Blog

WATERMELON LITERATURE – Ragguagli

You don't know what love is - La tristezza è fondamentale

https://www.youtube.com/watch?v=MDsaQhxvXS4

Si dice che le anfore incrinate, a volte, possono svolgere il loro compito al tuo servizio per gli anni di una vita.

Non si dovrebbero gettare le pignatte senza un manico; i vestiti strappati e macchiati ci proteggeranno in mille lavori e mestieri importanti.

Ma questo non lo scrivo per via del riscaldamento globale né sto pensando a un inno alla sobrietà.

Mi hanno detto, lo hanno detto un paio di persone, che il mio scritto dello scorso articolo aveva note di tristezza. Ne prendo atto.

E allora, prima di esporre un pensiero che mi ha attraversato, vorrei spendermi brevemente sul mio attuale problema con la lettura. Come faccio a scrivere se non leggo? La domanda non è solo lecita. E' necessaria e grave.

Le anfore incrinate e i lettori inceppati e i cuori sfibrati che dolgono ogni quattro battiti, come quartetti d'archi, sono tra loro affini ed amici.

OLD FRIENDS/BOOKENDS (Con gli archi, of course. Preserve your memories, they're all that's left you...).

https://www.youtube.com/watch?v=WJg6E9rd3MM

Sul piano puramente tecnico potrei tentare una boutade. Io ho letto talmente bene in passato (non tantissimo ma di certo molto bene) che non  mi è più necessario di aggiungere altre versioni degli stessi sette o otto temi che costituiscono lo scheletro della letteratura in poesia e prosa degli ultimi tremila anni. Non è che ci credo veramente epperò sarei disonesto se dicessi che questo pensiero non mi ha mai attraversato la testa. Quindi ve la regalo come una aperta confessione, come una finestra sul mio sconfinato ego.

Inoltre devo ammettere che un occhio qua e uno là li butto sempre, e l'importante è interpolare ed estrapolare.

Ma il piacere della lettura, quel godimento che si prova nel lasciarsi catturare da un testo, nel trovarsi rapiti, stupiti, commossi, ammirati, non mi è più concesso. Forse a volte cinque o dieci minuti in quelle sere che sono benedette da una grazia particolare ed ineffabile.

Ma questo non mi rende affatto triste. Credo, eventualmente, che sia più il contrario, che sia la mia percezione del presente e del futuro a precludermi il piacere del testo, eventualmente. 

Sono sempre stato un depresso e sono propenso a credere che si tratti di una speciale e corrente carenza di qualche neurotrasmettitore o forse l'eccesso di un altro, a frapporsi tra me e le emozioni che lo scrittore mi mette a disposizione. Prendo la mia impossibilità di annegare in un giallo o in un noir come un'altro prende, credo, la sua allergia alle banane o al cioccolato: mangerà pistacci.

E io scrivo nell'attesa che l'allergia si attenui, con i bagni di acqua e sale, con l'omeopatia o con un overdose di cortisone.

Ed eccoci a quanto volevo appunto scrivere e che riguarda la psiche. Ho pensato a un concetto ovvio ma che forse ovvio per tutti non è. E forse è interessante giocarci un po'. 

Ancora una volta la realtà. Ma di realtà non ne esiste una sola. In un libro in cui ho buttato a piccoli strappi il naso si scriveva delle idee di C. G. Jung. E si postulava l'esistenza di una realtà psichica. 

Realtà psichica. Quel che si svolge sullo schermo della nostra coscienza, e dietro di esso, ha statuto di realtà, almeno quanto il turbine di atomi che si agitano là fuori (o che, per meglio dire, noi immaginiamo si agitino là fuori).

E questo è il punto di partenza: la realtà psichica. 

I discorsi di ciascuno di noi sono imbevuti di luoghi comuni che toccano questo concetto tipo “C'è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. 

E poi il più coltivato “Così è se vi pare”. Potrei citare en passant “Ogni scarrafone è bello a mamma sua”. E l'immortale “Non è bello ciò che è bello, ma che bello, che bello, che bello!”. Solo vagamente inerente il “In casa dei ciechi l'orbo è re”.

Dovrei fare una ricerca. Ma vi chiederò di contribuire con i vostri detti e frasi di famiglia. Relativizzate, fratelli, relativizzate.

ETTA JAMES - Something's got a hold on me

https://www.youtube.com/watch?v=_4RZSt4A3jU

La nevrosi freudiana poi, mi porta al cuore del discorso. Io la immagino secondo una definizione che non ricordo da dove, mutuo a memoria: “La nevrosi è una struttura psichica che ci porta a comportarci e a pensare in modi dolorosi e improduttivi che si presentano però alla nostra scelta come meno pericolosi delle scelte alternative”. E sarebbe che tra le scelte a disposizione del nevrotico (e quindi di ognuno di noi) non ce n'è una che si presenta come la migliore appoggiata lì sullo scaffale del turbine di atomi che lo circonda e minaccia, inscatolata e con l'etichetta gialla con la scritta nera “Sono la tua scelta migliore”. E chissà perché mi viene subito in mente Alice in Wonderland.

Ho incontrato inoltre durante i miei studi un'altro concetto affine, quello di barriera simbolico-evidenziale. Se immaginiamo la psiche come una palletta, un po' come un grosso batuffolo di cotone, tra lei e gli atomi perfidi del Mondo quantistico e rutilante (che peraltro penetra la materia impalpabile della fioccosa realtà psichica) troviamo un confine, diverso per ogni Psiche che si rispetti, che regolerà gli scambi tra i due Titani sulla base della foresta di simboli cresciuta negli anni sulla barriera stessa (molto figo a ben pensarci).

E quindi voglio venire all'ovvietà centrale. Ognuno di noi vive all'intersezione tra una realtà fisica ed una psichica e forse sarebbe meglio dire: “Ognuno di noi è l'intersezione tra la realtà psichica e quella fisica e nessuna delle nostre espressioni può prescindere da queste, da entrambe”.

E' talmente ovvio. Eppure mi capita spessissimo che le persone che trattano delle cose degli altri li immaginino come dei fogli bianchi su cui si possa scrivere qualunque cosa.

Le persone si stupiscono che una persona faccia questo e non quello, che sarebbe così ovvio.

Come se dentro non ci fosse nulla. Chiedereste a un elefante di volare? Chiedereste a una farfalla di portare tronchi con la proboscide?

Eppure lo stupore si rinnova... fino al soccorso del luogo comune: “Eh... Ognuno è fatto a modo suo”.

Il cartello giallo quindi non era spuntato a caso dai miei neuroni, le cui sinapsi immagino impantanate in una specie di vinavil di acido gamma-aminobutirrico.

“Si sa che la gente da buoni consigli, sentendosi come Gesù nel Tempio...”

Ma Bocca di Rosa sarebbe banale a questo punto. Qualche consiglio, purché si abbia il buon senso di non seguirlo, può essere di grande utilità.

The Hollies - THE GAMES WE PLAYED

https://www.youtube.com/watch?v=85q2qNOaA04

Commenti   

0 #2 Ale Cavalli 2019-09-26 17:28
8)
mi hanno detto,
chi nasce tondo non può diventare quadro
Citazione | Segnala all'amministratore
0 #1 cecilia berri 2019-09-26 17:20
Ben scritto, e molto ben detto, anche se non ho capito proprio tutto...
Citazione | Segnala all'amministratore

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna