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Primo elemento

Le parole rimbalzano l'una sull'altra. Aver ragione è, si dice, esser nel giusto. Ma aver ragione di qualcuno è in fondo sconfiggerlo: batterlo. Batterlo: picchiarlo sulla testa. Se ti picchio sulla testa capirai chi aveva ragione.

In ragione del dieci percento: la "ratio", il rapporto, il raziocinio. Razionalizzare. I numeri irrazionali... il pi greco. Il pi greco non finisce. La ratio non lo raggiunge... il cerchio non è cosa che noi possiamo pensare. Noi pensiamo di pensarlo ma non pensiamo che i suoi simulacri: tracce di grafite su una carta scabra che disegnano tonde curve e formule che contengono numeri e lettere greche: le lettere. Il logos: la ratio. Non arrivano a formare neppure l'idea del cerchio che giace al di là della nostra fantasia.

Non si può neppure immaginare quel che è al di là del limite. Possiamo immaginarne un simulacro, del cerchio, al di qua... al di là del limite l'al di là, che non è pensiero né emozione. Né suono né concetto. Né fede: che non è vero si possa avere fede in ciò che è al di là perché non posso aver fede in quel che non ha neanche struttura di ipotesi. Perché è oltre il regno delle ipotesi, delle domande, dei dubbi e delle speranze e degli Dei. Tutte cose che restano prese nella trame della razio e del logos: dell'umano che del mondo é parte, secondo ragione a noi sconosciuta.

Abitiamo un angolo di un qualcosa, forse un infimo angolo. Ma non fa differenza: infimo o grande. Con quale ratio misurare quel che non si dà? Che non si dà in nessun modo. E quindi che importa? 

Al limite la morte ci definisce, definisce il confine e ci rende vivi e vitali nella contemplazione del grigio schermo, della nebbia che filtra dal bosco tra i tronchi neri di alberi invernali.

Ascolto Beethoven, una sonata. Gli uccelli, cornacchie e le rondini, che vedo per la prima volta quest'anno  tra i tetti del mio cortile. E scrivo di parole che rimbalzano tra le cose e delle cose sono genitrici e figlie.

Rondini nere, come piccole ancorette nere, stridono felici nel volo libero, contro un azzuro di un cilestrino ormai sbiadito e sporco, ma luminoso e tiepido. Maggio è in queste terre una promessa sempre seducente e non ci sono in quest'ora confini. E' come un pentolone che ribolle, di insetti nuovi e minuscoli e di verde erba umida e di odoroso humus. Non c'è alcun bisogno di cerchi e di parole.

Solo si avrà da coltivare il riso, nelle risaie quadrate e poco fonde, con le rane che saltano e gli argini e i canali. La voce lì si fa cibo: sovrabbondante. E' il cerchio sarà quello della moneta che il riso dovrà misurare. Un cerchio marcato ai bordi dalle strie dell'infamia. Che dove c'è moneta è facile cadere e tentare la sorte. E dimenticare il senso del limite: del confine.

Secondo elemento

"In fondo è sempre stato così." In fondo la terra incandescente che girava sul suo asse non differiva affatto dalle Macine del Mulino Bianco. Gli australopitechi prendevano il treno a Napoli Centrale e pagavano il biglietto a mazzate. Il bigliettario di Napoleone aveva la parrucca ma non voleva far la linea 8. Del resto durante la rivoluzione francese i telefoni non prendevano bene. E' sempre stato così. E' il denaro che conta perché senza soldi non vai da nessuna parte. Nemmeno sull'8 e resti lì, senza il becco di un quattrino. Dovevi vendere l'impermeabile di Giulio Cesare a un tizio di Sidney solo che Sidney non c'era ancora. La sfiga c'è sempre stata.

E' sempre stato così. Uno la fortuna se la fa. Con il bicarbonato e il limone, se non ha altro. Perché se ti piangi addosso nessuno ti verrà incontro: è un mondo cattivo che è sempre stato così e sarà sempre così: cattiveria, malignità, tradimenti e sfortuna. Ditelo a Giobbe. Ma non dovete lamentarvi. E' sempre stato così e per sempre la sfiga farà girare il mondo. Fonti di energia pulite e rinnovabili causeranno guerre immani per il loro controllo e con così tanti kilovattora qualche signorotto di provincia, dal suo castello di sassi sbertucciati, farà saltare la galassia che prenderà la forma di un'enorme nuttria.

