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PENSIERO DEBOLISSIMO, QUASI IMPALPABILE

https://www.youtube.com/watch?v=8de2W3rtZsA Rage against the machine

La globalizzazione e le migrazioni. Ma anche la spazzatura nelle aiuole qui sotto: quintali di spazzatura che chiede solo di essere tirata su e io ci passo e lei implora. E' robba seccata dal sole e marcita dalla pioggia.

C'è questa cosa di preoccuparsi della rumenta ma io me ne impippo. Il pattume è una forma della materia nobilissima o almeno non meno degna della altre: il petrolio, le ciungai ancora incartate, le stelle di neutroni, la merda di cane, il cemento portland e via discorrendo. Non mi riferisco al riciclaggio, attività modaiola e farsesca ove si tenta di trasformare le panche il dentifricio e il dentifricio in panche. 

No: io dico che la spazzatura è la cifra del nostro tempo che senza di lei non sarebbe tale. E scopro l'acqua calda. Che tra l'altro è tale solo a costo di una congrua emissione di CO2.

Ma la spazzatura ha un ruolo marginale nello sviluppo del mio pensiero, della mia rflessione di tulle traslucida.

La globalizzazione.

La globalizzazione mi interessa perché è una cosa entropica. A un certo punto ho pensato che sia come un frullatore. E anche far chili di spazzatura è entropico: salvo che il diavoletto di Maxwell ferma per tempo le bottigliette e le manda nel bidoncino blu, mentre la scatola delle pillole viene dirottata abilmente in quello arancione. Solo che il diavoletto di Maxwell, avevo imparato, è una diavoleria e serve a dimostrar che non si cava il sangue dalle rape. 

Allora, il vero punto, quello psicologico è che io odio gli eventi, il turismo e tutti i paraphernalia collegati, i centri storici carini, le navi gigantesche, il cibo etnico (seppur ne sia ghiotto secondo l'adagio "Franza o Spagna, basta che se magna"), i vestiti etnici, i gioielli etnici, la musica etnica e i souvenir.

Odiavo molte cose già del mondo in cui vivevo da bambino: ma ora non me ne vengono in mente. Crescendo in ogni caso ho imparato ad odiare in misura crescente quellli di destra, i preti, quasi tutti i politici e poi la televisione, le automobili, l'inquinamento, la retorica del darsi da fare e rimboccarsi le maniche, i bergamaschi (come tipologia), la disco-music, che ora sembra bella. Poi ho odiato con maggiore ferocia quelli di centro (e ahimè qui sto plagiando, mi rendo conto, ma è un bell'esercizio). Quelli che la verità sta nel mezzo, e i testimoni di Geova che oggi mi fanno anche tenerezza, i Mormoni, i Cattolici in blocco, i Protestanti, scoprendo che, si sa, la mela non cade distante dall'albero. Ho scoperto quanto fossero laidi personalmente alcuni comunisti. Odio talmente tante di quelle cose che mi sono risolto a prendere la questione da un altro punto di vista.

Bright light big city - Jimmy Reed

https://www.youtube.com/watch?v=l9xXchxodYg

Partiamo dall'assunto che io odio tutto. E poi, per differenza, diciamo così, andiamo a vedere cosa mai si potrà salvare.

In questa specie di onda, di alluvione di astio andiamo a cercare fior da fiore. La spazzatura intanto, dicevo che comincia a ispirarmi un certo affetto: ce n'è così tanta nelle nostre città e così diversa e impreveduta! Ma non voglio parlar di questo, sebbene mi tiriate lì per la giacchetta.

Senz'altro odio la globalizzazione, pur nei suoi risvolti risibili di colore locale, per molti e vari motivi e non sono il solo, certo. Andava fatta diversamente si dice. Giusto, bisognava prenderla su un altro ritmo. O forse, da musicante potrei dire che bisognava farsi almeno un idea del ritmo ed accordarsi tutti su quello prima di dar fuoco alle polveri. Sono pensieri di una debolezza tal che un vago zeffiro se li trasporta.

