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Avvertenza: IMPORTANTE. Questo articolo e gli altri di questo spazio non rappresentano pezzi di un manuale di musicoterapia né di un trattato. Rimandiamo per questo a pubblicazioni più corpose e articolate come ad es. "Modelli di improvvisazione in musicoterapia" di K. Bruscia, ISMEZ, 2011. Ci proponiamo qui di dare voce in modo creativo a pensieri che speriamo oggetto di critica serrata ma amichevole. Vi invitiamo a tal fine a utilizzare l'indirizzo di mail [email protected]

LA MUSICOTERAPIA. IL BENE, IL MALE E LE CANZONETTE.

 Ho letto recentemente un articolo, presente nel sito internet della Dott.ssa Margherita Lanza, psicoterapeuta attiva in Genova (www.margheritalanza.it), dal titolo L'origine del bene e del male. L'articolo riporta una panoramica su alcune teorie che si sono succedute, storicamente, nella spiegazione delle origini del comportamento criminale e si sofferma su un concetto in particolare, quello dell'empatia. Empatia: Capacità di un individuo di comprendere in modo immediato i pensieri e gli stati d'animo di un'altra persona (Dizionario Sabatini Colletti).L'empatia è una reazione o una capacità psicologica di reagire dell'individuo al cospetto del suo simile e avrebbe l'effetto di rendere meno probabile l'azione o la reazione aggressiva. Questa capacità è differente nei vari individui e dipende da più fattori.Nell'articolo si sottolinea che la capacità di entrare in relazione empatica con gli altri può cambiare e quindi anche migliorare, specie qualora questo obiettivo venga perseguito in modo mirato mediante un lavoro coordinato di un insieme di attori e operatori.

 (MUSICA) 

Spostandomi in un ambito prettamente musicale che mi è più familiare, e avvicinandomi con strumenti letterari e non scientifici a questo tema, voglio fare alcune osservazioni su due livelli distinti: uno è quello della musica come fatto artistico, che si è confrontato da sempre con le suggestioni del bene e del male. Il secondo è quello del ruolo che la musica può avere nel miglioramento dell'empatia, della qualità del contatto tra individui.

 Il primo ed obbligatorio pensiero va per me al blues: il blues è stato definito musica del diavolo. Il diavolo gioca un ruolo primario in questa musica. Ma non credo che i bluesmen evochino il grande ingannatore quando mettono mano alle chitarre, che lo chiamino a un rito pagano di esaltazione del male.Credo che il diavolo viva principalmente nel blues come immagine del male che un intero popolo ha sofferto a causa della ferocia della storia e di chi la cavalca.

Certo, quando John Lee Hooker canta “I'm bad, I'm bad as Jesse James...” (Sono cattivo, sono cattivo come Jesse James... ), ci sta dicendo che non dobbiamo fidarci: non ha più alcuna intenzione, o forse capacità, di provare empatia per chi gli ha rubato la donna, ne ha già avuto abbastanza. Però la sua voce è calda e viscosa come il miele. Fare all'amore con il diavolo, ascoltando John Lee Hooker, diventa un modo per ingannare lo stesso demonio. Nei blues spesso gli eroi evocati nelle melodie, volutamente e sapientemente lontane da una consonanza euclidea, scelgono di compiere azioni decisamente immorali e violente.In un bellissimo blues di Robert Johnson 32-20 blues, il protagonista afferma con grande tranquillità che sta aspettando la sua donna e che, visto che lei possiede una pistola di calibro molto inferiore, il suo vantaggio nel litigio che presto avrà luogo è assolutamente sicuro.

 Ritengo che sia ovvia una considerazione alla luce della semplice cultura diffusa del nostro tempo: per affrontare il male, che tutti portiamo dentro, dobbiamo riconoscerlo e prevederne le trasformazioni. Molte canzoni che trasudano dalle radio e TV commerciali cantano del bene e del male lasciandoci con la sensazione che il diavolo sia da qualche parte “là fuori”. Il prodotto commerciale non deve mai essere destabilizzante: anche dove il cantante viene proposto con un immagine “graffiante” le melodie del bel canto finiscono spesso per veicolare pentimenti e buoni propositi.

