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.           E intorno a lui aleggiava il fastidio di dover ritardare la solita, puntuale, quasi leggendaria uscita mattutina per recarsi al grattacielo delle Industrie Riunite: dal più alto piano del quale, quasi in confidenza col cielo, prendeva le quotidiane e sempre giuste decisioni per cui un paese intero si teneva sul filo del benessere, della ricchezza: avendo però da un lato lo strapiombo della miseria, dall'altro quello della peste.

( Leonardo Sciascia, Il cavaliere e la morte - Adelphi, 1988)

 

Thelonius MONK - MISTERIOSO

https://www.youtube.com/watch?v=7te1syRAYO0&ab_channel=VagooRaj

L'INTRUSO

Prefazione dell'autore 

Pare che oggidì le persone prediligano la lettura di romanzi gialli o di genere "noir",  che sarebbe a dire che dentro vi accadono cose poco belle e poco chiare e che qualcuno, sia egli un individuo tormentato o si tratti piuttosto di una squadra di affiatati professionisti, si affanna durante la storia a porvi rimedio, sempre nei limiti che la natura delle cose impone. Che se si infrangessero tali limiti si sconfinerebbe allora nel "fantasy" o nel genere "horror". Se poi le cose poco belle e poco chiare non trovassero alcuno a rimetterle in ordine si finirebbe, Dio non lo voglia, in un romanzo realista, o peggio, a carattere più o meno marcatamente esistenzialista.

Così, per compiacere un numero più vasto di utenti mi cimento in una scrittura di carattere... mah, forse non sta a me dirlo: misteriosa, diranno i miei piccoli lettori? 

Ma veniamo a noi, il fatto è che qui per pagare il conto del pizzicagnolo tocca di vendere qualche copia... Anche altri autori di vaglio hanno scritto gialletti, se presi dal bisogno, e ne son venute fuori cose passabili.

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Sam COOKE - Rome wasn't built in a day

https://www.youtube.com/watch?v=iV7y4jofIEc&ab_channel=RayMagic12192

Sembra che le cose accadano in un grande ribollire e che non abbiano accidenti a causarle. Ché poi questi accidenti chiederebbero altre cause per loro.

Dà il mal di testa.

E' entrato un uomo nella mia casa stanotte. Avevo dimenticato di fare girare la chiave e sentivo nel sonno un varco che lasciava entrare un gelo nell'anima. Era una dimenticanza frequente e non provavo un timore speciale al momento di prender sonno.

L'uomo è entrato così, come un pensiero cattivo, da questo foro dell'anima. Quando l'ho udito era già nella piccola sala, adiacente alla camera e si muoveva come un sospiro pesante tra i miei mobili. Un fruscio; ho aperto gli occhi: il dubbio. Lo stupore. La paura. E poi quella cosa come una corrente elettrica che è trascorsa appena sotto la pelle. Mi sono irrigidito.

Pensavo: mi uccide. Se mi muovo mi sente.

L'uomo ha urtato leggermente una zampa di un mobile, un qualche inciampo.

Il silenzio poi fu nero e da fuori sembrava che il vento si fosse fermato. La morte viene in tal modo? Per mano di un uomo che non ha volto? I ladri non uccidono. A volte lo fanno. E poi chi ha detto che sia un ladro. Passavo in rassegna la mia vita... colpe,  alibi.

Una lampadina tascabile gettò un fascio conico di luce attraverso la stanza: lui era in piedi nello spazio della porta. La luce fu su di me. Chiusi gli occhi e, come fanno certi ragni, fui immobile, flaccido, morto. O finsi un sonno improbabile e profondissimo, un misero inganno.

Fu inutile: una voce parlò pacata, chiara: "Pensavi davvero che potessi dimenticare?"

Forse stavo sognando. Dio: fai che io stia sognando!

La voce proseguì: "Non stai sognando. A meno che la vita sia un sogno, com'è molto probabile."

"Tu?" Il mio era stato un sussurro disegnato vago nella quiete irreale e mi era costato uno sforzo gigantesco.

"Sì. Non ti cercavo più, ma poi ho visto il tuo volto in una fotografia su un giornale di provincia. Questa provincia, triste ma bella, quieta e feroce." Rise. "Il titolo della pagina era - La festa del formaggio Tanghirano a Rèvolo.- Una folla di malcapitati piluccava da bancarelle adorne di festoni di plastica, bevendo da gotti di plastica... o chissà!? Hai mai visto calici di cristallo alle feste di piazza?" Rise ancora con gusto,  sommessamente. "In mezzo a quelle persone c'eri anche tu, che ti riempivi le ganasce di qualcosa, con il bicchiere in mano e guardavi da un'altra parte. Non credo avessi notato il solerte professionista che documentava quella gioia di bestie ammaestrate.

"E ora sei venuto per vendicarti?!"

Il fascio della lampadina si posò sulla stampa da due lire incorniciata alle mie spalle, una cineseria di saggi che ridevano in riva a un fiume.

Non ci fu alcuna risata: "Ti ho già ucciso." Vidi in un lampo che aveva una pistola automatica nella mano destra. "Il veleno era nel sale che tu stesso hai messo nell'insalata e nella pietanza. Una dose forse dieci volte superiore a quella bastante. Mi è stato sufficiente sostituire il barattolo che avevi acquistato al supermercato per rimpiazzare quello che era misteriosamente scomparso dalla tua mensola in cucina... a volte le cose si perdono... così!" Sospirò. "Non pianifico mai nulla nei dettagli in anticipo. Io sono un artista... Ti ho sempre detto che mettevi troppo sale nel cibo... Morirai domattina, alle nove circa. Non c'è più nulla che si possa fare, il veleno è finemente disciolto in ogni tua cellula ormai e da tempo ha iniziato la sua opera minuta, precisa, irreversibile. Sei già morto in un certo senso, solo non è evidente a uno sguardo superficiale."

"Sei un pazzo! Fu tutto un errore! Io... ci deve essere un antidoto!"

La luce del lampadario esplose nella stanza. Cieco. Nulla, poi lo vidi, un ghigno sfigurato, orrendo. Aveva una calzamaglia nera e si avvicinò puntando la pistola.

Poi si inginocchiò, accanto al letto e divenne serissimo e tremante. Mi porse piano la pistola e con una voce affatto nuova, che non gli avevo mai udito disse: "Ecco l'antidoto. Da questa distanza non puoi mancare: spara alla fronte."

"Ma se ti sparo non saprò mai che veleno hai usato... forse un rimedio esiste!"

Allora lui si alzò, urlando, si contorse e poi, ripreso il controllo alzò il braccio e si puntò l'ordigno alla tempia. Fece fuoco.

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Il colpo mi fece sussultare e mi svegliai come cadendo sul marmo da un metro di altezza. Lentamente apparve l'alba tra le sbarre della prigione.

Udii i rintocchi della campana. Le sei. La mia esecuzione fu quel giorno, alle sette precise.

Credetemi, tutto accade in un gran ribollire e le cause di quel che ci accade son come i  colori delle foglie d'autunno. 

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LUNA INNAMORATA - Orchestra Italiana Bagutti

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