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COMUNICAZIONE COMMERCIALE - PAVLOV'S PET 2

Il nuovo album di Berri. Con Germano Iori al basso, Nicola Martinelli e Andrea Costanzo alla batteria (detti rispettivamente: "Germa", "Nico" e "Andre").

Produzione artistica di Paolo Bonfanti ( Il "Bonfa"). Ospiti alle chitarre lo stesso Bonfanti e Marco Tindiglia (Noto a tutti,  ovviamente, come "Tindi").

Include una magistrale interpretazione del finalista al Tenco Franco Boggero ("Bogge", forse. Io tendo a chiamarlo Franco). Roberto Bongianino alle tastiere. E quattro fiatisti d'eccezione. (Mi perdonino, li citerò in altro e più completo spot).

Mi pare basta. 

Registrato allo studio El Fish di Genova Pegli, magistralmente, da Emanuele Cioncoloni.

Una grafica sorprendente, curata da Massimo Sardi (Idras). 

Ascoltiamo dunque una colonna sonora  appropriata all'evento (Elmer Bernstein)

https://www.youtube.com/watch?v=8XDB7GMnbUQ

Vorrei riprendere però anche un po' i temi dello spot di ieri. E vi propongo i seguenti spunti, due cosucce che, chissà perché nel mio capino hanno trovato un modo di comunicare tra loro.

Bernardo: cos'è il coraggio?

https://www.youtube.com/watch?v=bBgrXmHJACs

 

Amleto, William Shakespeare
(ATTO TERZO – SCENA PRIMA)

Essere o non essere: questo è il problema.
Se sia più nobile tollerare le percosse di una sorte oltraggiosa,
o levarci a combattere tutte le nostre pene e risolutamente finirle?
Morire, dormire… null’altro.
E con il sonno dar termine agli affanni dell’animo e alle altre infinite miserie che sono l’eredità della carne.
Ecco una fine da bramarsi devotamente!
Morire, dormire… Dormire. Sognare forse.
Ma qui è l’intoppo: perché in questo sonno di morte, una volta liberati di questa spoglia mortale, quali incubi ci perseguiteranno?
Ecco cosa ci ferma!
E’ proprio questa idea che ci fa reggere tanto a lungo la sventura di vivere:
chi sopporterebbe altrimenti il flagello e le offese del tempo, l’ingiuria degli oppressori, la villania dei superbi, gli spasimi dell’amore disprezzato, le lungaggini della giustizia, l’arroganza dei potenti e gli sfregi che subisce dagli indegni l’umiltà dei meritevoli, se è possibile liberarsene da sé con un solo colpo di lama?
Chi mai vorrebbe portare sudando e gemendo il fardello di una logorante esistenza, se la paura di qualcosa oltre la morte
– l’inesplorato mondo da cui nessun viandante fece mai ritorno –
non trattenesse la nostra volontà, facendoci preferire i mali presenti ad altri che non conosciamo?
E’ così che la coscienza ci rende codardi;
così l’incarnato della risolutezza si fa pallido roso dalla riflessione.
Anche le più alte e generose imprese vanno a finire nel nulla e perdono il nome stesso di azioni.

 

E cosa ha a che vedere con lo spot precedente tutto ciò? Mah. Intanto i magnifici sette erano dei fighi spaziali.

Mi riattacco comunque a una frase di ieri "...Però il tempo bisogna pur farlo passare ed è importante cercare di darsi un certo tono. Un certo decoro..."

Insomma, questa sventura di vivere bisogna  reggerla, in un modo o nell'altro. O darsi la morte... chepperò, suggerisce argutamente il buon principe, non è né elegante né poi ci fornisce alcuna sicurezza. E se si finisse dalla padella nella brace? Reincarnati in un Berlusconi o un Briatore, forme degradate della vita animale che preludono al ritorno a un protoplasma indifferenziato?

E allora scegliete piuttosto il coraggio di tollerar le sventure o di lanciarvi in qualche grande e generosa azione... ma meditate bene perché si prendon di quelle cantonate alle volte!

 

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