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TRE UOMINI IN BARCA (PER TACER DI K.) - Seconda parte

Mina - Citta' vuota - YouTube

Io non sono un letterato di professione e susciterò in più d’uno che possieda in queste materie una preparazione più strutturata un moto di infastidito compatimento. Ma penso sempre, come quando suono per un pubblico, che uno, forse almeno uno si sarà divertito... e quindi ne vale la pena.

L’enciclopedia Britannica definisce Jerome “unintellectual”, o almeno così sarebbe la sua prosa. Penso sia inteso come un complimento o, se gli inglesi riescono nel miracolo, come un aggettivo neutro. Ci sono persone a cui piacciono le cose complesse, ramificate (“intellectual”) e quelle che le vogliono pane al pane e vino al vino.

Secondo l’enciclopedia britannica quindi Jerome ha venduto milioni di copie perché la sua prosa era semplice, diretta e non necessitava di grossi riferimenti culturali per essere apprezzata. Un po’ come i Ricchi e Poveri o La prova del cuoco. Ma forse anche i Beatles e Vincent Van Gogh.

Io, dal canto mio, siccome rodo di non essere un professionista delle belle lettere mi sono studiato di arrivare, parlando dei quattro amici sul fiume, a un libro più convoluto sul piano della scrittura: “Cos’è metafisica?” di Martin Heidegger (Adelphi, 2001 – Prima edizione 1929).

Ma non sarà facile.

Vediamo intanto questa voce dell’enciclopedia di Sua Maestà:

Jerome K. Jerome, in full Jerome Klapka Jerome, (born May 2, 1859, Walsall, Staffordshire, Eng.—died June 14, 1927, Northampton, Northamptonshire), English novelist and playwright whose humour—warm, unsatirical, and unintellectual—won him wide following.

- Unsatirical: non satirico

- Unintellectual: non speculativo.

 

Mah… non so.

Una cosa di cui sono assolutamente certo è che per leggere Tre Uomini in barca ci vuole il senso dell’umorismo. Il senso dell’umorismo è un po’ come il punto euclideo. Mettersi a spiegare cos’è porta via tempo. Tanto.

E allora usiamo una definizione pratica: il senso dell’umorismo è una cosa che, noi che ce l’abbiamo, ci accorgiamo subito a chi difetta. Il mondo si divide a ben vedere in queste due categorie di persone. Come direbbe Elwood Blues io, te... loro. Nazionalità, appartenenza politica, livello culturale e altre sottigliezze svaniscono come ali di libellula al cospetto di questa frattura primaria tra chi sa ridere a tempo e chi no.

The Blues Brothers (1980) - Everybody Needs Somebody to Love Scene (6/9) | Movieclips - YouTube

Ci sono quelle noiose trasmissioni in cui chiedono ai Vips cosa si vorrebbero portare sulla stupida isola deserta. E’ una cosa idiota, lo so, ma va molto. Ecco, io non so… niente amenicoli e cianciafruscole: solo pregherei il signore del Wallalla che Venerdì avesse il senso dell’umorismo.

Ho ascoltato di passaggio un tipo che su youtubbe pontificava su questo nostro romanzo. Diceva cose interessanti, tanto che mi sono innervosito perché molte me le aveva chiaramente rubate. Solo che poi, con un impercettibile sospiro, ha fatto una pausa e ha spiegato che era di certo disdicevole che Jerry (Jerry?) non deprecasse in modo esplicito fumo e alcool. La sua lettura era stata talmente approfondita che si era trasmogrifato in un personaggio di K. Solo che non faceva ridere…

Secondo lo scrivente (che poi sarei io) Tre uomini in barca è al contempo romanzo e trattato sul senso dell’umorismo.

Divertiamoci un po’, se vi va. (Chi non ha il senso dell’umorismo, o teme che io gli rovini la lettura che aveva programmato per il 2028 quando ci sarà la guerra con le armi chimiche, può saltare alla mia prossima fatica).

J. va dal Farmacista dopo la visita dal suo medico con la ricetta.

“…Non mi venne in mente di aprirla. La portai dal farmacista più vicino, e gliela consegnai. Il farmacista la lesse, e poi me la diede indietro. Disse che quella roba non la teneva. Io domandai: — Non fate il farmacista? Mi rispose: — Faccio il farmacista. Se fossi un magazzino cooperativo o un ristorante per famiglie, sarei in grado di servirvi. Ne sono impedito dall’essere soltanto farmacista. Lessi la ricetta. Diceva:

«1 libbra di bistecche con

1 pinta di birra amara ogni sei ore.

