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Il narcisismo è un tratto caratteristico della personalità che descrive quelle persone che mostrano fantasie di grandiosità, una scarsa empatia verso il prossimo, un bisogno di percepire l’ammirazione degli altri, un forte senso dei propri diritti, a scapito di quelli altrui. I tratti narcisistici sono molto comuni nella popolazione non clinica; solo quando essi sono presenti in forma rigida, inflessibile, ostacolando il funzionamento e il benessere delle persone che ne sono portatori, nonché di coloro che vi entrano in relazione, si può parlare di un Disturbo narcisistico di personalità.

Una distinzione comunemente impiegata dai clinici (Akthar & Thompson) è tra un narcisismo manifesto (overt) e un narcisismo sommerso (covert): il primo grandioso nelle fantasie, bisognoso di ammirazione, sprezzante, egocentrico e seduttivo, il secondo affetto da sentimenti di inferiorità, fragile, sensibile alle critiche e agli insuccessi, distaccato nelle relazioni (per un approfondimento vedi Dimaggio & Semerari, 2003).

ANDREA FERRARI, da http://www.stateofmind.it/2018/02/narcismo-societa-occidentali/

Ascolto: Debussy. Echo and narcissus

https://www.youtube.com/watch?v=agUctpjvKJU

LA CARICA ELETTRICA

Nei libri di fisica che riposano sulla mensola a loro dedicata nella mia bellissima libreria, ho cercato qualche parola sulla carica elettrica. Ho consultato anche qualche sito su internet. Naturalmente Wikipedia. Per noi profani la carica elettrica in fisica è data come punto di partenza. Ignoro se ci sia una teoria che spieghi agli iniziati la sua derivazione da un qualcosa di più fondamentale. Ci sono i famosi "quark", omonimi di un formaggio acido... ho però la sensazione che non ci portino troppo distante e oltretutto pare siano dei pallini capricciosi che non puoi montare e smontare come ti pare.

Mi è venuta in mente la carica elettrica perché di elettricità parlava Beniamino Placido in un suo articolo sulle pagine della cultura di un giornale che compravo durante un'era precedente. Un quotidiano che esiste tutt'oggi. Perlomeno ne esiste il nome stampato sulla carta. 

Beniamino Placido si poneva una domanda, interessantissima: i greci della grecia antica credevano veramente ai loro stravaganti e capricciosi dei? La sua risposta, la sua proposta, mi colpì con la potenza di un pugno. Certamente: ci credevano esattamente come oggi noi crediamo all'elettricità. Chiedersi se esistessero non aveva alcun significato per loro dato che avevano ogni giorno sotto gli occhi gli effetti che derivavano dalle loro azioni.

Gli dei esistono, almeno nella misura in cui esiste l'elettricità. Voi credete alla bolletta della luce?

Leggevo di uno di loro, qualche pagina in un libro di James Hillmann: Ermes, Mercurio.

Mercurio, dice Hillmann è sovrano del nostro tempo (almeno per noi dei paesi ricchi e viziati): dio del commercio, dell'informazione, del furto, della mobilità in genere. 

Un'altra parola mi ossessionava, per combinazione, quel giorno: narcisismo. Ed ecco che nel libro di Hillmann scopro che l'indigestione di Ermes, di acquisti, di internet, di informazione, di viaggio, di migrazione ci porta verso una dissoluzione dell'identità alla quale cerchiamo di mettere riparo, tra l'altro, con la rabbia narcisistica. Ecco un altro bel fendente. Se volete qualcuno che vi parli di rabbia narcisistica sono il vostro uomo! Almeno credo. 

Facciamo ordine. Il punto è che qui ci troviamo in un blog, che è presumiblmente espressione del mio narcisismo, che definisco arbitrariamente come la necessità di creare uno spazio in cui  rispecchiarmi e bearmi della mia immagine al riparo del brutto mondo in cui viviamo. Avrei tra l'altro parecchie brutte cose da dire sul mio conto... Come minimo devo dire questo: io sono solo un chimico, laureato in biologia, con un diploma in musicoterapia e con una discreta conoscenza della musica di derivazione afroamericana che si confronta con argomenti di pertinenza psicologica e filosofica: una specie di clandestino, un dilettante allo sbaraglio, roba da corrida di Corrado.

