Blog

Happy days - Sigla iniziale

Happy Days 1974 Sigla - YouTube

 

LESSICO DI FAMIGLIA (2)

Nel cristallo del tempo incrinato dai ronzii e dal litaniare continuo delle voci elettroniche, prono dinnanzi alla fluorescenza colorata che il litio mantiene, infaticabile, in un doloroso va e vieni, sospinto dalla fatale forza elettromotrice che il cavo chilometrico comunica al rame delle lamelle accolte nella fusione plastica ed elegante della presa mirabilmente incastonata  nello stucco, IO, simpatico accidente, epifenomeno del corpo tecnosaurico, parassita obbligato di questo organismo paziente e generoso i cui capricci sono aduso  assecondare, IO, che come un pidocchio mi accoccolo in una piega polverosa dei suoi circuiti,  sonnecchiando e sentendo in questo istante che il gigante buono non mi presta attenzione,  IO risento nel torpore le voci e le frasi di un altro tempo che rimandavano a un altro tempo ancora e a un leviatano affatto differente…

                                                                                                         0 --------------------- 0

ORZOWEI - Sigla Orzowei - YouTube

Io mi aggiravo allora e vivevo ignaro la mia vita. Il mio corpo si trasformava tra febbri, partite di pallone, desideri vaghi e segreti, noia, molta noia, passioni travolgenti, brufoli e grandi risate.

Di una cosa ero certo: di una cosa ero sicurissimo da sempre, di un fatto pressoché cartesiano: io ero, ed ero ASSOLUTAMENTE, IO.

Si trattava di una evidenza imprescindibile: miliardi o milioni di miliardi di persone erano venute nel mondo e nel mondo si sarebbero agitate senza un chiaro costrutto, prima di me, attorno a me e dopo di me ma IO ero totalmente, essenzialmente, da tutti loro diverso pur nelle apparenti similitudini e somiglianze. Molte persone avevano, come me, due braccia e due occhi e perfino due gambe con tutti i loro piedi attaccati. Ma come accade con i sassolini di una spiaggia dell’oceano, che simili tra loro a un primo sguardo presi poi a due a due differiscono sempre per innumerevoli dettagli, gli uomini che incontravo sul mio cammino non erano che copie sbiadite del mio essere. (1)

E se ci fosse stato, si fosse presentato un coso identico a me, uguale in ogni dettaglio… e dico di più: se avesse suonato alla porta un mio DOPPIO, che salendo dal cortile sudato e assetato con un Super-Tele blu sotto il braccio, avesse reclamato la merenda, IO sarei stato certissimo che si trattava di un impostore.

Forse non avrei saputo dimostrarlo ma questo è tutt’altro problema, un fatto tecnico e burocratico del quale qui non ci importa punto. Nel mio essere IO entravano molto più che dei FATTI: se il mio doppio avesse poi preteso di essere davvero me, mi sarebbe stato sufficiente modificare leggermente la mia intenzione nei suoi confronti per scoprire il suo gioco, annientarlo, anche qualora il computo della partita avesse poi decretato una sua apparente vittoria.

                                                                                      O -------------------------------------------------   O

PARTRIDGE FAMILY - Breaking up it's hard to do

Partridge Family - "Breaking Up Is Hard To Do" NEW - YouTube

Come ormai i miei lettori sapranno, una delle caratteristiche fondamentali che mi trovo cucite addosso è la mia magnifica, regale, capacità di oscillare armonicamente attorno a un’aurea condizione media (e quando si parla di punto “medio” bisognerebbe darsi la pena di spiegare come si siano scelti gli estremi del nostro mondo ma questo ci porterebbe via troppo tempo).

La mia classe sociale di appartenenza è la piccola borghesia (alla quale appartengo in essenza senza che, come è ovvio, giochino alcun ruolo preminente i beni materiali o i danari che io possiedo di volta in volta in quantità variabile, in base a bolle e moduli di carta o di silicio elettrificato  - che neppure poi so dove si trovino con precisione, i loro atomi, dico).

Probabilmente sono nato piccolo borghese. Sono venuto alla luce piangendo e quando hanno reciso il mio cordone ombelicale recavo, pare, in una manina un piccolo cabaret di bignè e cannoli e nell’altra la Settimana Enigmistica.

Ma alla suddivisione della società in gironi che utilizza concetti classici quali quelli di borghesia e proletariato si possono idealmente affiancare infiniti altri modelli.

Riprendendo il tema del presente scritto, il lessico di famiglia, ricordo che mia madre citava come sintesi del suo pensiero sociologico il seguente detto: “Chi ce l’ha d’oro, chi ce l’ha d’argento e chi ce l’ha da darci dei calci dentro.” (In genovese la rima “argentu”/“drentu”, si fa più ficcante).

Intanto questo motto è esilarante. Oro e argento sono bellini e preziosi ma noiosi e per nulla divertenti. E’ il terzo personaggio che ha invece uno spessore epico.

 Il capolavoro in filigrana di questo detto è così fatto: l’oggetto in questione ha per i privilegiati una qualità chimico-fisica precisa e quindi una concretezza apparente (Au e Ag, numeri atomici 79 e 47 rispettivamente nella Tavola Periodica), ma è assolutamente indefinito nella sua essenza fenomenologica.

