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MUSICOTERAPIA IV - LE CANZONI E I SIMBOLI - THE COMING RAINS

L’analisi di un testo di una canzone non è un esercizio intellettuale o almeno non meramente intellettuale. Dopo aver preso in considerazione i significati manifesti (denotativi) è possibile andare alla ricerca dei legami che si offrono alla nostra fantasia. A quel punto dobbiamo cercare di interrogarci sul significato emotivo di quanto si presenta alla nostra coscienza tenendo presente che quanto più ci addentriamo nel territorio delle emozioni tanto più sarà possibile incontrare contraddizioni e paradossi che non dobbiamo tentare di eliminare. Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non comprende, diceva qualcuno molto prima che Sigmund Freud si mettesse di impegno a riorganizzare la materia. Noi siamo anche quello.

Nell’esercizio che segue seguiamo un percorso differente: partiamo da un oggetto simbolico che ci si è presentato alla mente e andiamo alla ricerca delle sue epifanie nelle canzoni amate e nelle nostre esperienze: la pioggia.

CHIAMATEMI BERZELIUS

Appennino ligure,18 marzo 2018.

Alle 8 e 34 la luce filtrata dalla materia diafana e sporca delle nuvole, omogenee ma screziate, aumenta di intensità. Ogni pallina di liquido sui vetri ha forma dissimile dalle altre e dimensioni uniche. In ogni pallina vedo rovesciata l’immagine delle montagne, sopra, e del cielo, sotto. Nella pioggia i passeri che abitano con noi volano via, spaventati al mio apparire di qua dalla finestra, sempre come fosse la prima volta. Nella luce che aumenta d’intensità la pellicola del giorno appena nato si fa a colori, abbandonando le sfumature di grigio dell’aurora.

La pioggia mi commuove. Non è che io mi metta a piangere appena gocciola, non fraintendetemi. La pioggia di cui parlo qui è un simbolo. Seguitemi.

“Ma guardate l’idrogeno tacere nel mare, guardate l’ossigeno al suo fianco dormire:

soltanto una legge che io riesco a capire ha potuto sposarli senza farli scoppiare…” (F. De André, Un chimico)

Io, per un caso fortuito, sono un chimico. Adoro la chimica. E soprattutto i suoi simboli. La chimica è poesia. Noi chimici amiamo sensualmente le sue formule che innescano cascate di associazioni e fascinazioni. Occasionalmente questi simboli rimandano anche a qualcosa là fuori, a qualche costoso costrutto, purificato, imbottigliato e commercializzato.

Il verso di Fabrizio De André, tratto da una canzone che trovo bellissima, non è in consonanza con la mia sensibilità di uomo di scienza.

2 H2 + O2 —> 2 H20 Entalpia di formazione -285,85 kJ/mol

(Greenwood, Earnshaw - Chemistry of the elements - Pergamon Press 1984)

Nessuna legge, io penso, “sposa” alcunché. Le leggi parlano tutt’al più di un “come” le cose ci si presentano, in tutta la loro inesauribile ambiguità, in una prevedibilità spesso ingannevole. Ma forse il problema è che il chimico della canzone aveva le idee molto confuse e si era innamorato del suo distillatore come di una donna, scrutandolo nelle lunghe sere di un laboratorio poco riscaldato, nella luce diffusa mentre forse, fuori, pioveva a dirotto.

SEMPRE MEGLIO CHE PERDERE UN OMBRELLO!

Ed eccoci al cuore del problema: i simboli, la pioggia e le canzoni. Dal Dizionario dei Simboli (Chevalier, Gheerbrant - Rizzoli - 2011) apprendiamo qualcosa che non ci sorprende, la pioggia è in molte tradizioni il simbolo della fecondità: nel momento della pioggia si consuma l’accoppiamento fecondo tra cielo e terra.

Voglio inoltre trascrivere quest’immagine esoterica islamica “Dio manda un suo angelo in ogni goccia di pioggia”.

