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CI - LE PAROLE E I PARADOSSI

Ascolto - Anime Salve, dall'album omonimo di Fabrizio De André e Ivano Fossati

Vorrei continuare a parlare di parole. Non si può cosare di cose: né fattare di fatti. Non qui, almeno.

Si parla spesso dei paradossi della meccanica quantistica: o della fisica relativistica.

(Paradosso, dal greco (paràdoxosπαράδοξος, composto di (paràπαρα- nel significato di "contro" e (dòxa) δόξα ossia "opinione"; significa quindi "verità che è in contrasto con il senso comune")

Ho scoperto, come ho già scritto qui che il principio di indeterminazione, secondo Erwin Schroedinger, era presente anche nella fisica classica ma era camuffato dalla formulazione delle leggi di Newton che davano per scontato che si conoscesse la velocità iniziale di un punto materiale. 

Un punto materiale è una sorta di paradosso: se non ha dimensioni non può contenere alcunché e in particolare non vi può essere "materia", "sostanza". E quanto alla materia... quale materia? Il Pongo? La luce? La luce non ha massa. La massa... l'inerzia ad entrare in moto.

Il moto ha l'aria di qualcosa di veramente fondamentale... se succede qualcosa è perché qualcosa si muove: rispetto a qualcos'altro. Metti che ti stia venendo addosso un treno. Già il solo buon senso suggerisce di spostarsi. Muoversi. Ci si muove e ci si sposta laddove il treno non passerà, mettiamo un metro fuori dei binari. Tutto sembra poi essere una variazione sul tema del muoversi. La meccanica, la dinamica. Se nulla si muovesse ci troveremmo congelati in quella che si potrebbe immaginare come una forma di eternità: un incubo impensabile. Il pensiero è infatti una forma di movimento: il pensiero ci pensa, ci muove: ci spinge fuori dal binario prima (se possibile) di quando passi il treno. Il pensiero è un vortice che ci conduce, un automa nel corpo del vivente. 

In ogni caso l'eternità l'abbiamo scampata: tutto si muove più o meno velocemente e noi osserviamo passivi il nostro stesso pensiero condurci sulle ali delle nostre ambizioni, paure e riflessi condizionati (o semplici). Il movimento ci prende e ci porta via: se non è il treno delle 20 e 15 sarà la sedia elettrica in una mezzanotte del maggio seguente. Panta rei. E noi ce la spassiamo. Perché sebbene si possa escludere che esista il libero arbitrio esiste di certo la volontà. Io avevo pensato già da prima di scrivere questa bagatella: ed eccomi qua, felice come una passua a tamburellare su questo affare.

La volontà: prevedere ed attuare. Se i nostri piani si attuano al dettaglio si potrebbe dire che la nostra volontà si sia inverata. Sarebbe un successo? Sarebbe un po' come barare al totocalcio corrompendo il funzionario cugino di nostro cognato: sarebbe più divertente rapinare il tabaccaio.

Insomma, facciamo i nostri piani e li perseguiamo grazie ad una volontà di ferro e naturalmente (dato empirico) il risultato è sempre fortunatamente molto differente da quanto potevamo immaginare, nel disegno complessivo o in molti fastidiosi o felici dettagli.

Un po' dobbiamo pensare che più i nostri piani sono definiti e più li perseguiamo con atroce determinazione e più pesante sarà la loro interferenza nei piani degli altri ridotti, al limite, a strumenti del nostro splendido volere. "Somebody wants to abuse you, some other wants to be abused", per dirla con Annie Lennox. Altri vengono abusati sebbene questo non rientrasse affatto nel loro piano originario.

A meno che il nostro piano sia quello di aiutare gli altri a realizzare i loro piani: interferenza ancora più insopportabile in gran parte dei casi, con conseguenze catastrofiche.

E così, quella volontà di ferro ha ingabbiato i nostri migliori anni nello sforzo di diventare quel che siamo. Forse una volontà di legno o di compensato (direbbe Gilberto Govi) sarebbe più idonea al cammino.

