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CAPITOLO 3

Miles Davis - Autumn Leaves

https://www.youtube.com/watch?v=dsp5OASh7bg

La montagna lo stava già un po' annoiando. Pensò di andare giù dalla Pina, forse c'era Silvia, la figlia e anche se era tatuata e aveva il fidanzato col berimbau era pur sempre una donna. Bruttina, ma comunque... non aveva un cattivo odore, nel senso che si metteva un profumo che aveva un suo perché... un sacco di profumo un po' speziato che avrebbe ucciso in altre situazioni ma che di per sé era indubbiamente sensuale. Pensò a lei che si sfaceva la ciccia tatuata in una stanza impestata di quella porcheria mentre il fidanzato sfrigolava il berimbau accoccolato su una pelle di leone... cose che lasciano il segno.
Forse doveva abbandonare l'idea del mago frustrato e scrivere di questi due amanti molto decadenti. Molto, molto decadenti.

Bussarono alla porta. Andò ad aprire, erano le sei e mezza del pomeriggio.
Il prete del paese; lo conosceva da molti anni anche se non si parlavano spesso.
“Buongiorno. Ho visto l'auto e ho pensato di venire a farle una visita.”
“Entri prego... ha fatto bene. Si sieda.”
“Grazie. Non vengo al punto perché non ce n'é. Volevo solo chiacchierare un po'.”
“Beve un bicchiere?”
“Certamente. Che razza di prete sarei?”
“Già!” Sorrise mentre andava a prendere il dolcetto.
Il sacerdote sorbì un paio di volte, soddisfatto.
“E' meglio di quello che passano a me!”
“Questo è una roba un po' speciale... lei è fortunato.”
Fuori era già quasi buio e lui accese la lampada sul tavolino.

Il prete guardava il liquido bagnare il vetro e ritrarsi. “Non è bellissimo che lo spirito del vino muova il nostro e lo renda agile e aperto?”
“Non avrei saputo scriverlo meglio!”
“Cosa sta scrivendo?”
“Mah... faccio degli esperimenti. Vorrei scrivere un lungo racconto a puntate per una rivista... ne stiamo parlando.”
“Esperimenti: molto interessante. Seziona i suoi personaggi e li sottopone a scariche elettriche?”
“Il suo spirito mi sembra già molto agile Don Luigi.”
“Sempre stato. Sono sempre stato un uomo molto arguto. Ho letto una cosa sua in una rivista. Una rivista, appunto.”
“Non avevo creduto neppure per un attimo che un prete potesse davvero voler solo chiacchierare del più e del meno.”
Fu Don Luigi a ridere forte questa volta.
“Fa qualche differenza?”
“No. In effetti no. In seminario lei doveva avere tutti dieci.”
“Avevo voti altissimi e gli insegnanti andavano pazzi per me.”
“Cosa ha letto di mio nella rivista? A questo punto morirei per saperlo.”
“Era una rivista di quelle destinate esclusivamente alle donne e mi stupii perché quelle righe sembravano voler dire veramente qualcosa...”
“Ah! Sì era un altro esperimento... in ogni rivista mettono una o due pagine non totalmente lobotomizzate. Solo che io ero perfino troppo intelligente anche per quelle.”
“All'università lei doveva avere tutti trenta. Filosofia?”
“Biologia. Andavo benino.”
“Ecco... ricordo ovviamente le parole esatte. Le parole erano queste “...il trascendente è come la donna: non possiamo vivere né con lui né senza di lui...”. Molto arguto. E se glielo dico io che sono un uomo di mondo!”
“E' solo un giuoco di parole, buono per quella carta rubata all'agricoltura... Cosa ci fa un uomo di mondo in questo paesino?”
“Si è dato la risposta formulando la domanda. Mi delude signor scrittore.”
Lui capì e sorrise ma senza allegria.
“Cosa pensò della frase che avevo scritto?”
“Pensai che aveva compresso un sacco di cose in una riga: tutta la mia vita, forse. Ma lei scrive per vivere?”
“Io lavoro in un'azienda chimica. Lavoro in un laboratorio di analisi. Materie prime, monomeri... sa cos'è un monomero?”
“Ci si fanno i polimeri. Per chi mi ha preso? Per un prete di campagna?”
Ridevano e bevevano quello che doveva essere il terzo gotto. Il ministro cominciava a risultargli simpatico.
“Anch'io scrivo.” Disse serio il prete “tengo dei diari, riflessioni e appunti, ma quando li rileggo mi sembrano sempre sciapi e inutili.”
“Succede anche a me, in ispecie con i diari... i diari forse non sono materiale da lettura sono come secrezioni della mente, anzi, escrezioni: conoscerà la differenza di certo...”
“La conosco. Ho studiato fisiologia per mio conto. Nel caso qualche scrittore miscredente volesse mettermi in difficoltà un giorno.”
“Come sa che sono miscredente? E certo qui ci sarebbe da vedere poi...”
“Lei sembra a sua volta avere studiato il suo Bignami di teologia nel caso un prete la dovesse attaccare frontalmente!”
“Ma certamente. Quando uno ha i fondamentali di una materia poi il resto lo può derivare. E poi da bambino ho visto un sacco di messe. E' pazzesco sa? A pensare ora a quella cosa, alla brutta chiesa, ai canti raffazzonati del parroco, ai bisbigli incomprensibili dei fedeli, alle facce da rana di quelli con l'ostia incollata al palato e tutta quella serietà... ecco: salverei la serietà, oggi.”
“Beh... la serietà bisogna attaccarla a qualcosa e quindi perché non alla funzione della domenica, con i suoi paramenti verde ramarro?”
La domanda era tutt'altro che stupida. Rifletteva. Attizzò il fuoco e mentre guardava la fiamma ebbe sentore di essere già sotto scacco matto. Maledetti preti: ne sanno una più del diavolo. Ma di certo almeno una mossa ancora doveva esserci, doveva almeno tentare.
“E sia: vada per la funzione della domenica. E poi capisco che non è possibile che ogni chiesa di paese trabocchi di madonne di Antonello da Messina, ma una briciola di buon gusto in più, un minimo di entusiasmo...”
“La chiesa ha i suoi dirigenti: manager. E i manager hanno il compito istituzionale di rendere inutile e noiosa qualunque idea vitale in modo che diventi controllabile e proficua. E non solo nel loro interesse: i fedeli sono perlopiù manager mancati, direi nel novantanove percento dei casi. E poi questa è solo una delle due facce...”
“Mi ha sorpreso. Qual è l'altra?”
“I manager, i fedeli, lei ed io siamo uomini e non abbiamo in fondo quelle grandi scelte. Le dirò di più: solo Dio cambierà la chiesa, i fedeli, me e perfino lei il giorno che lo vorrà...”
“Ma c'è una palese contraddizione in quel che mi dice!”
“Ah! Fosse solo in quel che dico io.” Il prete era un po' alticcio.

