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Ho compreso. Ma è ovvio, molto banale. Quando la nostra testa è nel computer è nel sogno. Non nel nostro sogno, ma nel sogno di altri... La dottrina degli yogin indiani distingueva tre livelli di realtà: quella dell'illusione, dell'allucinazione o del sogno; quella del mondo comune, dell'uomo comune che vive nel mondo e un terzo livello che solo può essere attinto dagli iniziati mediante un lungo allenamento. Così leggevo ier sera. Sarà vero, diciamo.

Ben quando son qui che digito sui tastini di plastica la realtà del corpo si stempera nell'erotico contatto con i tastini elastici. Quello che accade dopo è una realtà che siamo soliti chiamare "virtuale". E sia, anche se poi non sono certo che sia un'estensione appropriata del termine.

Quello che il mio corpo vive, però, è una terribile estensione del sogno, un sogno che ha misteriosamente giurisdizione sulla realtà del mio corpo.

Vengo e mi spiego. Nel mondo del corpo c'è un livello più profondo al quale possiamo chiedere conto delle cose, ma quel che accade ai nostri input nel computer è sospeso alla capricciosa volontà, assoluta e imprevedibile di un Morfeo maligno e vorace.

Vi propongo un racconto che forse vi farà comprendere. Totò, in Totò Sceicco, credo, è assetato nel deserto con Aroldo Tieri. A un certo punto vede un meraviglioso gelataio, con carretto e cappello candido.

Aroldo Tieri cerca invano di avvertirlo che si tratta di un miraggio ma Totò decide che tentare non nuoce. Consegna una lira e si fa confezionare uno splendido cono. Quando cerca di afferrarlo, gelataio, cono e carretto scompaiono.

Aroldo Tieri: "Te l'avevo detto che era un miraggio!"

Totò, indignato: "Sarà stato pure un miraggio, ma la mia lira se l'è tenuta!"