1 passeggiata di dieci miglia tutte le mattine.

1 letto alle 11 in punto tutte le sere.

 E non t’ingombrare la testa di cose che non capisci».

Ci sono i dosaggi… 1 letto alle 11 in punto tutte le sere.

Ma proseguiamo.

“Accadde una cosa, piuttosto divertente mentre mi vestivo, quella mattina. Sentivo molto freddo ritornando nella barca, e, nella fretta di mettermi la camicia, la feci cadere nell’acqua. Diventai terribilmente furioso, anche perchè Giorgio s’era messo a ridere. Io non ci vedevo nulla da ridere, e glielo dissi; ma egli si mise a ridere più forte. Non avevo visto mai nessuno ridere tanto. Persi la pazienza finalmente, e gli feci capire che sorta d’irritante, stupido e miserabile idiota egli fosse; ma questo lo fece sbellicare. E poi, appunto nel momento che io ripescavo la camicia, m’accorsi che non era niente affatto la mia, ma quella di Giorgio, che avevo scambiata per la mia. Allora mi lampeggiò per la prima volta l’umorismo dell’incidente, e cominciai io a ridere; e quanto più guardavo dalla camicia inzuppata a Giorgio, sbellicandomi, tanto più ero divertito; e risi tanto e poi tanto, che la camicia mi scappò di mano nell’acqua un’altra volta.

— E non corri a ripescarla? — disse Giorgio continuando a sbellicarsi. Ridevo tanto che non potei rispondergli subito, ma infine, fra i miei scoppî di risa, riuscii a balbettare: — Non è la mia… è la tua! Non avevo visto mai nessuno cambiar così immediatamente dal leggero al grave. — Come! — egli strillò, saltando. — Stupido asino! Perchè non stai più attento a ciò che fai? Perchè diavolo non vai a vestirti sulla riva? Tu non sei fatto per viaggiare in barca, no, proprio… Dammi subito la gaffa. Tentai di fargli capire quanto la cosa fosse divertente, ma non ci arrivò. Giorgio mostra talvolta qualche ottusità nel comprendere uno scherzo.”

Ricorsivo, no? Un libro umoristico nel quale i protagonisti vengono presi da risa convulse permettendo all’autore di disegnare uno schema quasi cartesiano su cosa sia divertente e cosa no. E soprattutto suggerendo che il fenomeno, nella sua essenza non è indipendente dall’occhio dell’osservatore.

Jerome è nato nel 1859 e morto nel 1927. Credo che sia successo tutto in quel periodo. Tutto quel che conta nella storia del pensiero moderno. Poi hanno inventato la bomba atomica, la TV, i computer, internet. Il pensiero è diventato piuttosto obsoleto, strada facendo.

First published by John Murray, 1859”, dice la mia copia dell’Origine delle specie di Charles Darwin. Adesso in libreria troviamo Alberto Angela. Quando ci va di lusso. E sedicenti scrittori nei Blog, una vera calamità.

La mia Garzantina dice che invece, nel 1927, viene alla luce Essere e Tempo di M. Heidegger (ma che combinazione! Cosa non è la fortuna! Tra l’altro era amico di Husserl. Sono un fenomeno). Non voglio tediarvi con una lista un po’ saccente, io come sapete sono uno scrivano, per quanto di prima classe (Bartleby lo scrivano è del 1856 e Moby Dick, scritto nel 1851, sembra aver trovato la sua strada verso il pubblico solo negli anni ’20 del novecento, fermentava durante la vita di Jerome)

Avevo un libro di pensierini scritti da bambini delle scuole elementari. Uno lo posso citare a memoria “Gli uomini primitivi sentivano un gran bisogno di avere idee nuove: e allora ci pensavano."

Noi siamo uomini ormai padroni di una cultura, una tecnologia e una scienza stupefacenti. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno sono idee nuove (come diceva agli aspiranti scrittori, pare, Cesare Pavese traduttore di Moby Dick).

E’ che io sono vagamente unsatirical e anche un po’ unintellectual e non potrei mai situare veramente Jerome nella storia della letteratura: avrò letto sì e no venti pagine di Dickens! Voi dovete assolutamente comprendere… ma comprenderete, a suo tempo.