Stava pensando ai manager con le loro cravatte... almeno le avevano fino a quando ne aveva frequentati. Don Luigi riprese, tranquillo.
“Che cosa scrive quindi?”
“Ho buttato giù un'idea. La storia di un tizio che scopre di avere poteri magici.”
“Fa i miracoli. E' quindi un santo?”
“Se vuole. Taglio del salame?”
“Lei sì che è un uomo di mondo. Mi aspetti che ho del formaggio in macchina, quello di qua.”
“Le piace il blues Don Luigi?” Masticavano.
“Lo adoro. Lei la suona quella chitarra?”
“No... pensavo di piantarci le petunie!”
Don Luigi se la stava proprio spassando e cercava di levarsi un filo di salame da un premolare.
“Perché non viene a messa domani? E' mercoledì. Ci saremo io lei e la Mariuccia. Sarà bello, glielo prometto.”
“Com'è questa Mariuccia?”
“Settantacinque anni fa doveva essere una bella donna.”
“Verrò. A che ora attacca?”
“Alle sei e mezza. Se porta la chitarra potrà suonare un blues... le petunie le mette giù dopodomani!”
“Non si può suonare il blues in chiesa: è la musica del diavolo!”
“Palle. Basta che ne scelga uno con intelligenza. La Mariuccia in ogni caso non sa l'inglese e pensare che arrivi qui un italiano che lo comprende veramente, ah! Quello sarebbe un miracolo e mi sarei guadagnato la giornata!... Ovviamente per rispetto ne sceglierà comunque uno appropriato... se parla della gioia o del dolore andrà bene.”
“Su cosa sarà la sua predica?”
“Il brano del Vangelo è quello di Gesù che guarisce una donna il Sabato. I preti di allora si indignarono. Sa, la burocrazia... è un bel problema.”
“Cercherò qualcosa ma mi dà un compito veramente difficile...”

Finirono di cenare e la chiacchiera si spostò finalmente sul pettegolezzo.

Keith Jarret trio - I fall in love too easily

https://www.youtube.com/watch?v=ENrRAIzlL1A