La pioggia è un simbolo potente, che si collega nella tradizione alle nostre istanze più profonde di ricerca dell’altro e di riproduzione biologica.

Quando ho iniziato a concepire questo articolo sono partito dal pensiero di una canzone che amo moltissimo. Si intitola “Bus Stop”, ed è una canzone degli Hollies un gruppo beat degli anni ’60.

Bus stop, wet day, she's there, I say

Please share my umbrella

Bus stop, bus goes, she stays, love grows

Under my umbrella

All that summer we enjoyed it

Wind and rain and shine

That umbrella, we employed it

By August, she was mine

[[Fermata del bus, giorno di pioggia, lei è lì, io dico

Non vorresti venire sotto il mio ombrello?

Fermata del bus, il bus se ne va, lei rimane, l’amore cresce

Sotto il mio ombrello

Tutta quell’estate ce la siamo goduta

Vento, pioggia, e sole caldo

Abbiamo usato il mio ombrello

E quando venne agosto, lei fu mia.]]

Ci sono (almeno) tre simboli irresistibili: la pioggia, l’autobus e il pronubo ombrello. La scrittura iniziale è esemplare: frammenti sincopati di due parole disegnano la scena in un verso.

Dall’incipit la storia discende secondo un copione che il chimico di De André stava ancora disperatamente cercando di calcolare quando è esploso il suo reattore.

Mi sono ricordato, pensando alla pioggia, che fu un momento preciso che segnò la nascita del mio amore dilettantesco per la letteratura. Fui un ragazzetto letterariamente analfabeta. Leggevo così, per il gusto di ridere (peraltro sacrosanto) o di stupirmi. Un giorno il nostro professore di italiano e storia, in quinta, all’istituto tecnico per periti chimici, brandì l’antologia e ci declamò con grande fervore “La pioggia nel pineto”, non senza precisare che la poesia era bellissima ma fatua e che D’Annunzio era un uomo vacuo e un fascista.

Di certo quella poesia è musica: l’atto fisico di leggerla e di ascoltarla è sensuale quanto il piacere degli amanti uniti dalla pioggia estiva.

C’E’ PIOGGIA E PIOGGIA

Altra canzone che utilizza limmagine della pioggia e che ho cantato decine di volte è “Flowers never bend with the rainfall” (I fiori non si piegano mai con la pioggia) di Paul Simon e Art Garfunkel.

Se i fiori non si piegano alla pioggia, com’è che spesso noi la pioggia temiamo e detestiamo? Io ho vissuto alcuni anni in Olanda e ricordo ancora la prima volta in cui ho sentito una bellissima espressione locale.

Stavo uscendo dall’edificio dei laboratori con gli altri per andare alla mensa. Sulla porta mi accorsi che pioveva forte. Mi girai verso il mio collega e gli dissi che era meglio tornare a prendere gli ombrelli.

Il collega, sornione (gli olandesi sono sempre sornioni, anche un po’ a sproposito), mi apostrofò con l’immortale motto: “Ik ben niet van suiker, huh!”. Nel nostro idioma suona come “Non sono mica fatto di zucchero, eh?!” Vivendo in un paese in cui piove sempre la soluzione migliore è di ignorare i problemi connessi all’umidità.

Si potrebbe pensare che sia facile solo per le piogge estive o per le pioggerelline leggere. In “Dolcenera” Fabrizio De André narra di due amanti che continuano il loro amplesso mentre l’alluvione si porta via la città attorno a loro, bare e passanti compresi. Non commento.

Mi limito a rammentare che i miei beniamini avevano già posto le basi teoriche per questa narrazione. “I can show you that when it starts to rain, everything’s the same”. (Rain, The Beatles - [[“Vi posso dimostrare che quando comincia a piovere tutto rimane esattamente lo stesso”]]). Ora: John Lennon ce lo hanno ucciso come un cane. E chissà poi perché. Non gocciolava nemmeno.

La pioggia mi commuove. Innamorarsi su una spiaggia assolata avrà anche il suo perché, però le ragazze con i capelli appiccicati dalla pioggia non hanno l’eguale.