Mi avventuro in questo terreno come un bambino che esplora la cantina della casa di campagna.

Interessarsi di psicologia e filosofia però non è facoltativo. Chi mi dirà il contrario avrà esposto un suo piccolo trattato filosofico-psicologico, in genere senza rendersene conto.

E quindi Mercurio e narcisismo, commercio, informazione, blog e... io che sto scrivendo. Avete letto il racconto "Carbonio", nel libro "Il sistema periodico" di Primo Levi? C'è un virtuosismo narrativo al termine del racconto degno di un disegno di Escher. E non vi dirò in cosa consiste. Non lo dirò neppure a te, che stai leggendo... adesso. E comunque Primo Levi era un chimico e di questo possiamo andare fieri, noi lavoratori delle catene del carbonio, quelle in cui Zeno Cosini smette di credere... per poi essere costretto a ricorrere a uno psicanalista e finire per trovare la salute nella produzione di vernici. Ma forse sto correndo troppo.

Il concetto (psicologico) che secondo Hillmann lega Mercurio alla rabbia narcisistica è il seguente: noi uomini della società poli-ermetica, mercuriali, invasi da oggetti cinesi, concetti improbabili, notizie dubbie, tv-realtà palesemente inventate, social network e cellulari siamo come liquefatti in una galleria degli specchi e non sappiamo più chi siamo esattamente. Ad esempio, che senso ha dire che ho una certa nazionalità se la nazione a cui faccio capo sembra un luna-park pieno di pazzi? E così via.

"Non si abita un paese, si abita una lingua", scrisse Emile Cioran. E c'é del vero. Ad esempio ci sono persone che non usano un congiuntivo manco a spararle: e queste dovrebbero avere un'isoletta tutta per loro.

 Ecco che potete trovare, nella frase che ho appena scritto, di spregio verso un ipotetico mondo lì fuori, tutta la mia rabbia narcisistica. Io ne ribollo, ne sono un campione.

Ma non abbattiamoci! Che sarà mai un po' di rabbia narcisistica di fronte a tante altre disgrazie. 

Può costituire un problema, dice Hillman, il fatto che per tamponare il disfacimento della nostra identità ci rivolgiamo per esempio proprio ai social-network, nel tentativo di definire per addizione, con ridondanti prese di posizione politico-ideali, o per sottrazione, con foto di torte e gattini, un nostro nome, un volto, una figura che possiamo amare e che possa essere amata creando, al posto della nostra identità, una nostra "immagine" (ecco la parola del grande ingannatore!!!) in cui finiamo per identificarci e che è distante da ciò che siamo nel contatto in carne ed ossa con gli altri. 

E chissenefrega del contatto in carne ed ossa? Mi direte...  Non lo so, vedete voi. Io sono solo un tizio che scrive in un blog, presumibilmente per soddisfare il suo narcisismo, ora "overt" ora "covert" a seconda delle mazzate che ha preso durante la giornata.

Questi concetti risuonano probabilmente nel mondo intellettuale di oggi. Li ritrovo tal quali in un bel libro  di Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini, "Liberi di crederci" (Codice edizioni, Torino).

Mi sembra tutto vero. Per quanto in questo libro venga riportata una citazione di Popper che postula che non è possibile verificare alcuna realtà scientifica.

Esiste però una verità minore, nella mia esperienza di ricercatore. A volte in laboratorio si fanno delle prove, si scalda, si mescola, si agita, si pesa e si dosano additivi alla ricerca di un effetto, di un risultato. E niente. E poi a volte sembra che... epperò... E poi: zhang! Eccola lì la verità, ce l'hai davanti aglli occhi, la vedi con tutto il suo portato di ipotesi che iprovvisamente vanno a costituire un quadro coerente: in genere è esteticamente molto bella.