La verità è definita anche come identità: grazie alla volontà si è inverato il mio proposito: ma il tempo avrà messo la sua distanza tra il tuo proposito e la forma che esso assume nel presente che a sua volta, è pieno di altri propositi e visioni. Se di propositi non ne hai più è perché sei finalmente in pace... ma perché formularne in partenza allora?

Fuor di filosofica indagine sperimentiamo una prospettiva nel nostro movimento e in questa prospettiva dobbiamo pur proiettare qualcosa di quelle istanze e di quelle pressioni che la vita dei nostri simili ci ha buttato addosso: dobbiamo arrivare al punto nel quale, sempre parafrasando il grade Govi, avendo realizzato il nostro proposito, possiamo dire a noi e al mondo "Ben, io ho realizzato il mio proposito!" E prepararci a lasciare la scena. 

I propositi saranno a volte paradossali e rivoluzionari e probabilmente non si realizzeranno, attirando nella stragrande maggioranza dei casi la derisione e il biasimo del mondo sul proponendo. Oppure saranno piatti, di buon senso, tradizionali e scontati, da annoverare nell'annuario "Fantasia portami via!" del Touring Club.

I titolari, annoiandosi gli uni gli altri in un balletto scontato quanto vorace e violento, potranno consolarsi con shopping e grigliate del sabato. A volte il liquido del barbecue si incendia rendendo la trama più interessante.

Sia nel gruppo dei fantasiosi che in quello dei noiosi ci sono eletti che brillano per ingegno, censo e posizione economica: non tutti gli scienziati sono arguti e non tutti gli impiegati comunali sono ottusi. Tutti (dal punto di vista combinatorio abbiamo inventato quattro categorie: i fanta-scemi, i fantarguti, i noia-scemi e, last-but-not-least, i noiarguti) si muovono nel frullatore del moto cosmico portando il loro prezioso contributo a non-si-sa-checcosa.

Ci sono a tal proposito delle teorie che vengono sposate da membri appartenenti a tutte queste categorie: tipo che poi ci sia l'eternità. Riscrivo per maggiore chiarezza:

                                                                             POI-VIENE-L'ETERNITA'

Bene, mi sembra interessante anche se un po' oscuro. E poi è un'eternità ferma o che si muove? Tipo i medici saranno medici eterni? Con dei ricettari giganteschi?

No. E' ovvio che non si sa. Non si sa niente. Non si sa nulla perché noi siamo qui nel frullatore. E allora? Bisogna seguire i nostri piani o pensare al problema dell'eternità perchè, se ci avete fatto caso, cozzano di continuo, tanto che dicono che i cammelli non entrino nelle macchine da cucire. Intanto abbiamo già chiarito che se pianifichiamo A, bene che vada succede B. Quindi non ha alcuna importanza quello che accade nel frullatore, solo i proponimenti.

Bene, sfodererò qui tutto il mio buon senso: uno fa tanti bei proponimenti noiosi e li armonizza con quei principi che ritiene lo mettano in comunione con l'eterno.

Ad esempio: metti su una bella macelleria e vai a messa la domenica e il gioco è fatto: vi sembra poco? Non lo è se il macellaio ne è convinto: perché dovrebbe usare i vostri principi? Chi dice che sono meglio dei suoi? Mettiamo si rifaccia quindi alle regole del gruppo: e se vive in una comunità di taglieggiatori e assassini? Taglieggerà un po' al venerdì, giusto per rispettare i precetti?

E qui direi che bisogna rifarsi al kharma, che avevamo già introdotto sottotono: lui è un macellaio, crede in quel che crede e vive dove vive. Nel frullatore tutto è trascinato nel vortice che è al contempo determinato e indeterministico: non c'è nemmeno la soddisfazione di sapere se alla fine potevamo davvero giocare. Altro che schedine precompilate: non si sa nemmeno se quella che abbiamo in mano è del campionato corrente o del 1972. Non resta che attendere l'eventuale versamento, qualora la dea bendata ci baci (ma bendata non comincia neppure a rendere l'idea: la dea non solo è cieca ma forse non sa cosa siano gli occhi e la vista perché non le importa punto): il macellaio andrà in paradiso o non ci andrà e questo (se ho compreso un passo Vedico) non lo sa lui e non lo sa Dio e non lo sa neppure la sostanza che ha generato Dio: e forse questa sostanza non è neppure sicura di esistere.