Sebbene anche il per il terzo malcapitato l’oggetto sfuggente non prenda una forma finita (né sappiamo, per colmo, di che sostanza scalercia sia costituito), possiamo dire nondimeno abbia per lui un preciso significato funzionale. Sfogando su di esso la sua rabbia può continuare ad esistere, diventando un tutt’uno con la frustrazione di non averlo né d’oro né d’argento. E’ sempre meglio di niente. Del “Nulla” se volessimo essere filosofici.

E’ un modello che può essere utilizzato ad esempio per studiare società di tipo plutocratico-capitalista, o libere che dir si voglia.

La  dinamica quantistica che descrive le transizioni tra i livelli di questo schema è abbastanza semplice nei suoi presupposti. Chi appartiene allo strato aureo vi permane sempre e comunque e contrae rapporti significativi solo con altri aurei.

Lo strato argenteo è come è facile immaginare quello più complesso. Pochissimi rappresentanti dei livelli più elevati, con l’impiego di estenuanti quantità di energia, possono essere promossi allo strato aureo ove vengono ammessi con una punta di malcelato ribrezzo. Ubi maior…

Al di sotto si svolge un turbinare che può essere descritto in approssimazione con equazioni prese a prestito da modelli caotici (i tentativi effettuati con modelli a rete neurale sono risultati sempre poco adeguati).

A noi poco interessa questo turbinare nei dettagli, così come a un meteorologo non interessa cosa pensi un chicco di grandine.

Quel che ci sembra interessante portare all’attenzione di chi legge è la sfuggente e mai ben compresa natura dello iato che separa lo strato di “chi ce l’ha d’argento” da quello di coloro che “ce l’hanno da darci dei calci dentro”. E’ un baratro profondo verso il quale la caduta è accelerata e repentina e dal quale è pressoché impossibile essere ripescati. Una specie di mare di bile gialla…

 

Sandokan - SANDOKAN sigla finale NEW!! ( versione tv originale STEREO ) - YouTube

Ma bando ai sentimentalismi e torniamo al lessico avito. Per non perdere ancora la via cercherò di immaginare una scena, una recita nella quale lascerò che i personaggi attingano al repertorio che ancora risuona nella mia mente.

A tavola, un martedì sera.

MADRE (Facendo cenno al residuo di stracchino nel piatto dell’adolescente)         Quello lì ti tappava?   

ADOLESCENTE (Senza staccare gli occhi da Happy Days)           Ma era un sacco…

MADRE        E’ una schitta. Finiscilo.

(L’adolescente ingoia).

PADRE       Bravo. Hai fatto la metà del tuo dovere. Oggi hai studiato?

MADRE      Se l’è rancata. Avrà studiato mezz’ora. Lo devono interrogare e se la sente colare giù per la schiena.

PADRE     Oggi è venuto quello dell’agenzia a rompere ma l’ho mandato per scìgue.

MADRE    L’ho visto sul repiggio. Bello regaggito…

PADRE      Si si… Bellu ti g’amancavi. Con tutto il baillamme di questi giorni.

MADRE     Quello lì è lungo di periodo, prima che te lo levi d’ingiro!

PADRE       E’ che il castello tira sassi e io non posso andare dietro a tutto.

ADOLESCENTE   Posso avere una pera?

MADRE (Gliela porge ridacchiando)     Daeme in péi che so che l’éi.

Quello dell’agenzia verrebbe fin da te in gallissoppu pur di riuscire a convincerti.

(L’adolescente afferra una chitarra che giaceva su una poltrona lì accanto e prova ad accennare “Rock around the clock” assieme alla TV).

MADRE (Ad alta voce)    Oua nu l’è u mumentu, diiva mae nonnu!

(La chitarra viene deposta)

MADRE    Quello lì è uno di quelli che ti dan la mano molla che ti vien da dire “Adesso cosa me ne faccio?”

PADRE      E’ uno che sembra sempre che te l’abbia fatta o che te la debba fare. Però dicono che sia in gamba.

 (L’adolescente riprende la chitarra e la pizzica appena).

PADRE (Sorridendo)     Impara l’arte e mettila da parte.

MADRE    Lui è un viscido e la moglie è una che si dà un sacco di arie. Se le danno un punto di dietro a quella lì scioppa. Ma è una che se la tocca con la camicia di seta…

(L’adolescente fa una pausa nel suo musicare disorganizzato).

PADRE   Tanto c’è la lattaia che lo tiene remesciato.

ADOLESCENTE      L’Angelina?

MADRE     ….Vuoi anche una mela, tesoro?

ADOLESCENTE (Perplesso)    No…

PADRE   Non hai visto come si guardano quando gli fa il cappuccino?

MADRE (Sorniona)   Ci farò caso.

(L’adolescente si ritira in camera con la chitarra)

 

FOR EMILY

Simon & Garfunkel - For Emily, Whenever I May Find Her - Live at Granada - YouTube

 

NOTA (1)  O viceversa. Il risultato non cambia.