In uno dei momenti più esplosivi del cinema americano Gene Kelly canta “Singin’ in the Rain”: è innamorato e piove, si può chiedere di più alla vita?

Riflettiamo. E’ tutto molto strano… la pioggia è fecondatrice e distruttrice. Ma se mi fermassi qui avrei la sensazione di limitarmi a un luogo comune e di perdere il cuore dei miei sentimenti.

Pensiamo… Se in Olanda sono orgogliosi di non essere fatti di zucchero, qui ripetiamo spesso “Piove, governo ladro!”. Da facezia di cattivo gusto questa è ormai diventata stanca e bolsa constatazione.

Ma non vogliamo arenarci nelle secche del vittimismo nostrano: ci rivolgiamo allora al sommo poeta. Il poeta venerato e laureato, sfuggente ed eterno.

Suddenly I turned around and she was standin' there
With silver bracelets on her wrists and flowers in her hair.
She walked up to me so gracefully and took my crown of thorns.
‎"Come in," she said, ‎"I'll give you shelter from the storm." ‎ (Bob Dylan, Shelter from the storm).

[[Improvvisamente mi volsi e lei era lì, in piedi di fronte a me

con bracciali d’argento ai polsi e fiori nei capelli

Venne verso di me con grazia e tolse la corona di spine dal mio capo.

“Vieni”, mi disse “ti darò riparo dalla tempesta”.]]

Proviamo. La pioggia è un tormento. La vita è una tempesta. In due splendidi film, “Blade runner” e “Seven", ”l’azione si svolge sotto una pioggia incessante. La pioggia è il costante tormento dell’anima in cerca di un senso, della giustizia, della bellezza, dell’Altro: “Who’ll stop the rain?”(Chi fermerà la pioggia), cantano i Creedence Clearwater Revival. La pioggia è l’elemento della nostra esistenza più di quanto lo sia l’assolato meriggio. Nel tormentato e umido pastrocchio del vivere ci muoviamo in fondo più agevolmente che nella cristallizzata, anidra e silicea calura. Però è necessario che una creatura, dolce e comprensiva, ci offra ogni tanto un riparo, che il calore del contatto con l’altro ci offra una tregua. Il dentro e il fuori convivono nel riparo dalla tempesta e in quell’ombrello quotidiano che ripara un amore appena sbocciato alla fermata del bus.

Da ultimo vi propongo un altro salto. Sto pensando a due canzoni in cui la pioggia torna sotto le apparenze della dolce seduttrice:

“Love comes out of nowhere, baby

just like a hurricane:

and it feels like rain”

(Feels like rain, John Hiatt)

[[“L’amore spunta fuori dal nulla, piccola

proprio come un uragano:

ed ha il sapore della pioggia”]]

(Tradurre quel “it feels like rain” è impresa ardua: se avete suggerimenti inviateli!)

QUELLA CHE PUO’ ESSERE CONSIDERATA LA MATERIA DEL DAO E’ SOLO INDISTINTA, SOLO CONFUSA. CONFUSA! INDISTINTA!

Qualcosa di simile è nell’ultima canzone, “The coming rains” di Bruce Cockburn. Mentre scrivo i peli delle braccia iniziano a raddrizzarmisi leggermente. Chissà perché…

“It's quiet now, just crickets and a dog fight somewhere in the far away

In my heart I hold your photograph

And the thought of you comes on like the feel of the coming rains”

Un uomo (e penso a un uomo per ovvi motivi, ma potrebbe essere una signorina) è seduto di fronte alla porta di casa. E’ uno straniero anche se abita lì da un po’.

E’ solo, solo in una quiete profondissima (e la “profondissima quiete” sapete tutti a chi la rubiamo).

La quiete è resa più profonda, più intensa dagli urli lontanissimi di un cane che lotta con un altra bestiola.

“Nel mio cuore tengo stretta la tua fotografia

e il pensiero di te si accende come la sensazione delle piogge in arrivo”

ASCOLTO SUGGERITO