche completamente disinteressato, privo del colore del desiderio. Adesso tra me e me chiamo questa cosa “intenzione”, ma è solo una parola.
Come puoi immaginare avevo provato immediatamente a rifare lo stesso trucco con altri oggetti ma non accadeva nulla; sembrava che il mio coinvolgimento profondo rompesse l'incanto alla radice. Così attendevo. Era difficile, era un po' come spaccarsi. Era un fatto di tempo, credo. A volte il mio pensiero trovava un oggetto e lo colpiva prima di accorgersene, prima di aver maturato una vera e compiuta volontà.

Adesso il fenomeno mi era evidente. Ma era praticamente inutile. Avevo desiderato così ferocemente, squartato dal desiderio insensato che tu tornassi dagli Stati Uniti... no, giuro, non ho niente a che fare con la tua vita e le tue scelte. E comunque, capisci che era la cosa che desideravo di più, anche più della mia salute ed era perciò impossibile influenzarla in alcun modo. A volte sognavo che tu tornassi e che mi assistessi sul letto di morte, a un moribondo non si rifiuta un desiderio: pochi giorni ma i miei più felici. Stupido, no? Ma così è l'amore, non è che volessi morire veramente.

Andò avanti così per un po' fino a quando non successe un'altra cosa fondamentale. La mia vicina di sopra, Edna, un'orrenda bagascia che mi si voleva fare, mi aveva chiesto di bagnarle le piante mentre era via, cosa che detestavo perché detestavo lei e detestavo le sue piante e il suo cihuahua e in fondo speravo che se li portasse tutti via una tromba d'aria.
In ogni caso dissi di sì per convenienza e la megera insisté per darmi cento sacchi, uno sproposito che mi mise in mano viscidamente, solleticandomi con i suoi artigli vermigli.
Alla sera, sdraiato sul divano, mentre bevevo un succo di frutta in una delle mie sere vuote e rimuginavo senza costrutto su qualche accidenti privo di senso, pensai che salire su quel terrazzo era la cosa che meno volevo al mondo. Provai per gioco a spostare la mia attenzione...
L'innaffiatoio lentamente ma con sicurezza si avviò al lavandino. Il rubinetto docile gli elargì l'acqua necessaria e lui si incamminò tranquillo e lo persi di vista.
Tornò dopo un quarto d'ora e, se un innaffiatoio può avere un'aria soddisfatta, quello era il caso.
Tagliando corto, mi sono interrogato a lungo e ho fatto i miei esperimenti. E' molto semplice: il danaro ha il potere di spezzare la catena. Se faccio qualcosa per danaro posso volerlo senza volerlo veramente. Se mi pagano molto bene posso far morire un uomo. Perfino se lo odio. Il denaro trasforma la volontà in semplice intenzione. E' un po' come se l'anima venisse neutralizzata... acido-base, capisci? E' un problema di stechiometria: di dosi.”
Bianca lo guardò molto seria, uno sguardo che lui conosceva bene “Ora smettila con le cazzate... Andiamo al mio albergo... e per stasera cancella gli altri impegni: voglio fare di nuovo come allora, come quella volta.”

THE POLICE - Every little thing she does is magic - Live Tokyo (Ma come suonano 'sti bastardi?!)

https://www.youtube.com/watch?v=PC-6v89nxEQ