Non ci possiamo fidare troppo di chi si crede assolutamente buono, di chi ci dice che per migliorare dobbiamo semplicemente fare quel che dice o quel che fa. Assolutamente buono e assolutamente cattivo coincidono (se ricordo bene rubo questo concetto a Umberto Eco). Chi ci mostra il male e il bene su di sé e poi ci lascia liberi di fare le nostre scelte ci rende in realtà un servigio molto migliore. Per questo gli eroi negativi del blues, con l'enorme carico di umanità che trasportano ci aiutano a fare i conti con la complessità del reale senza fornire soluzioni stereotipate.

 Naturalmente la fruizione musicale avviene a livelli molteplici e il “principio dei principi” recita: ognuno è libero di ascoltare quel che più gli aggrada quando lo desidera. Questo principio deve però essere pesato alla luce della potenza di fuoco di quella che è definita “musica passiva”, quella del supermercato, per capirci. (Quella “Ragazza d'Ipanema” che risuona nell'ascensore dei Blues Brothers).

Il momento di esecuzione e di fruizione della musica è un momento di sensuale e gioiosa fuga nel presente, se vissuto con ironia e spogliato di vacui significati messianici o metafisici. Nella musica blues, nella materia musicale, è presente una nota aggressiva, nei suoni crunch delle chitarre, e in molti riff ossessivi. Aggressività e melanconia (blues, appunto) sono interpretabili come due diverse manifestazioni della rabbia, del dolore primario che proviamo in reazione al sentimento di vuoto e di frustrazione. Sarebbe però, io credo, semplicistico pensare al fatto musicale come un momento in cui magicamente l'esecutore o il fruitore si liberano del dolore, come se trangugiassero una pozione fatata. La musica, il blues, il jazz, la musica sacra o la musica popolare sono a mio avviso qualcosa di molto più importante: sono preziose per il solo fatto di esserci come portentoso fenomeno culturale. Se io canto una canzone (e i blues sono delle canzoni, di rigorosa e meticolosa fattura) partecipo a quella “cosa” attivamente, la sento nelle vene e nei polsi: quando la canzone finisce il mio contatto con il mondo si è ampliato, si è arricchito. La musica mi circonda ed io ne sono parte attiva: sono entrato in empatia con il mondo attraverso lei. La musica è un oggetto concreto, in carne ed ossa, che esiste nel mondo ed è codificata a partire dalla struttura fine della stessa materia che costituisce gli atomi di cui siamo fatti: l'armonia. Nella musica (nella buona musica, direbbe Duke Ellington) male e bene, dissonanza e consonanza, si mescolano in modo inestricabile e constatare questa contiguità può forse essere utile ad avviare un cambiamento.

 (MUSICOTERAPIA)

Scendendo su un piano più concreto, nella mia esperienza di musicoterapeuta, posso senz'altro testimoniare di come la presenza di uno strumento come la chitarra in un gruppo ed il suo impiego rispettoso degli spazi dei partecipanti, riesca ad attenuare in alcuni casi la disposizione ostile e a volte rabbiosa di alcune persone sofferenti: cantare una canzone che fa parte dell'esperienza estetica del musicoterapeuta e del paziente può essere un vero esercizio di empatia.In questo contesto il musicoterapeuta non ha e non deve avere alcuna preclusione intellettuale o estetica. Ogni canzone condivisa in uno spazio vivo è un oggetto di comunicazione empatica di per sé. La musicoterapia non ha l'effetto di un farmaco e la mente non è soggetta a fenomeni di causa-effetto rigorosamente lineari. Il musicoterapeuta può però aggiungere un tassello al lavoro complessivo di supporto che sarà poi sempre compito del paziente, in quanto libero individuo, mettere a frutto a proprio vantaggio.