Innanzi tutto c’è questo:

"Avevamo bisogno di quella cena. Per lo spazio di trentacinque minuti non si udì altro suono per tutta la lunghezza e la larghezza della barca, che quello delle posate e dei piatti e il continuo macinio di quattro serie di molari. Alla fine di trentacinque minuti, Harris disse: — Ah! — e cambiò di posto alla gamba destra, che accavalciò sulla sinistra. Cinque minuti dopo, Giorgio disse: — Ah! — anche lui, e gettò il suo piatto sulla riva; e tre minuti dopo Montmorency diede il primo segno di soddisfazione da quando eravamo partiti, sdraiandosi a ciambella con le gambe stese; e poi io dissi: — Ah! — e ripiegai indietro la testa, urtando contro uno degli archi; ma non ci badai. Non bestemmiai neppure.

 Come uno si sente buono quando è sazio – come soddisfatto di sè stesso e del mondo! Molti sanno di poter affermare che la coscienza limpida forma la contentezza e la felicità dell’uomo; ma lo stomaco pieno ci riesce allo stesso modo, con più facilità e a più buon mercato. Uno si sente così disposto al perdono e così generoso dopo un pasto sostanzioso e ben digerito – pieno di tanta nobiltà e di tanto cuore! È stranissimo questo dominio del nostro intelletto da parte degli organi della digestione. Noi non possiamo lavorare, non possiamo pensare, se il nostro stomaco non vuole. È lui che ci detta le passioni e le commozioni. Dopo le uova e il prosciutto, ci dice: — Lavorate! — Dopo la bistecca e la birra, ci dice: — Dormite! — Dopo una tazza di tè (due cucchiaini per ogni tazza, e non lasciarlo stare più di tre minuti), dice al cervello: — Ora lévati e mostra la tua forza. Sii eloquente, profondo e tenero; guarda, con occhio limpido, nella natura e nella vita; apri le candide ali del trepido pensiero, e librati, spirito divino, sul mondo turbinoso al disotto, su per i lunghi sentieri delle stelle fiammeggianti fino alle porte dell’eternità. Dopo le ciambelle calde, dice: — Sii ottuso e senza anima, come una bestia dei campi… un animale senza cervello, con gli sguardi intontiti, senza un raggio di fantasia, di speranza, di paura, di amore o di vita. E dopo l’acquavite, tracannata in sufficiente quantità, dice: — Ora su, matto, sogghigna e barcolla, in modo che i tuoi simili possano ridere… Farnetica e barbuglia  in suoni insensati, e mostra che miserabile imbecille sia quel povero essere il cui spirito e la cui volontà sono annegati, come micini l’uno accanto all’altro, in un paio di centimetri d’alcool. — Noi siamo gl’infelici schiavi del nostro stomaco. Lasciate andare la moralità e la giustizia, amici miei: vigilate accuratamente il vostro stomaco, e alimentatelo con giudizio. Allora la virtù e la gioia vi regneranno in cuore senza alcuno sforzo da parte vostra, e sarete buoni cittadini, mariti affettuosi e teneri padri… degli uomini nobili e pii.

Io e J. siamo piuttosto unintellectual ma credo che i signori della pace e della guerra, prima di andare a dormire, più che il Principe di Machiavelli, si rileggano l’un l’altro questo brano. Non per rammentarsi di magnare in abbondanza, che è dono che il Signore ha dato loro innato, ma che c’è un solo grande errore che non devono mai commettere nei confronti del loro amato popolo se gli preme la ghirba: voltar loro distrattamente le spalle quando la pappa col pomodoro scarseggia. Gli asceti ci sono, sì, ma i loro partiti scarsamente arrivano all'1%.

The Clash - Revolution Rock (Official Audio) - YouTube

L’interpretazione dei sogni di Freud è del 1900, son quasi certo. Freud era molto intellectual (anche se piuttosto unsatirical, in senso stretto), ma questa idea di J. che l’azione che insegue moralità e giustizia si trovi in grande difficoltà qualora non si poggi prima su qualcosa che si situa ad un livello molto più viscerale, credo lo avrebbe affascinato.

Ma anche stasera è giunto il momento di concedersi un meritato riposo.

(Fine seconda parte)

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