Quello che non so è tipo: c'è stato uno che ha detto: ben, allora globalizziamo, da domani si comincia. Suona complottista ma mi piace proprio per quello. La storia dell'uomo si fa coi complotti. Il resto è di complemento. Per aggiungere un po' di dietrologia ci domanderemo chi spingeva i globalizzatori a globalizzare? Ma non è che...

Di certo se stai globalizzato t'ammosci perché tutto si frulla ma se stai separato, direbbe Woody Allen, dopo un po' ti vien voglia di invadere la Polonia.

Comunque sia la globalizzazione è entropica: prima ci sono dei grumi di gente separati che mangiano pasta al pesto e focaccia qua e involtini primavera là. Dopo è tutto un mischione dove rischi di trovarti le patatine fritte sulla pizza se non stai attento: o perfino il pesto stesso, l'ho visto con questi occhi. La scatola della pizza, coi suoi buchi per il vapore, poi va nel cartone, epperò c'è la mozzarella attaccata e non si sa se è furbo, che domani te la trovi nella carta igienica, la mozzarella. E non è piacevole.

Un signore inglese, un chimico che fu il mio capo quando lavoravo da chimico, mi disse un giorno che la casa ecologica sarà quella in cui ti farai la doccia con la tua piscia del giorno prima. E giuro che era un vero gentleman. Forse il solo che abbia conosciuto bene.

Riprendiamo: tutto si mischia ma perche le cose continuino a generare un flusso di denaro tale da mantenere in uno stato di vita apparente quella farsa che chiamiamo società, in ogni microcosmo si devono rigenerare delle differenze, dei gradienti. Allora nel centro città la piazza rinascimentale riluce di splendori antichi ed offre cianciafruscole tipiche e libri ottocenteschi: il ristorante thailandese, con mobili di bambù, è incapsulato fianco a fianco alla trattoria di Antonio. Sotto i porticati la vecchia, con la sua cappetta unta, tra le piastrelle dorme accanto a un tegame in cui ha fritto venti moscardini. Le persone però si assiepano più in là, dove il buffet cinese minaccia un "all you can eat!!!!". Not a single noodle less, comrade. 

https://www.youtube.com/watch?v=rTVjnBo96Ug Otis Redding - Sittin in a dock of the bay

Queste cellule ribollono in quel cosmo frullato e sigillato in scaglie che satura la city.

Ma il capolavoro è quel che si vede alzando lo sguardo. Novelli Scorsese facciamo ruotare la telecamera e dalla fermata della metro, ai ponti caduti, dai cantieri innumerevoli dall'aria abborracciata e seguendo la traccia delle erbacce, torniamo a quella periferia dove vivevo bambino: ed ecco che il salto energetico ci si presenta potente. La suburra sfigurata si giustappone allo sfarzo delle bancarelle finto-tipiche con la sua sfiga verace, pasoliniana. Il moto del tutto è assicurato dalla ripidità di quel piano inclinato dal fondo del quale qualcuno di quei figuri che abitano lo sfacelo delle serrate e delle arie condizionate obbligatorie, vede il magna-magna e ne è irresistibilmente attratto. E così la storia procede, un allegro-ma-non-troppo.

Alle poderose architetture Beethoveniane si è sostituita un'orgia di video-clip, perfettamente confezionati e non meno potenti dei ta-ta-ta-tan di quel capellone invasato. 

Beethoven 5th

https://www.youtube.com/watch?v=_4IRMYuE1hI

Le case sporche, eppure diverse tra loro,

Conservano un tanto di fasto, in mezzo a un tessuto

che non è più mio.

Non riesco più a leggere. Lo devo capire.

Del mondo mutato non saprò mai la cifra

Non riesco a vederlo. Non sono ferrato di 

genti bellissime e strane. 

Io arrivo a capire fin dove ho nozioni.

Son io lo straniero: nel mondo che è un altro.

Un altro da quello che ero.

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