Blog

PAVLOV'S PET - Primo avviso commerciale

Ho fatto un disco con gli amici. SI chiama Pavlov's pet. Ora tocca venderlo per via che mi brucia aver speso un sacco di soldi. Io penso sia pure un bel disco ma è evidente che quello che è scritto in un avviso commerciale è stupido e ininfluente. Noi che scriviamo le pubblicità cerchiamo disperatamente di trovare un modo che buchi le difese del consumatore di musica, torrone, automobili, creme per le emorroidi e consimili. Tutto, appartiene alla supercategoria del prodotto commerciale che si vende al fine di avere danari per comprare altri prodotti commerciali. E se uno pensava che a fare l'artista era differente si sbagliava. Il sistema è uno, solo e totalitario. O non funziona. Poi girando, la trottola, ci consente, e questo va detto, di magnare e passare anche qualche momento in allegria (chi più, chi meno. Alcuni molto più, altri molto meno, ma anche questo, lo sapete meglio di me, è fondamentale che rimanga così).

Ora, a fare un esperimento mentale io avrei potuto fare un disco per larghezza di cuore, in un afflato di generoso impeto creativo. Non è così. A prescindere dai contenuti musicali o poetici che dir si voglia avevo il mio bel tornaconto, o almeno speravo di avercelo. Io non credo che ci siano spazi di vera autonomia intellettuale, o di senso, per così dire. Facciamo del nostro meglio ma non illudiamoci. Tutto è avvolto nel bitume del nostro esser sociale-transazionale. E magari sarà bene così. Io non ho certo lo spessore per giudicare. 

Comunque: rispettabile pubblico, io odio tutto, e questo l'ho già spiegato altrove. Però il tempo bisogna pur farlo passare ed è importante cercare di darsi un certo tono. Un certo decoro, come avrebbe detto la mia mamma.  Allora ecco il prodotto, l'opera d'ingegno che presto avrete modo di acquistare qualora lo vogliate, purché disponiate del controvalore in valuta corrente. Io tra l'altro all'uscita dall'euro non ci ho mai creduto ma se dovessi spiegarne il perché non andrei lontano. Chissà se Draghi ne vuole una copia del mio disco, ora che va in pensione e non saprà come cazzo passare il tempo... boh. Sto divagando. Un bel Quantitative Easing, duecentocinquantamila copie...

Io detesto in somma misura quelli che nelle radio (io li sento lì di solito) si recensiscono i loro propri libri e ci spiegano perché il protagonista del loro noir ha fatto una certa cosa invece che un'altra. Al che il conduttore dice (sempre!!!) "Ma non sveliamo troppo della trama!". Tanto ormai già abbiamo immaginato tutto, anche perché dopo mezz'ora che uno blatera del suo libro ne abbiamo già le palle piene e a quel punto anche di tutta la letteratura contemporanea (ma quanto scriviamo? Che poi anche questo è un tormentone). Scrisse bene chi scrisse che meglio sarebbe non esser mai nati. Ma tanto anche lui pontificava. E probabilmente cercava di piazzare qualche volumetto. L'unico che si salva è Martin Eden che si è ammazzato molto dignitosamente una volta raggiunto il successo. Solo che ora ho scoperto che era napoletano e non ci capisco più un cavolo.

Allora Pavlov's pet, almeno per ora non lo recensisco. Vi ammanisco una canzone alla volta (solo il testo, son mica scemo!) e mi provo a tradurre in italiano, come richiestomi da uno dei due (intesi come "2") che hanno per ora comprato il prodotto. 

OLD FRIEND (M. Berri)

Cables entangled over the glass

scissors thin and pointed

white sparks over silver

I sit and feel the apofisis

bones as wooden sticks

 

remembering the sunset

the cry over the wood and fields

 

Our friend is broken once more

and now our friend is broken

black mud in his blood

Mr. M did push him down

face down in the dirt

 

and I will laugh and mock him

rejoicing 'mid the grass, heartbroken

 

 

One day we'll ride together

on shiny motorcycles

no fear will slow us down

and giggling girls shall wait for us

 

(ripete)

 

come on quick: you miss the bus.

TRADUZIONE 

Cavi aggrovigliati sulla superficie del vetro

Forbici sottili e appuntite

Scintille bianche sull'argento

Siedo qui e sento le apofisi 

le ossa come stecchi di legno

mentre ripenso al tramonto, a quell'urlo

sopra i boschi e i campi.

 

Il nostro amico si è rotto ancora una volta

Ora il nostro amico si è spezzato

Fango nero nel suo sangue

Il Signor M. lo ha spinto giù, a faccia sotto nella polvere

E io riderò e mi prenderò gioco di lui, gongolando

in mezzo all'erba, con il cuore spezzato.

 

Un giorno cavalcheremo insieme

su motociclette lucenti

e nessuna paura ci rallenterà

 

E le ragazzine ci apetteranno ridendo tra loro

 

Su dai, alla svelta, che perdi l'autobus!

 

Ora un pezzo da un disco bello. Che parla, tra l'altro, di labirinti.

https://www.youtube.com/watch?v=6GTmN7Fhv6o&list=RD6GTmN7Fhv6o&start_radio=1&t=0

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna