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"Ciò che è interessante nelle filosofie è la loro assurdità. Presentano varie possibilità del mondo. Non occorre sceglierne una e accettarla, ma devono esserci. È un povero gioco quello che si accontenta di smascherarle tutte come assurde. Proprio l'assurdo è la cosa più importante: anzi, si potrebbe dire, quello che hanno di più vivo e vitale."  —  Elias Canetti scrittore, saggista e aforista bulgaro 1905 - 1994 La rapidità dello spirito


Io sono un filosofo, un chimico e biologo, un musicista, un tecnico e un esteta. Sono anche un ciclista. Possiedo, se non mi credeste, una bici rugginosa ma molto comoda e robusta con cui vado e vengo dal lavoro. Siccome sono un consumatore la mia bici è dotata di un cesto metallico applicato al manubrio nel quale posso trasportare la spesa.

Non sono tra i primi ciclisti di questa nazione. Anzi, con rammarico devo dire che le mie prestazioni sul percorso casa-lavoro sono scarse, mi dicono. Mi fermo infatti a prendere il caffè in un piccolo caffè (non è un bar, è proprio un "caffè"...) e spesso faccio anche due parole con la signora del caffè.

Questo mi abbassa la media. Invano mi propongo di prendere piuttosto il primo caffè alla macchinetta con le cialde in ufficio. Guadagnerei posizioni in classifica e ne sarei motivato, dice il mio allenatore personale (della cui esistenza fisica sono convinto solo in parte).

Quindi ciclista fetùso. E musicista scarso, nell'ambito di quelli veri, che io son dilettante. Come filosofo però sono davvero un apprendista. Prenderò spero il brevetto in primavera e per ottenerlo devo costruire un libro di filosofia con le mie mani senza avere a disposizione né carta né inchiostro.

Ci sono poi quelle altre cose, ma si fa lunga e noiosa.

Sono qui in veste di filosofo, comunque. E quindi vi farò una lezione di vita. 

Avevo già scritto della mia filosofia molte lune addietro su questo blog ed è il momento di rinfrescarci un po' le idee. Io sono un continentale, ho scoperto. Me lo dico da me. Anche se in realtà ho un carattere molto analitico, pedante: noioso, appunto. Ma sento di dover lasciare un po' il marinaio nella sua taverna (vedi Ritorno alla casa in collina).

Io chi sono? Ho scoperto che questa domanda ha una potenza dirompente. Su un certo Social che ho apertamente denigrato qui (penso si dovrebbe abolirli) ho ascoltato ultimamente una quantità di lezioni di filosofi, spesso tenute in festival appositi (penso si dovrebbe abolirli).

Poi c'è un'altra cosa che mi è piaciuta: uno scrittore alla radio, che con mio stupore non sembrava un truffatore cerebroleso e che, anzi, aveva l'aria di essere interessante e simpatico (peste se mi ricordo come si chiama). Egli ha pronunciato la seguente perla: "Penso che uno scrittore si debba sedere al tavolo, pensare a quel che vuole scrivere e poi trovare il modo di scrivere di tutt'altro... " Ah, se riuscissi... Vi ho detto che sono scrittore? Sono uno scrittore ormai esperto. Comunque... sono anche un ambientalista-ecologista. Non vorrei che un domani se si riesce a fare qualcosa per questo sfacelo poi non risulti nella cronaca... I bravi sono ecologisti, stanno con le donne ma non sono... uff non devo. Questo è quello di cui vorrei scrivere e non devo.

Non sono attivista ma ho amici che lo sono. Molti miei amici sono persone in gamba. Io meno ma comunque sono molto amico di alcuni ambientalisti, di artisti e professori, di musici. 

Ma riprendendo il filo perduto, i filosofi che mi hanno affascinato (e non partivo dal nulla ma da consigli esperti) sono Emanuele Severino, Gianni Vattimo, Giorgio Pasqualotto e ultimo ma primo per importanza, Carlo Sini. Ci sono poi due divulgatori che trovo interessanti, Alan Watts e Umberto Galimberti che hanno però perso lucentezza a fronte degli altri.

Che bello sentir parlare bene. Un po' come sentire qualcuno che sa usare il proprio strumento con maestria e che, per di più, ha perfino qualcosa da dirci. Non sono cose di tutti i giorni.

Eccosì si scoprono cose interessantissime, delle vere chicche del pensiero, del discorso. 

Il dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano dice che esistono molte filosofie ma queste sarebbero collegate da due determinanti: implicano il possesso di una conoscenza la più estesa e la più valida possibile e l'uso di questa conoscenza a vantaggio dell'uomo. (E la donna, aggiungerei? E gli altri animali? Nel senso... avete capito? e le piante? Ma voi sapete che sono anche un commediante, sempre dilettante).

Ma le filosofie, ci dice Canetti, sono assurde. Sono conoscenze estese e valide, utili all'uomo. Ma assurde. Siamo in un guaio. Va ben... tirrem innanz, diceva la mia genitrice quando si incartava nelle sue giornate...

In filosofia ci sono celebri aforismi che rendono evidente la stupidità dello scetticismo dell'uomo della strada nei confronti della filosofia. Ma con gli aforismi, in filosofia, non si fa molta strada e sarebbe bene prenderli sempre un po' con le molle, anche quelli che dicono che la filosofia è assurda sebbene io creda di comprendere cosa Canetti ci volesse dire... mi rifaccio a una frase di Vattimo che, essendo un teorico di un pensiero che non mira a stabilire delle Verità, si trovava a respingere quell'osservazione per cui sarebbe assurdo asserire che non esistono verità assolute perché ciò implicherebbe che nemmeno questa frase sia vera: ergo esse (le verità assolute) esistono. Vattimo si limitava in quella sede a osservare che nessun filosofo aveva mai cambiato le proprie posizioni a causa di quel giochetto logico. 

