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MESSICO E NUVOLE - Enzo Jannacci

https://www.youtube.com/watch?v=e7eZXmZ6rWk

Cerco una fonte di ispirazione per dare una forma scritta a un senso vago di spaesamento. Questa sera, a dir la verità, mi sento bene, più tranquillo che non nelle sere della settimana trascorsa. Quanto al mese andato già non lo ricordo.

Vado alla mia libreria che è avara di spunti letterari. Sfoglio. Leggo. Lascio quel che non mi sembra di misura.

Trovo questo segnalibro, nell’Antologia di Spoon River, Einaudi, pagina 293.

Jakob Godbey

Cosa provaste, voi libertari,

che sprecaste l’ingegno a escogitar begli argomenti

nell’osteria, come se la Libertà

non si potesse trovare in altro luogo che al bar

o a tavola, tracannando?

Cosa provaste, Ben Pantier, e tutti gli altri di voi,

che quasi mi lapidaste come tiranno,

mi faceste passare per moralista

e per un asceta collotorto che si acciglia sull'Yorkshire Pudding,

sopra l’arrosto e la birra e la cordialità e il cuor contento –

cose che non vedeste mai in un’osteria in tutta la vita?

Cosa provaste quando io fui morto e sepolto,

e la vostra dea, la Libertà, smascherata come una donnaccia,

si vendette per le strade di Spoon River

agli insolenti giganti

che venivan a popolare le osterie da lontano?

Vi accorgeste che la libertà individuale

È libertà dello spirito

Piuttosto che del ventre?

 

Sono tantissimi i morti della collina. 488 a un conto sommario. Perché sono sempre così arrabbiato? Perché mi importa di quel che non so poi nemmeno cosa sia? Nella mia libreria vi è anche un altro poeta, di segni differenti. E’ in un’antologia del 1949, “Le tre corone”, assieme al Carducci e al Pascoli.

Scriveva così:

O grande Estate, delizia grande tra l’alpe e il mare,

tra così candidi marmi ed acque così soavi

nuda le aeree membra che riga il tuo sangue d’oro

odorate di aliga di resina e di alloro,

laudata sii,

o voluttà grande nel cielo nella terra e nel mare

e nei fianchi del fauno, o Estate, e nel mio cantare,

laudata sii

tu che colmasti de’ tuoi più ricchi doni il nostro giorno

e prolunghi sugli oleandri la luce del tramonto

a miracol mostrare!

Sapete bene di chi si tratti. Il professore in quinta superiore mi spiegò che era un coglione. Che ci sono, insomma, cretini di talento, espressione che ho appreso molto dopo. Non è tutto oro quel che luce, si potrebbe anche dire.

Eppure, quegli oleandri su cui l’estate prolunga la luce del tramonto… li vedo, nel giardinetto del mio primissimo grande amore, separato dalla strada che scendeva, da quegli oleandri che sapevamo velenosi e da una griglia di losanghe arrugginite. Lei aveva capelli lunghissimi e sembrava Romina Power, quella che adesso dicono canti per gli oligarchi della mafia russa. Allora non lo avrei mai pensato. C’era una copertina di un 45 giri con un prato e questa ragazza che correva… prati, oleandri e una libertà che non poteva tardare. Avremmo portato i capelli lunghi! Basta parrucchieri. E ci saremmo sempre vestiti con un paio di jeans e un maglione. Magari due, per poterci cambiare che io poi di puzzoni in quegli anni non me ne ricordo. Anzi… direi che ci si lavava un sacco. Capelli lunghi ma sempre puliti! Eravamo gente per bene.

Eravamo dei libertari bacchettoni. Il mondo stava chiaramente trasformandosi in un posto meraviglioso. Tutte le persone, tranne pochi malati di mente, attorno a noi, convenivano sul fatto che ogni uomo avesse pari dignità e diritti e che le brutture del passato erano passate (appunto) e che bastava vigilare. La libertà era un valore, un diritto e si trattava solo di proseguire un lavoro il cui piano generale era piuttosto chiaro.

Bacchettoni, dico, perché allevati comunque nel parrocchianesimo-cattolicesimo ma in modo da non farcelo pesare troppo. Era l’età della stupidera, come avrete capito, ma la nostra era una stupidera molto impegnata. Si trattava in fondo semplicemente di rifondare il mondo su delle basi borghesi-cattoliche-rivoluzionarie-socialiste-mistiche. Un giuoco da ragazzi. Comunque giuro che è stato divertente e coinvolgente. Già molti di quei ragazzetti oggi sono sulla collina e mi verrebbe voglia di scrivere qualche poesiola. Ne sceglierò una a caso dalla libreria invece, che mi sembra in tema: come potrebbe non esserlo?

LUCIO BATTISTI - La canzone del sole

https://www.youtube.com/watch?v=Vu005eUjTMI

 

Un giorno, quando ne avremo il tempo

Penseremo i pensieri di tutti i pensatori di tutti i tempi

Guarderemo tutti i quadri di tutti i maestri

Rideremo con tutti i burloni

Faremo la corte a tutte le donne

Istruiremo tutti gli uomini.

E’ Bertolt Brecht. Semplice, no?

Il tempo. E’ sempre il tempo il punto: sennò che cavolo di musicoterapia sarebbe?

Purtroppo tempo al momento non ne abbiamo. Dobbiamo fare le astronavi per Marte e la rivoluzione Green che dell’ambiente ce ne siamo accorti tutto all’improvviso. Dopo un secolo che i poeti ce lo ripetono. E le macchine a emissioni zero in modo da riempirci poi il pianeta senza fare puzza… ma ognuno si può fare il proprio elenco.

Uffah! E’ che volevo levarmi dei sassetti dalle scarpe. La libertà! Che palle! E poi non dico oltre ma mi avete capito. E il cibo dei gatti. Il salame pre-tagliato e la democrazia e in fondo la ragione non è sufficiente… ci vogliono i santi e le madonne. Che noia. Stasera vado fuor di metafora. O forse ci annego dentro.

Vi accorgeste che la libertà individuale

È libertà dello spirito

Piuttosto che del ventre?

(1915 – Lee Masters)

Jefferson airplane - Somebody to love

https://www.youtube.com/watch?v=5QAF2qF4wHU