Purtroppo succede raramente, perlopiù la vita di laboratorio è una routine rinfrancata da chiacchiere triviali e pause caffè.

I social quindi son belli o son brutti? (Scusate la caduta di stile, vedrete che mi riprendo). "Anything goes", cantava Cole Porter, erano gli anni '30 o '40 e internet era ben di là da venire.

ASCOLTO: Paul Simon - Boy in the Bubble

https://www.youtube.com/watch?v=Uy5T6s25XK4

Però non mi lego alla schiera (morrò pecora nera - F. Guccini) di quelli che salomoneggiano concludendo che tutto "dipende solo dall'uso che ne fai". Alla fine dei ragionamenti in cui mi avventuro, lo so, ci sarà un resto, un dolore al cardias che non si farà spiegare: vorrei che non ci fossero.

Vorrei che computer e cellulari sparissero come per incantamento, anche quello su cui sto scrivendo, lancio un anatema, una maledizione, un grido. 

E' l'intimità, che mi hanno ucciso. E forse a molti non importa. Nessun luogo è più un luogo. Si può amare una via di periferia, l'odore di diesel sull'asfalto e l'aria piena di puzza. Si può amare finchè esiste. Ma nessun luogo esiste più. E non esiste più l'intimità che sentivo nella pancia, la pena e l'amore per quel luogo ormai violentato dalle onde elettromagnetiche. 
E allora bisogna cambiare. Eccomi qua. Scrivo dei blog, passo il tempo e mi diverto. Finirò con l'amare questo specchio come prima amavo una nuova strada scoperta tra i castagni dell'appennino. E nessuno si azzardi a dire che quelle strade ci sono sempre: non sa di cosa parla... ah! La rabbia narcisistica. Mi toccherà di avere due blog di questo passo! 

Certo: si potrebbe tenere internet e abolire i cretini. Ma non si può, e non per motivi etici o metodologici... è che non possiamo levare i cretini senza levare noi stessi.

Per finire... E... la carica elettrica? Sì, dice che si definisce dall'interazione con le altre. E' quantizzata, ovvero in pacchetti come il latte. E quindi la carica elettrica non si sa prima cosa sia, positiva, negativa... c'è, non c'è? In ogni caso è quella che porta a spasso tutte le informazioni di cui stiamo cianciando, sia che generi onde oscillando su e giù, sia che si sposti in un cavo. E forse non sappiamo neanche cos'è esattamente. Come Mercurio, dio del commercio.

E Ermes? La pubblicità, si dice, è l'anima del commercio, ma ci giocano una bella parte anche le frodi fiscali, il furto di proprietà intellettuale, lo spionaggio industriale, lo sfruttamento della manodopera, l'occultamento dei rifiuti tossici... Mercurio non si lascia afferrare. E per quel che ne so anche le cariche elettriche hanno la tendenza a roteare e a fiondarsi un po' a destra e a sinistra. E' tutto un vorticare che poi finisce per non vedersi a un primo sguardo. Tutto cambia perché tutto rimanga com'è, vien da dire. Epperò non si può fermare, dice...

Ah... ! Ci sono ricascato.

Di certo, le cariche elettriche hanno bisogno le une delle altre per esistere e, specularmente, esistere vuol dire per loro agire le une sulle altre. Molto narcisistico.

Veniamo a quel che ci interessa: la musicoterapia. Poniamo che un musicoterapeuta si trovi in mezzo a trenta ragazzi di quindici o sedici anni (principalmente per soddisfare il proprio narcisismo) e che ascolti con loro una canzone, una canzone qualunque. E che poi chieda loro di parlare delle impressioni e delle loro sensazioni. Si apre un universo e ci sono solo due modi per affrontarlo. Il primo è quello di banalizzare: in fondo la vita è quel che è, se tieni un basso profilo hai buone probabilità di arrivare all morte con le tasche piene. Il secondo... è affar vostro: divertitevi!

ASCOLTO: Paolo Conte - Max

https://www.youtube.com/watch?v=4kDZXHmC4Cs