Blog

 LXXXI - MA COSA POSSO ENTRARCI IO CON GIULIO CESARE?

Si parla a volte di potere. Ed è un soggetto che penso si confaccia al discorso e alla pratica musicoterapeutica. E’ un soggetto affascinante e pauroso.

Oggi (ma anche ieri) mi capitano molte coincidenze. Mentre mi lavavo e pensavo a queste cose del potere, qualunque cosa sia, alla radio hanno trasmesso una canzone dei Litfiba, sempre insopportabili come la prima volta e vecchi come trent’anni fa. A detta del presentatore si trattava di un inno contro il potere e i totalitarismi (una forma di potere molto invisa, e a ragione ritengo).

Io non vi parlerò propriamente del potere, che non sono ferrato in proposito, bensì, obliquamente, delle mie paranoie. Credo la paranoia abbia molto a che fare col potere: con tutte quelle cose che pensiamo abbiano il potere di nuocerci, a torto, a ragione o per una fortuita combinazione: uomini stupidi o malvagi, malanni o cataclismi, meteore o supernove. Il caso. Il caso è terribile, implacabile. E’ un killer inafferrabile e crudele. Il modo di difendersi c’è: basta camminare sempre e solo lungo la stessa linea, andata, ritorno, andata, ritorno… Come oscillatori di una pendola e suonare ogni sette percorsi. E mettere in moto altre pendole, che metteranno in moto altre pendole.

Certo non è sufficiente ma penso che male non faccia, come l’omeopatia o le tisane.

Potere in inglese si dice “power”, che sta anche per potenza, potenza di un motore, potenza di una base numerica. Potenza e potere sono invece da noi portati da due parole differenti.

Così ne dice Bruto nella tragedia Giulio Cesare, di William Shakespeare.

“Th’ abuse of greatness is when it disjoins remorse from power.”

"L’abuso della grandezza si ha quando essa disgiunge la pietà dal potere." (Traduzione da un sito di internet corredato di intrusive pubblicità di Amazon).

Possiedo inoltre un libretto di questa tragedia, Newton Compton. Traduzione di Flavio Giacomantonio.

Si fa cattivo uso dell’autorità, quando la pietà viene disgiunta dal potere.”

https://www.youtube.com/watch?v=yR-SZheilTg

Mi sorge un’osservazione: sui dizionari che sono qui a portata di mano, compreso un piccolo Webster (stampato a Berlino), “remorse” viene tradotto nell’area semantica di “rimorso”. Però scopro che possiede un rimando ormai obsoleto a “compassion”. Il problema filologico va molto al di là della mia misera persona.

Mi sembra di intravvedere qui due possibili atteggiamenti di fronte al potere.

Per iniziare: un timore, nutrito di sospetto che, d'altra parte, ammette che il potere sia un elemento imprescindibile della vita. Che ammetterne una certa quantità nelle cose del mondo sia inevitabile e, seppur pericoloso e doloroso, connaturato allo svolgersi delle vicende umane.

Un secondo tipo di sentimento (un’altra grande forza) si agita nel sogno degli uomini che si librano in volo al di sopra del fango: un mondo in cui la compassione non sia semplicemente stucchevole prerogativa dell’autorità, ma la preceda a disegnare una convivenza nella quale di autorità non vi è punto bisogno.

Ed è un’altra combinazione, o sincronicità nel linguaggio che mi guida a giocare ancora con la diffrazione semantica delle parole che stiamo inseguendo. Possiedo una edizione tascabile del “Libro del potere” di Simone Weil. Il primo capitolo si apre così: “Il vero eroe, il vero argomento, il centro dell’Iliade è la forza.

Giuro sulla mia Gibson del 1959 che quando ho scritto la parola “forza” poche righe sopra non lo avevo ancora aperto a quella pagina.

Ma è ovvio: in fisica il Lavoro, che è una forma di energia, viene prodotto da una Forza che si muove nello spazio. E la potenza (power) è la quantità di energia che un aggeggio è capace di mettere in gioco in una certa unità di tempo. Ne consegue che la forza è, almeno in senso poetico, la manifestazione attuale, agente, della potenza. Del potere.