E' sempre stato così: i romani avevano centrali nucleari attorno a Pompei e grazie a quelle facevano arrivare il vino e l'uva sultanina per l'aperitivo: ci sono a Ercolano dei corpi pietrificati nell'atto di stappare un Crodino.

Il mondo non cambia: spartiti di Mozart su pelle di Okapi svolazzavano tra le palafitte del neolitico e nessuno se li filava.

Le colpe dei padri ricadono sui figli che gli tocca fare buon viso a cattivo gioco. Alla lunga il fardello diventa bello grosso ma i figli ereditano anche la faccia tosta. La faccia tosta dei padri ricade sui figli. E' un dono degli Dei, sempre che passiate a un contratto della colpa secondo il "Libero Mercato", con grandi agevolazioni.

Vercingetorige aveva un contratto della luce con le fasce orarie perché la lavatrice la faceva la notte, per tutto il barbarame. E' sempre stato così. Il fresco pulito dei panni stesi al sole! 

In Cina non si sa. I cinesi non li capisce nessuno. Se in Cina stendi i panni al sole ti sparano alla nuca e mandano la fattura della pallottola a casa: poi non fanno il funerale. Dall'epoca dei Regni Combattenti milioni di morti cinesi e tutti alla fine delle battaglie a domandarsi "Ma i corpi, dove cazzo sono finiti?" E' forse per via del glutammato?

Confucio aveva una Porsche Carrera e destava grande invidia tra i cinesi della classe media che al suo sfrecciare si sussurravano scaltri "Hai visto Polsche? Sa solo saggio quello che guadagna!" 

I Giapponesi non ridevano mai perché sapevano quello che li aspettava, solo non sapevano in quale città. Anche l'alba non li appassionava. Comunque Il mondo è sempre stato così, un ordigno nucleare ogni tanto scoppiava in qualche contea della verde Inghilterra e nessuno ne ha mai fatto un dramma. Il mondo è sempre stato lo stesso, l'amore, la guerra, la televisione, Maria De Filippi, il vaiolo....

Terzo Elemento

Io me la cavo abbastanza. Se non fosse per la polvere. Il pulviscolo turbina leggermente nelle correnti d'aria al calare del sole... si deposita su molti oggetti. All sera lo rimuovo con  una spazzola appena umida. Ne ho 10 e le uso alternandole. Riesco a usare una spazzola per due giorni consecutivi: poi devo sostituirla. La polvere è colore del ferro e del carbone... Non ci sono miniere o acciaierie qui attorno. E' una vasta pianura di erbe e sterpaglia. Ci sono degli edifici che potevano ospitare armenti o raccolti di granturco... ma avrebbero potuto essere baracche di soldati. Non so se la polvere venga dal suolo.... sembra giungere da distante.

Chi ha provato  a esplorare la pianura è tornato quasi accecato. Si estende per centinaia di miglia, dicono, e la polvere a volte si solleva in nubi dense e tossiche. Alcuni si sono fatti maschere con tamponi umidi ma la natura della polvere è leggermente igroscopica e con i liquidi acquosi, con le lacrime e il sudore, si impasta formando poi un'intonaco duro e resistente che irrita, acceca, rende insensibile la pelle e ottura qualunque dispositivo filrante.

Un vecchio pazzo nel suo delirio raccontava di un tempo in cui questa polvere era ricchezza per gli abitanti di qua. Nessuno capisce se possa esserci del vero, cosa ci potessero fare. 

Ogni sera nel municipio si tiene una riunione e vengono esposte le novità nel controllo della sottile malaria: si fanno quindi piani basati sui risultati ottenuti e sulle considerazioni che ne derivano. Il grosso problema è dovuto alla scarsa tenuta di infissi e coperture: il salone si satura di polvere, a volte molto rapidamente. 

