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IL CORRIERE DI DUBBELPOPOLI - 4 Settembre 7177

"Il signor Keuner incontrò il signor Wirr, l'alfiere della lotta contro i giornali. Io sono un grande avversario dei giornali, disse il signor Wirr, non voglio giornali. Il signor Keuner disse: io sono un avversario ancora più grande dei giornali: io voglio giornali diversi." (Bertolt Brecht, Storie del signor Keuner, Einaudi - 2008)

Ascolto: Pippo non lo sa - Trio Lescano (Panzeri-Rastelli-Kramer)

Un paese che dimentica i suoi cronisti non è un paese moderno 

di Alfonso Stevergnini

Oggi non si è ancora spento il clamore per l'incidente che ha mandato tutti noi nel più profondo sconforto, e che ancora è causa di un turbamento potente in molte nostre lettrici e lettori, e già dobbiamo scrivere di eventi in un certo senso ancora più gravi.

Nella mia carriera ho profuso molte energie nell'esercizio di un mestiere che non è dei più semplici. In fondo è sempre possibile prendere una pagina, magari anche la pagina di una penna illustre e usarla per i propri fini.

Senza altri panegirici vi dirò che non è facile difendersi dai calunniatori e per chi fa questo mestiere non vi è calunnia più grave di quella di essere menzogneri. Ed è grave, non perché colpisca la mia umile persona, ma perché distrugge il fondamento del diritto alla ragione e all'informazione degli utenti della nostra impresa culturale e informativa: il vostro diritto.

Abbiamo spesso operato per scoprire, per neutralizzare quelle Feikgnus che il mezzo tecnologico rende così facile confezionare a molti cretini di talento, verificando, confrontando e riflettendo su ogni nostra parola. E così facciamo per ogni trafiletto, per ogni articolo e per ogni fondo della nostra testata. E' una squadra competente e preparata ma soprattutto fedele a quella missione che ci guida da sempre: il senso di responsabilità nei confronti delle lettrici (e dei lettori, ovviamente) chiunque esse siano (ed essi siano, va da sé).

E quindi sentirci accusati da un piccolo giornale di aver riportato una notizia non vera (una "Feikgnus" per usare il termine da loro messo in campo) è stata una sorpresa dapprima, quindi causa di sconforto e poi ci ha generata una più che giustificata rabbia.

Si trattava comunque di un fatto purtroppo non infrequente. Abbiamo adottato la procedura standard e abbiamo pubblicato la smentita della smentita. Abbiamo così riportato in ordine le cose: la vera Feikgnus è la loro. Il credito del nostro giornale è del resto tale per cui pochissimi avrebbero aderito a quel punto alla loro Feikgnus.

Certo, ci sono sempre delle persone (la minoranza che consulta abitualmente quel giornalucolo) che non crederanno mai alla nostra smentita ma questo per noi non ha molta importanza. Queste non comprano il nostro giornale e nemmeno i prodotti dei nostri sponsor pubblicitari. In genere infatti le Feikgnus del loro giornale hanno una certa aria triste e nevrotica che non troverete mai nelle nostre notizie. I loro sponsor, peraltro sono pochi e altrettanto strani ed esoterici.

Il giorno dopo però (e qui sta la triste escalation) ho chiamato il mio amico e compagno di master che lavora all'Agenzia di Stampa ed egli, quasi distrattamente, mi ha chiesto se avevamo già pubblicato la notizia dell'incidente perché c'era stato purtroppo un piccolo qui-pro-quo. Mi si è gelato il sangue. Lui non credeva che ci saremmo buttati a capofitto su quella storia e comunque ci avevano mandato una nota sbagliata. Si trattava sì di un incidente simile ma era accaduto ad altre persone e in una città di un'altra regione in un altro tempo. Era un fatto di torbide vicende amorose, professionali e sessuali, certo. Ma questo era tuttto quel che le due storie avessero in comune. Non si assomigliavano neppure. I morti erano cinque e non due. Tutti omosessuali, meno il barista che non si sapeva bene cosa ci entrasse esattamente. Nell'altra vicenda, quella passata e riesumata dalle memorie di silicio, si trattava invece del classicissimo doppio suicidio tragico-romantico.

In una discoteca alla chiusura il primo, in una villetta dell'entroterra collinare il secondo.

Mi infuriai. Per la seconda volta. "Ma tu mi hai rifilato una Feikgnus!", ho urlato.

Lui si è molto offeso.

"Feikgnus ci sarai tu! Non dovevate affatto pubblicarla l'altro ieri si era detto... ma come lavorate? Eppoi le Feikgnus sono false, questa era tutta robba buona. Solo che era un po' stagionata semmai... potevate farci il paginone della cultura, no?"

"Ma non avevamo niente per la quinta e lì c'è la pubblicità del macchinone elettrico... "

L'ho mandato a scopare il mare. In quel momento ho acceso il computer per vedere le bozze che ci scambiamo tra giornali per sincronizzare le nostre liti e renderle più piacevoli e credibili per i nostri lettori. 

I nostri acerrimi nemici giornalucoli stavano scusandosi con noi per averci accusato di pubblicare Feikgnus. Avevano verificato le fonti e constatato che la nostra notizia era vera al millimetro. La loro Feikgnus sulla Feikgnus era stata, a quanto avevano verificato da una terza agenzia, causata dall'azione di un hacker straniero che aveva danneggiato le loro comunicazioni con la fonte, fatto inusitato vista la sicurezza pressoché totale dei loro sistemi. Poveri imbecilli. Si apriva tutta una pista per la scoperta dell'hacker, buona per cinque o sei numeri.

Mah... forse avrei potuto tornare a casa e farmi un'apericena sul percorso. Ma non era destino. Mi è squillato il cellulare. Un signore con un forte accento regionale ha detto che sapeva tutto. Era il padre dei due fratelli amanti che si erano suicidati molti anni addietro. La moglie si era a malapena ripresa dopo anni e adesso tentavano di riprendere una nuova vita. Alla vista del nostro giornale lei aveva perso il senno e si era uccisa a sua volta.

Aggiunse che lui si chiamava Rocco, che era un ex-pugile e che faceva il riscossore di debiti. Non gli importava della verità o di quali fossero esattamente le mie responsabilità. Sapeva che qualcuno doveva di certo pagare qualcosa e che gli sembravo la persona giusta. Poi ha riattaccato.