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BAMBINO ALBERTO - Se per voi non c'è problema

https://www.youtube.com/watch?v=lQ21thKOM7k

VIRUNA

“Sssshhhh....”. “Pliff... pliff”. Il braccio destro doleva, in alto. “Fffssss...”. Il remo rispondeva alla forza con una spinta che stringeva il muscolo.
Acqua dispersa minutamente in una carezza fredda e biancastra sotto gli occhi.
La luce spezzata e il fiume. “Staff...”.
Il pelo della veste di bruna bestia, untuosa, affrica e calda nel collo, tra le gambe.

“OOOoohhh, kaaala... OOOoohhh, kaaala...” “FFFFhhhh... ciat!”
“OOOoh, OOOoh, OOOoh, kala... aham, aham, aham!”

La canoa tocca dolcemente il fango. Viruna scende con i piedi nell'acqua. La luce ora è più chiara lassù.
Lega la corda di fibra di corteccia a un sasso e prende l'involto di pelle, arco, frecce e la grossa borraccia.

Attraversa le canne fitte della spiaggia. Al di là delle canne una distesa di sabbia. Sulla sabbia una donna in costume rosso, in bikini, è sdraiata sotto un ombrellone. Sull'ombrellone un pinguino rosa lecca un gelato bicolore.

Viruna non la guarda nemmeno. Le passa accanto. Anche la donna finge di non vederlo.
Cammina per cento passi.
Una specie di casello dell'autostrada, piantato in mezzo al niente si apre al suo arrivo con un “biip”. Varuna incocca una freccia. Prende la mira. Scocca. La sbarra bianca e rossa si alza con un urlo e poi si piega di lato. Il marchingegno si illumina e poi manda un fumo acre e si affloscia.

Viruna aggira il cadavere e si ferma a orinarvi sopra, così che questo lo ripari dalla vista della donna. La donna allunga il collo ma non arriva a vedere granché.

Non ha tempo da perdere. Prosegue il suo viaggio. Sa che dovrà camminare per sette giorni e sette notti, riposando solo brevemente se vorrà arrivare a vedere l'alba del giorno di Atman.
Sabbia, sabbia... “ssff...”, “ssff..”...

“OOOoh, OOOoh, OOOoh, kala... aham, aham, aham!”

EVENING RAGA

https://www.youtube.com/watch?v=KpFCaovSk2U

Sabbia...
Un gigantesco edificio di cemento, in mezzo al nulla, sorge di fronte a lui alla quinta ora di marcia, arrugginito e rosicchiato. Entra dalla spaccatura a sud. All'interno mercati, suoni e schermi colorati: genti allegre e mercanzie. Letti e malati con fleboclisi e cateteri mangiano hamburger e patatine. Un meccanico è intento a riparare un'Isotta Fraschini con un cacciavite arancione.

Cerca una presa di corrente per ricaricare il suo arco. La trova in un angolo sporco in cui vecchi bavosi hanno improvvisato una mostra di pittura.
Un uomo in pigiama a righe e ciabatte cerca di vendergli una copia scadente dell'ultima cena di Leonardo. Ci pensa e poi decide di acquistarla.
La rivende all'uscita, al doppio del prezzo che aveva pagato e riprende il cammino con la giberna di pelle piena di olio di palma, lattosio e glutine come provvista per il viaggio.

La notte compie il rito per la glorificazione del Nulla. Scava una buca nel terriccio argilloso secco e si seppellisce. Poi si copre con un telo nero e recita il mantra: “Io non so nulla, io non vedo nulla, io non sono nulla.” Presto il Nulla lo raggiunge con il sonno di pece, senza sogni e senza tempo.

Al risveglio un gruppo di bambini vestiti di azzurro giocano a palla attorno a lui. Un grosso bambino, molto grasso sembra essere il capo e li frusta con metodo, con precisione e imparzialità.
Non fanno molto caso a lui e così si allontana senza farsi vedere, guardingo.

La veste di pelle si fa pesante quel giorno. La toglie e si veste con la maglia di Dolce e Gabbana, sottile, di ottimo cotone che aveva strappato al cadavere di un pazzo che lui stesso aveva ucciso per mettere fine alla di lui sofferenza. Gli era un po' dispiaciuto per quel disgraziato. La maglia fa il suo mestiere.

Si addentra sempre più profondamente nella terra del Deserto Abitato. Casermoni sempre più fitti, campi di asfalto e poi automobili e passeggini, viali e giardini, monumenti di bronzo e signore impellicciate. Greggi di signore impellicciate e pesantemente ingioiellate che brucano croissant e bignole innaffiandoli di cappuccini.
L'urlo della folla si fa sempre più forte: “Metto il cacao o vuole la cannella?!”. E' un corteo compatto di uomini, di metalmeccanici che avanza nella via strettissima “Metto il ca-ca-o, o vuole la can-nel-la!!! Metto il ca-ca-o....”.
Viruna vede una finestrella che si apre sul seminterrato, di quelle basse, a terra. Sfonda il vetro e si getta dentro. Si mimetizza tra i numerosi avvocati e commercialisti che strisciano in quella cantina che lezza di fungo. Aspetterà la notte lì. Un optometrista cerca di afferrarlo per una gamba. Lo colpisce violentemente. Nessuno lo disturberà più.
All'alba si sveglia ed esce nella strada dove un cinese lo guarda fisso. Compra due springroll con la salsa e si rimette in marcia.
Finalmente il deserto si fa meno abitato e gli si fa incontro l'ultima quercia, l'ultimo albero del mondo, punto di riferimento della Strada verso Atman.

“OOOOooh, kala, aham, aham...”. “Spataf, Spataf,...”
Adesso si deve solo marciare.

Al nascere del settimo giorno, sale la bassa collina e giunge finalmente a contemplare il cielo. Si inginocchia e si concentra.
Il cielo si apre lentamente e poi esplode dietro al monte. Prima una luce e poi un lampo accecante.
Attende e poi apre gli occhi per vedere, per catturare il senso del tutto.
La luce scema. Il cielo si fa viola e poi rosa. Viruna respira a fondo: è ora di tornare alla sua palude.

ROMEO & JULIET

https://www.youtube.com/watch?v=vyI9flHHT2Q

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