Ora non riesco a ricordare chi lo ha detto ma nel gioco delle forze che agitano la nostra vita è presumibilmente implicito un certo quantitativo di potere che ognuno di noi attende di mettere in atto: come in un blues o in una sinfonia. E per far questo ha bisogno degli altri.

 (1) Art Blakey & The Jazz Messengers / Blues March (1989) - YouTube

Riportiamo i piedi saldamente a terra e prendiamo come esempio di vita vissuta la seguente affermazione “Guarda che poi lui ti spacca la faccia e c’ha ragione!”

Se questo signore, che è poi eventualmente costretto a spaccarti la faccia, non si esime dal provare una certa compassione alla vista del tuo labbro maciullato, si può dire che i conti per Bruto tornino.

Fabrizio De André, che alle parole era molto attento, ci suggerisce che non esistano poteri buoni (forse anarchicamente) ma potremmo rimediare pensando che nessun potere pretende in fondo di esserlo (almeno al di fuori delle finzioni comunicative e rituali). Mi sovviene una frase sentita e risentita in molti film: “Non voglio la tua compassione!” I compassionevoli in fondo non sono bella gente. Nessuno di noi vuole la loro compassione. Sappiamo con la pancia cosa si nasconde dietro alla compassione: il potere.

E il potere, come si diceva, è forse imprescindibile, è forse inestricabilmente legato a quel che siamo ma sa di fiele e puzza di marcio. E fiele e marcio albergano nelle nostre viscere e ci svolgono una funzione vitale: ma sono orrendi e disgustosi.

Quindi forza e potere: atto e potenza. Dolore e paura. E si può forse vivere senza paura? Dicono di no. Si può avere così tanta paura del potere da finire per amarlo alla follia. Mi sembra piuttosto logico.

(1) Oliver Onions - Dune Buggy - OMPS "...altrimenti ci arrabbiamo!" - YouTube

Io sono paranoico e questo già l’ho confessato in questo blog. Non penso mai che le cose siano come appaiano. Ho paura degli amici: figuratevi dei nemici e del Grande Fratello. Probabilmente ho grossi problemi con l’autorità che del potere sembrerebbe pur essere la versione intelligibile. Sarà per la mia soprannaturale pigrizia?

Il mondo è pieno di persone che dicono cosa bisognerebbe fare e cosa non bisognerebbe fare e io tra loro sono una delle più attive. E quanto più mi propongo di dedicarmi al tombolo o al decoupage tanto più vengo tirato in dispute feroci su cose di cui non capisco nulla e che pure mi fanno arrabbiare: è per il principio, non per i soldi!

Io penso che sia IL POTERE che ha architettato questa grande rete in cui tutti veniamo presi a condividere il rimorso (remorse) per le decisioni che altri prendono. La rete… e il potere. Ne vogliamo parlare? Questa cosa che ora state leggendo… LA RETE. Ora c’è gente che pensa che con i social si possano fare le rivoluzioni. Non è ridicolo? E nel 1789 avevano Facebook o Instagram? Me la spasso. E ci sono persone ancora più imbecilli che hanno pensato che la rete le avrebbe prevenute, le rivoluzioni. E’ un po’ come pensare di andare sulla Luna a cavallo di un videogioco, di Space Invaders.

Ah, io me la spasso: qua col culo al caldo. Mi mangio lo yoghurt e mi vivo la mia breve traiettoria, che un positrone in una camera a bolle lascerà più segno di me nell’universo. Insomma, sia chiaro: il potere di me non si deve preoccupare. Sono un inetto, conformista quel poco che basta e rivoluzionario solo la domenica dalle quattordici alle diciotto. Giuro che sto bravo. Mi basterebbe non mi si pigliasse per il culo, ma se è necessario ben venga. Son qui pronto a prestare la mia opera.

(1) Bud Spencer & Terence Hill - Lalalalalala [English] - YouTube