Blog

NOTA IMPORTANTE. La musicoterapia è una disciplina che è praticata da molti professionisti che seguono scuole differenti in molti paesi e per la quale esiste una nutrita bibliografia. Lo scrivente si è formato ad una scuola che fa riferimento, ad esempio, al pensiero fenomenologico-dinamico ed ha una esperienza significativa di utilizzo della musica come mezzo per il miglioramento qualitativo della relazione con l'altro.

Ci tengo però a sottolineare nuovamente che sono consapevole che gli scritti di questo spazio NON SONO scritti relativi alla "tecnica musicoterapeutica" nè articoli a carattere scientifico su scopi, metodi e risultati. Sono, più verosimilmente, riflessioni di carattere filosofico sugli argomenti che alla musicoterapia sono correlati ed hanno, quello sì, l'obiettivo di elicitare emozioni e quindi curiosità e riflessioni.

CONFESSIONI DI UN UOMO NOIOSO (Una superficiale introduzione ad alcuni argomenti correlati al tempo)

Oggi stavo leggendo con gusto la Settimana Enigmistica e non vi dirò né il perché né il percome. Tra l'altro questo passatempo sano ed economico esisteva già ai miei tempi, quelli in cui Berta filava, per intederci. Che poi sono i tempi in cui Carlo, detto "u Cuiga", era all'apice del suo splendore.

Insomma, c'era questa vignetta in cui un tizio arringava un drappello di malcapitati con le seguenti parole: "Io noioso... Ma lo sapete da dove proviene la parola noioso?"

E io vi chiedo: Sapete in quante accezioni e sottoaccezioni esplode la parola tempo nello Zingarelli 1996? (Già... 1996, ne è passato del tempo. Ma questo ho io in casa e su Internet non cerchiamo. Magari dopo, se sarà proprio necessario e a suo tempo.)

La voce Tempo è suddivisa in due paragrafi; il paragrafo I è quello del tempo cronologico: 18 punti. Il paragrafo II è quello del tempo meteorologico che contempla il termine come lo troviamo in locuzioni quali: "Oggi c'è veramente un tempo di m. !!!"

PER NON ESSERE GLI STRAZIATI MARTIRI DEL TEMPO, UBRIACATEVI SENZA POSA! DI VINO, DI POESIA O DI VIRTU': COME VI PARE. (CHARLES BAUDELAIRE) 

Il tempo ha un ruolo centrale nella musicoterapia. E grazie tante, direte! Dov'è che non ce l'ha?

Per non perdere però subito il primo spunto, dobbiamo maledire qui le persone noiose, quelle che si appropriano del nostro tempo e lo usano per i loro scopi senza chiederci il permesso. Io purtroppo sono una di loro e quindi questa maledizione si ritorcerà per tornare a colpirmi al cuore.

Le persone noiose non sembrano accorgersi che l'interlocutore sta svenendo... non parlo dei venditori e truffatori di professione. Alcune persone hanno bisogno di sommergere gli altri con le loro storie a scatole cinesi per sentirsi vivi, per dare un valore al proprio tempo, un valore emozionale. La cosa non mi è estranea, né come vittima, né come carnefice. Il problema è che a volte si vampirizza l'esistenza degli altri in modo eccessivo.

L'insegnante di teoria musicale del corso di musicoterapia, un contrabbassista di levatura internazionale, ci disse un giorno che quando si sale su un palco si è responsabili del tempo degli ascoltatori, non solo del valore del biglietto (il tempo è denaro, ergo: il denaro è tempo), ma soprattutto del tempo della vita che i signori stanno dedicando all'ascolto della nostra musica: quel tempo non tornerà mai più e la qualità della musica che ascoltano in quel tempo fa tutta la differenza.

QUEL VORACE CORMORANO CHE E' IL TEMPO (W. SHAKESPEARE)

Anche le esperienze negative però, paradossalmente ma neanche tanto, arricchissimo il sapore del nostro presente. È quasi una banalità, no? Per questo, cercare di sterilizzare la propria vita dal dolore e dalla noia è una pratica che conduce alla totale alienazione. Io ho questa teoria (e senz'altro l'ho copiata da qualcuno), che l'arte sia SEMPRE la trasposizione estetica, e come tale interessante e fonte di piacere, di una profonda sofferenza. Laddove manca all'origine la componente del dolore scaturiscono altre forme di produzione, di comunicazione: la pubblicità, le foto delle vacanze, le ricette dei cuochi gourmet, quello che in genere si chiama "entertainment". Il problema è che in questi casi la rimozione della sofferenza, la negazione del valore della sofferenza, fa sì che il tedio doloroso ti assalga nel momento in cui questi oggetti vacui e ripetitivi ci vengono imposti a bruciapelo, con la violenza.

Nella musica il tempo è la materia prima: il resto sono additivi. Nel dizionario di cui sopra, alla voce I-5, troviamo che tempo è la divisione della battuta in parti costanti, quel 4/4 o 3/4 come troviamo scritto all'inizio del pentagramma. Assieme all'indicazione di velocità (andante, presto, allegro, ecc.), la frazione definisce il battito di un orologio su cui il musicista regola la musica che sta suonando: "Tic-tac-tac-tac/Tic-tac-tac-tac". Un orologio corre piano o corre lento a seconda di come spostiamo il bilanciere.