Certe sere il vento è appena più calmo e a volte, molto raramente, la polvere è quasi assente. In quelle sere le riunioni si prolungano fino a notte per cogliere l'occasione e mettere a punto una strategia contro il raffinato e infido nemico. Tutti tossiscono a tratti ma senza farsi troppo accorgere e si detergono gli occhi con l'acqua a lungo sedimentata della botte posta nell'angolo.

La lotta era stata molti anni prima quasi entusiasmante: la polvere si levava forse per metà dei giorni dell'anno. Così diceva mio padre che lo aveva udito da alcuni vecchi durante la fanciullezza. Allora si era imparato a costruire baracche migliori usando la sterpaglia e il fango e impastandoli con l'acqua di un rivo che scorreva a qualche chilometro da lì. 

Ma poi l'acqua del rivo aveva cominciato ad essere a sua volta melmosa, limacciosa: non c'era tempo perché la polvere in essa disciolta si posasse e prima che altre particelle venissero a inquinarla. Per ottenere acqua pulita era necessario farla riposare in grandi buche che andavano scavate e ricoperte per proteggerle dalla polvere novella che il vento trasportava.

Adesso gli uomini, con i polmoni mezzi cementati, si vedevano al municipio e tracciavano schemi nella polvere stessa ma nessuno credeva che si sarebbe davvero trovata una via di uscita, una soluzione. Bevevano la birra di rovo che facevano fermentando le more acide che erano l'unico frutto spontaneo rimasto: e spesso scoppiavano risse per motivi assurdi e futili. 

La terribile verità era che la polvere, oltre una certa esposizione, penetrava dal naso nei tessuti e si infiltrava chissà come nella materia nervosa e cerebrale causando le sindromi più assurde e disparate: a volte grottesche, perfino, o assurdamente comiche.

Un pomeriggio un mio vicino era uscito nudo, sporco della polvere con la quale si era dipinto tribali strisce sul viso e sul ventre, sventolando una vecchia bandiera che aveva tenuto chissà dove sulla quale trionfava una pubblicità di una crema di nocciole, marrone in campo rosa. Correva, con il membro penzolante urlando che il tempo di pane e Sputella era arrivato. Nessuno lo ha mai più rivisto: le sue piccole chiappe rosa sono sparite nella nebbia rossastra ai margini del villaggio, dondolanti, mentre il grido di battaglia si faceva fioco, calando leggermente di tono.

La follia, il tremore, la mania e la depressione, la paranoia, l'ira incontrollabile, la ridarella e la stupidera, la frenesia sessuale e l'inappetenza, così come la bulimia e la monomania, la paralisi cerebrale e la nevrosi isterica, le fobie più strane e l'allucinazione, uditiva e visiva, ci attanagliavano, ci ossessionavano e ci davano l'insonnia e il ballo di San Vito.

Nessuno però voleva morire: ci si riproduceva nei modi consueti ma  con mille attenzioni per proteggere i neonati che, ormai ne eravamo certi, nascevano già affetti dalle più assurde patologie mentali. 

Eppure la vita continuava perché tutti, senza dirlo, avevano compreso. Bastava far finta di nulla.

Il dolore lasciava sempre quello spazio minimo nella giornata nel quale effettuare le operazioni minime necessarie alla sopravvivenza. In fondo, in fondo all'ipofisi, sentivamo che una soluzione c'era: la polvere sarebbe sparita, così come era giunta: un giorno sarebbe volata in alto e altrove, cancellata da una tempesta di una violenza inaudita nella quale nere nuvole tuonanti avrebbero liberato acqua pulita ed energia cinetica sufficiente a distruggere le nostre case, maledetti covi di palta, ma anche a trasportare in un sole lontano tutta quell'immondizia.

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Al centro del villaggio abbiamo costruito un recinto circolare e al centro di questo abbiamo posto un alto palo: sempre meno uomini attendono alle riunioni al municipio.

Seduti in cerchio, nella piena sferza del vento, ci esercitiamo a immaginare un mondo senza polvere.

Rodriguez - I wonder - Da "Cold fact"

Beethoven - Quinta (versione dei Cantori Alpini dell'Ungia Incarnata. O sennò quella che preferite)