Ma io chi sono? Io sono appunto un filosofo... per essere filosofi non ci vuole la specializzazione e il certificato ISO9000. Per essere professori ci vuole e ci mancherebbe altro. 

La domanda "io chi sono" mi ha aperto la via di un discorso (e di discorsi stiamo discorrendo: come dice un amico, chi al contrario volesse fare, si accomodi. Là fuori ci sono un sacco di strade da riasfaltare... ma resterà deluso. Prima di cominciare dovrà chiedere da quale strada cominciare, quale sia il bitume giusto, dove possa affittare un piccone e una pala. In breve si troverà preso in molti più discorsi di quelli che ha rifuggito qui.)

Il mio amico è un esercente, un imprenditore, un commerciante, un uomo d'affari, il capo di sé stesso... insomma ha un negozio. Ma il senso della frase l'ho esteso per una suggestione che debbo a Carlo Sini.

Io mi alzerò, prima o poi, e mi laverò i denti, tra le altre cose. E quindi sarò preso nel mondo del fare... come filosofo naturalmente ne ho ribrezzo. Io vivo di soli discorsi. Ho provato, peraltro, a convincere il dentrificio a saltare sullo spazzolino e lo spazzolino a ravanarmi in bocca mentre io continuo a pensare per non uscire dalla mia torre di avorio, ma inutilmente.

La cosa che mi insospettisce però è che gli uomini del fare sono da molti secoli presi in una lotta senza tregua con le cose nella speranza di realizzare un mondo in cui si debba fare meno: "Questo vi lascerà così molto più tempo libero da dedicare a voi stessi... " Gli uomini del fare producono il tempo libero degli altri, apparentemente. Loro sono sempre impegnati e nel tempo che resta dall'opre feconde trafficano nell'orto, a pescare, ad andare per funghi, a dipingere casa e a portare gente in giro con l'automobile, a cucinare... poi c'è la Settimana Enigmistica che è un po' un pensare a metà ( "L'hai già fatto Bartezzaghi questa settimana?").

Vi siete resi conto che mi sono perso? La domanda era "Io chi sono". La domanda ha un fascino particolare perché come il giochetto della Verità che cerca di smentirsi è un gioco di specchi. E qui Borges viene alla mente. Gli specchi e la còpula sono immondi, perché moltiplicano gli uomini (a memoria). Noi non possiamo afferrarci, possiamo mettere gli specchi uno difronte all'altro ma, in quel preciso istante, l'immagine scatta all'infinito e si cancellano tutte le immagini parziali che avevamo intravisto.

Giochi a parte (ma giochi seri, ritengo), la domanda è saltata fuori dal cilindro dei miei ascolti in seguito ad una domanda che mi veniva posta in relazione ad un gruppo musicale molto di moda al momento. La domanda la potremmo formulare così; chiamiamo il noto gruppo musicale gli XXX.

"Cosa ne pensi degli XXX?" 

La domanda è spinosa. Io odio ferocemente gli XXX e vorrei che gli venisse un "quel-tanto-che-basta" da impedir loro di vessarmi con la loro insipida tracotanza quando entro in un bar di cinesi col megaschermo (che poi è lì che tutto si raccoglie, come in quegli scoli della merda a lato delle strade dei villaggi indiani).

Ma io odio quasi tutto e rispiegarne il perché e il percome porterebbe via troppo tempo. Si impone quindi una filtrazione... o magari una seprazione in imbuto, una cosa bellissima che voi che non avete mai lavorato in un laboratorio chimico di un tempo non conoscete. Insomma, bisogna allontanare un'essenza dall'altra, con la consapevolezza che i composti che separiamo, allontanati nei loro rispettivi solventi, saranno infine affatto diversi dalla miscela che li conteneva entrambi.

Semplificando potrei intanto dire questo. Stabilito "Io chi sono" ha forse ancora senso chiedermi cosa ne penso degli "XXX"? Intanto, ci informa Carlo Sini, noi non pensiamo affatto. Noi siamo pieni di pensieri belli e fatti che abbiamo preso di volta in volta per lo scopo del momento e che abbiamo assemblato e ripetiamo in funzione di mille urgenze che ci assediano e per mangiare, per tenere a bada il mondo e, soprattutto, per non fare morire nel fango la nostra stima di noi stessi, architrave di qualunque costrutto esistenziale (anche della follia, diceva Conrad). Se pensate a questo punto di poter basare la stima di voi stessi su argomenti chiari e oggettivi, quindi esaurienti, sarò costretto come filosofo a ritenere che siate veramente pazzi, nel senso clinico del termine.

Non ha senso chiedere io cosa penso degli XXX. Da quando mi sono posto questa domanda ho elaborato decine di discorsi, alcuni feroci, alcuni indulgenti altri che inclinavano a una aperta simpatia. Se volete sapere cosa penso potete scegliere quello che più vi aggrada, tanto, in ogni caso non farà cambiare facilmente il vostro parere sugli XXX, a meno che il vostro parere non fosse basato su un patente malinteso (magari avevate ascoltato gli YYY credendo che fossero loro).

Insomma io odio quasi tutto. Ma ci sono cose che non odio e che non odierò mai, neppure se con riga e compasso mi dimostrassero della necessità geometrica del mio odio. Ad esempio: "Jonny Cash - Folsom Prison Blues - Live at San Quentin".

 "I shot a man in Reno, just to watch him die... "

Nota: questo scritto apre ad alcuni sviluppi. Gli uomini del fare. Gli uomini del pensare... gli uomini del non-pensare. E inoltre: gli altri come specchio di quel che siamo e che vogliamo nascondere a noi stessi... ed altri ricchi premi!