In un brano post-bop, su un tempo veloce, diciamo di 240 battiti al minuti (l'orologio fa Tic-tac-tac-tac in un secondo circa), John Coltrane può suonare anche 12 o 16 note al secondo, di pregnante complessità e significato musicale. Pare che alcuni chitarristi (da un sito Internet che non mi perito di menzionare) suonino anche 27 note al secondo. Faranno il cottimo, come certi operai alle presse. È difficile immaginare che in questi casi il cervello del musicista pensi, programmi ed esegua la singola nota e da altre letture so che è addirittura fuori discussione: il musicita, più probabilmente, ascolta quello che le sue mani hanno suonato ancora prima di aver coscienza del processo esecutivo completo. Questo non è male se il signore in questione sa quel che fa e si preoccupa veramente, durante l'esecuzione, di non riversare sul pubblico un torrente di autocelebrazione. Come diceva Mingus (credo), se si preoccupa mentre suona anche di pensare.

COLUI PER IL QUALE IL PRESENTE E' LA SOLA COSA CHE E' PRESENTE, NON CONOSCE NIENTE DEL TEMPO IN CUI VIVE. (Oscar Wilde)

Qui c'è forse un sottile riaggancio alla noia. Le nostre orecchie devono allenarsi, e parlo di una cosa muscolare, anche per essere in grado di ascoltare discorsi così complessi e raffinati. Ho sentito molte persone dire: "A me il jazz non piace, non lo capisco." A me suona un po' come se io andassi da Einstein redivivo e gli dicessi: "La teoria della relatività generale è noiosa, io non la capisco." D'altro canto, la mia vita di uomo noioso, quotidianamente è funestata, afflitta da musiche e immagini presenti in quasi tutti gli spazi pubblici, che al mio orecchio suonano ripetitive, pretenziose e insipide. Dovrei forse rimettermi a studiare: avrò forse perso il contatto con il mio "tempo" (accezione I-12)?

Credo che esistano due modi di fruizione passiva della musica: il piacere dell'ascolto della musica registrata è perlopiù piacere della ripetizione. I centri del piacere, immagino, ci premiano ad ogni ascolto delle nostre musiche preferite. La grande musica, scrive però Jerry Bergonzi nel suo metodo per l'improvvisazione, ha grandi dettagli.

(ASCOLTO: The Beatles: Tomorrow never knows)

https://www.youtube.com/watch?v=Ah2ckzXgrx4&list=RDAh2ckzXgrx4&t=30

Ogni volta che riascolto questa canzone è la prima volta: la complessità è sufficiente a spiazzare il mio apparato mnemonico.

Nella musica live il piacere raddoppia! Può succedere qualunque cosa. Il bello è proprio quello anche se la moderna industria discografica ha attrezzato i propri musicisti come cani di Pavlov, al riparo da iniziative personali con click ed altri marchingegni che per mia fortuna ignoro. Le vendite ne hanno beneficio, e con i ricavati si possono produrre altri dischi, da riprodurre fedelmente sul palco... ecc, ecc. 

In questo articolo potremmo decretare che la noia sia in certo modo uno dei poli che si contrappongono al "senso". In un'esperienza musicale, condivisa qui e adesso, il presente si collega ai ricordi del passate e ai progetti per il prossimo o lontano futuro creando un'esperienza di pienezza emotiva: il contrario di quel "vuoto" che provavo di fronte al teleschermo, pieno di automobili e detersivi, nei pomeriggi in cui la periferia, l'inverno o la solitudine mi inchiodavano a un'inedia colpevole.

CI SI METTE MOLTO TEMPO PER DIVENTARE GIOVANI (P. PICASSO)

La musicoterapia ha a che fare con il coinvolgimento del corpo attraverso le pulsazioni ritmiche che ascoltiamo o produciamo in un'esperienza di "senso".

Il coinvolgimento è il punto centrale in un gioco di ascolto, produzione ed emozione. Come dice un mio amico che è anche un granze jazzista, per valutare se un concerto è bello bisogna vedere se sul palco "succede qualcosa". Nel fatto musicale il prima e il dopo sono presenti sia nel momento, nel farsi dell'esecuzione, nella struttura e nella geografia del brano che nella dimensione storica e affettiva, nei richiami ai percorsi del singolo, della sua comunità, della cultura. Dire che su un palco o in una sessione di musicoterapia sta succedendo qualcosa significa che nella carne e nelle ossa di chi partecipa sono entrati in risonanza un prima e un dopo, il tempo si è strutturato o destrutturato permettendo una comunicazione di alto livello in tempo reale tra i partecipanti. Succede qualcosa: quello che è successo tra il prima e il dopo non era scritto, almeno non nei dettagli più pregnanti. A volte si ha la sensazione, dopo alcune esperienze, di non essere più quelli di prima. E non parlo solo della musica, mi sembra chiaro!

(ASCOLTO: Turn! Turn! Turn! The Birds)

https://www.youtube.com/watch?v=W4ga_M5Zdn4

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna