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UNA GIORNATA CHE CI UNISCE TUTTI

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Il 21 febbraio è la Giornata Internazionale della Malattia Diabetica. La Confederazione Europea per La Ricerca sul Diabete la celebra ormai da 13 anni.

Si tratta di un evento che ha ormai rilevanza planetaria. L'Istituto per le Malattie del Metabolismo e per il Ballo di San Vito di Pago-Pago è stato l'ultimo ad aderire in ordine di tempo. Un istituto piccolo ma che ha ormai al suo attivo innumere pubblicazioni sempre all'avanguardia. Molti medici si recano a specializzarsi a Pago-Pago e tornano sempre entusiasti e molto abbronzati.

Il 21 febbraio è, ironia della sorte, anche il Giorno Mondiale della Torta di Panna e Cioccolato.

L'Haute Ecole de Cuisine e Patisserie di Ginevra l'ha istituita al fine di riunire i migliori maestri e promuovere quest'arte presso un pubblico sempre più vasto. Il desiderio che anima il presidente Horatio De Millelir è quello di fare in modo che tutti possano godere di una pasticceria che rappresenti la tradizione e la sapienza di un settore millenario, arginando la proliferazione di prodotti industriali insalùbri e approssimativi. 

Il Circolo dei Maitres du Cacao riunisce 181 altissimi e sapientissimi artefici di dolci leccornìe da 180 paesi (non so da quale paese ne vengano due... né cosa trattenga quella manciata di paesi rimanenti dal mandare qualche signore alla bisogna).

Fin qui tutto bene. Il problema nasce per il fatto che, ironia della sorte, la festa-conferenza del diabete, che prevedeva anche un grande pranzo a base di pollo bollito e insalata, con un gran finale con mele cotte e insulina (offerto dalla Casa Farmaceutica Lupomannheim) si doveva tenere all’Hotel Savoia Majestic, nelle sale Mediterraneo e Azzurra a Roma.

La grande apoteosi delle fave di cacao e del grasso di latte di vacca doveva aver luogo invece nella stessa città all’albergo Mediterraneo Azzurro, nelle sale Savoia e Majestic.

L’agenzia organizzatrice degli eventi, per ironia del fato, era la medesima, l’agenzia Hollywood di Sofia, in Bulgaria, operante in regime di pesante agevolazione fiscale. Il proprietario, Dottor Craccatu Discu, è di origine romena e non ha mai avuto, in quel settore, alcun problema con la giustizia noto alle cronache. Eppure le peculiari conseguenze sembra abbiano avuto origine da lì.

Per ironia del destino, nel momento in cui venivano inseriti i dati relativi ai due eventi esclusivi si stava testando da parte del Team Craccatu un nuovo software colombiano per la programmazione automatica dei festeggiamenti.

Quando l’operatrice è tornata dopo l’esercitazione, al programma consueto, ha trasferito i file con un semplice copia-incolla. Le era pur stato detto di non farlo, beata fanciulla, ma il suo fidanzato l’aveva whattsappata proprio in quel momento con una grossa faccina imbronciata. Ironia della vita.

Così i due eventi iperglicemici di dissimile natura si son trovati programmati lo stesso giorno nello stesso albergo, miscelati intimamente nelle varie sale del Savoia Majestic.

Alcuni tecnici a contratto presso la Hollywood (quella di Discu) hanno qualche tempo dopo cercato di capire cosa fosse accaduto. Ma cosa fatta capo ha e, come dicono in Romania “după încheierea ceremoniei sfântul fusese înșelat”.

The Pink Panther in "Pink in the Clink" - YouTube

Un’agenzia di Roma, l’agenzia Hollywood (sorte malandrina) aveva in appalto l’allestimento degli ambienti e uno dei manovali ebbe il sospetto che qualcosa non quadrasse ma era nuovo e si guardò bene dal dire alcunché. “Tu fatti sempre i cazzi tuoi e tutto filerà una meraviglia!”, aveva detto il docente alla formazione specifica.

Grandi poster di pancreas gialli facevano mostra di sé accanto a torte di polistirolo decorate con snelle siringhe di plastica. Un poster di una splendida bionda che declamava orgogliosa “Il cioccolato non ingrassa” risplendeva accanto alla foto di un anziano con i capelli candidi, fiero del suo pulcioso pacchetto di dolcificante e sormontato da una didascalia che recitava “Lo zucchero non è tutto nella vita”.

Da lontano il colpo d’occhio era assolutamente consueto e la moquette rossa completava il tutto immacolata, conferendo sontuosità a quella specie di gigantesco magazzino di paccottiglia.

Cibo, hostess, dolci e medicinali, i veri protagonisti, sarebbero arrivati la mattina dopo.

Alle 10 in punto giunsero con i loro inviti dell’agenzia Hollywood (quella rumena), il dott. Ceciaro della clinica Tiburtina e un medico di Pago-Pago, il Dottor Togo-Togo.

Le hostess del diabete (dell’agenzia svedese Hollywood… coincidenze!) sorridendo li guidarono verso la sala dove erano ammassati dolci per una colazione tipo Re Sole e grandi cuccume di tisana di finocchio.

Arrivavano alla spicciolata signori vestiti di bianco, con brache a quadretti e cappelloni bianchi, abiti invero eccentrici per un convegno medico!

I cerusici poi compresero. Erano i cuochi… per il buffet… ma perché così tanti? Lo straniero approcciò il Dottor Ceciaro “Togo-Togo, Pago-Pago!” e gli porse la mano giulivo.

Ceciaro ebbe una specie di destrutturazione della sua percezione della realtà alla vista contemporanea della torta trafitta dalle siringhe e gli sovvenne Tommy di Ken Russell.

Un’impresa dolciaria (la dolciaria Hollywood, neanche a dirlo) trasportava le torte industriali alla panna e cioccolato e le distribuiva ovunque (erano venuti a celebrare la tradizione non a seppellire l’industria).

Giungeva intanto il primo carico da un torpedone di diabetici, attirati alla conferenza con una lotteria del farmaco che prometteva al vincitore una fornitura imperitura di qualunque molecola lo avesse solleticato. Erano malcapitati pescati dalle liste degli specialisti.

Si trovarono di fronte un muro di panna e cioccolato, ammassato nell’ingresso in attesa di essere trasportato dentro. Qualcuno pensò a un attentato. Il sorriso delle hostess però non diede loro tregua. Uomini, torte, medicinali, cuochi e dottori si stavano infittendo nei locali i cui temi originali erano stati mischiati a casaccio dall’infido programmetto.

Gli animi si stavano surriscaldando.

A quel punto giunsero pressoché assieme De Millelir e La Dottoressa Inge Neinzucker, della clinica per disturbi vari di Artzblinckensgass. (Nemmeno a dirsi, un’eccellenza all’avanguardia).

Si scrutavano all’ingresso della prima sala e si fiutavano come un grosso bufalo e un leopardo.

“Kosa è? Ke suzzede kvi? Lei con buffo kapellen ki è?!”

De Millelir la guardò e per un attimo sembrò dovesse dire “Merde!”

Invece si levò più dritto e disse “Mio nonno era il cuoco di Amedeo Nazzari!”

Un tizio lì vicino esplose in una fragorosa risata. Non si tratteneva e con una mano tesa lo apostrofava “Er cuoc… er cuoco de … ah Ammedeo Nazzari… ah…” Si scompisciava. Si allontanò. Aveva una tuta blu e nessuno seppe mai chi era.

Comunque Millelir si indispettì non poco. La Dottoressa Inge Neinzucker però mantenne la calma e i due in breve riuscirono a presentarsi e a intuire quel che potesse aver determinato la loro compresenza in quel manicomio.

Entrarono nella sala e contemplarono quello spettacolo surreale. La Neinzucker, che un po’ d’arte collezionava, ne colse anche il lato interessante. Millelir meno. Tutta la vita aveva fatto risotti, brasati e pasticcini e di fronte a un quadro si ritrovava in genere a ricapitolare il conto del macellaio per capire se davvero gli avesse rubato anche quella volta.

Certo, comprendere era in fondo semplice, ma spiegare a tutti? E venirne a capo? Si appartarono in uno sgabuzzo dove, pur nella disparità di idioma, riuscirono ad accordarsi.

Avrebbero spiegato che era tutto perfettamente programmato. Francia e Germania, lo zucchero e l’insulina, diabetici e golosi: una conciliazione che si attendeva da troppo tempo e che quel giorno avrebbe visto la parte migliore di ciccioni e penitenti del globo trionfare in un abbraccio ecumenico.

Dovevano adesso spiegare ai loro luogotenenti senza far loro capire troppo, al giovane Dottor Werther e alla fatale assistente cuoca Isabelle.

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Intanto, nella sala, diabetici e diabetologi, pasticceri e golosi si ammassavano in una calca disordinata nella quale si parlavano le lingue più disparate. Giunsero le hostess del cioccolato e panna ed erano vestite con gonna inguinale, come le svedesi, ma erano tutte latine e gli abiti erano a sbuffi carioca e variopinti.

Le svedesi, nei loro completini bianco-rosso infermieristico apparvero improvvisamente scialbe e slavatucce.

Un’orchestra di mariachi seguiva le stanghe brune strimpellando. Tra le sambeire e le valchirie si creò una immediata incomprensione che sfociò man mano in aperta ostilità.

Fu in quel momento che, attivato dal programma di Craccatu Discu irruppe da un angolo lui, la star della giornata taumaturgica: Glucosino, il robot dotato di intelligenza artificiale, parlante e pensante e benedetto da una forte empatia. Il suo compito era quello di approcciare i presenti e dar sfoggio di competenza raccogliendo anamnesi e somministrando iniezioni ipodermiche mirate e consigli avveduti. Si pensava di sviluppare per i pazienti in futuro un assistente personale che li avrebbe seguiti ovunque e dotarlo eventualmente delle fattezze dell’attrice da loro prediletta.

Glucosino invece era fatto a robot, la solita robba bianca tipo palline da ping-pong e pezzi avanzati del trenino elettrico. Aveva una cartuccera di siringhe a tracolla tipo “arriva Zapata”.

Arrivò a trenta all’ora su una cicciona trafelata che raspava in una enorme torta cercando di estrarne il pan di spagna di sotto. Aveva la bocca debordante. Il cartone animato le disse, con la voce di Marlon Brando: “Ciao, io sono Glucosino, caro Ugo! Da oggi la tua vita sarà differente! Bzzzz… Si prendono quattro uova, si sbattono bene-bene, si montano i bianchi a neve e poi… “ Straaan. Fu qui che le assestò una siringata terribile nel braccio importante. Lei era sorpresa. Il robot sembrava ridere crudelmente… forse avevano esagerato con l’intelligenza.

Ci vollero meno di cinque secondi che pure nel silenzio sembrarono eterni. La donna lo colpì in modo così violento che il frullatore saccente volò ad agitarsi a zampe all’aria tre metri più in là. Gli astanti gli si avventarono sopra per smembrarlo.

Intanto le hostess erano passate alle vie di fatto e se le davano senza esclusione di graffi e morsi in una specie di pozza di cioccolata che si allargava sul pavimento. I mariachi suonavano imperterriti.

Quando i luogotenenti dei supercapi giunsero nella sala tutto era ormai fuori controllo in un orgia di alcol, abbuffate e violenza feroce.

Muddy Waters - I Can't Call Her Sugar - YouTube

(Continua a richiesta)