Ma non abbattiamoci: se volete aumentare il vostro conto in banca il buon senso può essere utile e saprete voi come fare. Non è infallibile ma di certo aiuta. Se i soldi non fanno la felicità di certo la miseria è pure peggio... Chi dorme non piglia pesci, sebbene qui si diano già alcune eccezioni nel caso di battelli moderni e automatizzati con cuccette dotate di tutti i comfort. Chi sta sveglio non sempre, d'altronde, fa il pieno di sgombri. Nell'ultima ora non ne ho preso neppure uno.

Nell'ultima ora stavo compulsivamente a scrivere una stupidaggine via l'altra con il proposito di chiarirmi alcune idee e, in subordine, di intrattenere qualcuno di Voi, del tutto ignaro del perché il mio corpo non passi invece il suo tempo a giocare a calcetto. Non sono fatto per il calcetto... è che sono introvertito (Junghianamente parlando): i geni, la storia le disgrazie e i colpi di fortuna mi hanno salvato dalla iattura del calcetto che per altri è gioia divina. Che Dio li benedica, ma sappiano che una partita di calcetto eterna rischia di essere molto statica.

Chi vuol essere lieto sia... e quelli che tengono una gran voglia di essere miserabili possono accomodarsi al piano ammezzato. Se di doman non c'è certezza la Storia è un vago costrutto teorico, fatto di parole e, il presente, si sa, non ha consistenza. Quello che c'è è il moto, il moto del treno che è arrivato adesso alla stazione precedente e come nella mia infanzia fa suonare la campanella nella stazione in cui tu aspetti: poi compare nella deformazione dell'aria estiva surriscaldata, un fantasma incerto che si avvicina con gli spaventosi occhi fosforescenti e l'espressione piatta di un gigante che non distingue il vivente e l'inanimato. Si fa sempre più grande e la campanella ora ha smesso di suonare. Tra me e il binario di sassi ferrosi e pisciati solo una leggera brezza ancora fresca dell'aurora. Il moto si cambia in immobilità... e l'immobilità si rompe in vortici: che bell'inganno sei, anima mia. Il mostro mi porterà al mare: e tra questo grande padre severo e le cure di mia madre, dolce signora degli anni '70, con la cuffia di gomma e il costume a fiori colorati passerò il più bel giorno della mia vita che adesso non ricordo più. La mia felicità è un movimento nel vortice e se si potesse inscatolare non fremerebbe più di alcun brivido. 

NOTA CONCLUSIVA

Ho ascoltato altre conferenze del filosofo Carlo Sini e credo che qualcosa che ho sentito abbia a che fare con il mio scritto qui sopra.

Non è assolutamente importante "cosa ho detto": è importante "che io l'ho detto".

Le parole dice Sini possono ammaliare, ingannare, o possono perdere la vita tornando a ripetersi staccandosi dalle cose. Di certo il mio scritto non dimostra nulla, se non, spero, che dire con le parole qualcosa di definito e al contempo di pregnante e di complesso è arduo o forse impossibile.

Di certo possiamo parlarci ed è importante: è, come direbbe forse Sini, esplorare la caverna con un bastone: ma le parole scorrono a loro volta e mutano di senso all'istante successivo nella loro relazione col mondo che non è mai data in modo definitivo. Diffidate delle parole, di quelle altisonanti e di quelle di buon senso, di quelle chiare e di quelle volutamente oscure.

Chiedetevi in primo luogo: chi mi sta parlando?

(Nota ulteriore: uso la mia frequentazione di Carlo Sini come dilettante e quindi vi invito a non credere alle mie parole ma, se vi interessa a cercare le sue)